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Alessandro Buongiorno, da certezza a enigma: cosa sta succedendo al difensore del Napoli ex granata?

Errori ripetuti, panchina improvvisa e fiducia incrinata: il momento difficile del centrale azzurro tra infortuni, concorrenza e un ruolo che non è più garantito

Alessandro Buongiorno, da certezza a enigma: cosa sta succedendo al difensore del Napoli ex granata?

Alessandro Buongiorno, da certezza a enigma: cosa sta succedendo al difensore del Napoli ex granata?

Fino a pochi mesi fa Alessandro Buongiorno era una delle certezze del Napoli. Un difensore solido, affidabile, identificato come uno dei pilastri del nuovo corso azzurro e reduce da una crescita costante che lo aveva portato stabilmente nel giro della Nazionale italiana. Oggi, invece, il suo nome è diventato un interrogativo. Un enigma tecnico e mentale che pesa sul presente del Napoli e apre più di una riflessione sul futuro di un giocatore che, non molto tempo fa, sembrava destinato a un ruolo di primo piano.

Il punto di rottura, almeno sul piano simbolico, è arrivato a Copenaghen. Con il Napoli in superiorità numerica, Buongiorno si è reso protagonista di un intervento goffo, fuori tempo, che ha regalato ai danesi il rigore dell’1-1. Un episodio che ha fatto rumore non solo per il risultato, ma perché non è più un’eccezione. È il terzo rigore procurato dal difensore in stagione, dopo quelli concessi contro Inter e Verona, e si inserisce in una sequenza di prestazioni opache che raccontano un’involuzione evidente.

Non si tratta di un singolo errore isolato, ma di un trend. Deconcentrazione, letture in ritardo, interventi poco puliti: elementi che contrastano con l’immagine del Buongiorno dominante visto nella scorsa stagione. Lì dove un tempo c’erano sicurezza e anticipo, oggi emergono esitazione e fragilità. E quando questi segnali si ripetono, la fiducia – dell’allenatore e dello spogliatoio – inevitabilmente vacilla.

Il 14 dicembre, nella trasferta persa a Udine, rappresenta una data spartiacque. Da quel pomeriggio Buongiorno ha perso qualcosa che sembrava intoccabile: il posto da titolare. Già pochi giorni prima, a Lisbona, era stato sostituito al 60’ dopo una gara in difficoltà. Poi la panchina, prima episodica, è diventata strutturale. In Supercoppa, a Riad, Antonio Conte gli ha preferito Juan Jesus, scelta ribadita per quattro partite consecutive. Una decisione spiegata senza giri di parole: «Con Jesus abbiamo leadership e personalità». Un messaggio chiaro, forse duro, che racconta molto del momento del difensore.

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Per Buongiorno, cresciuto in un ambiente come Torino, dove era diventato capitano morale e riferimento emotivo, il cambio di status è stato improvviso. Da leader a comprimario. È qui che il discorso si allarga oltre il campo. Perché il problema potrebbe non essere solo tecnico, ma legato alla gestione di una nuova condizione: quella della precarietà.

A Napoli, per la prima volta, Buongiorno non è più certo del posto. Sa che, a parità di condizioni, può partire dalla panchina. Sa che un errore pesa doppio. Sa che ogni partita è un esame. E per un difensore, ruolo che vive di certezze e automatismi, questa pressione può diventare un boomerang. La prestazione di Copenaghen, giocata sapendo che il rientro di Rrahmani lo avrebbe probabilmente rimesso ai margini, è stata lo specchio di questa tensione.

C’è poi il tema fisico. L’infortunio agli adduttori che lo ha tenuto fuori tra settembre e ottobre non spiega da solo il calo, ma potrebbe aver inciso sul ritmo e sulla sicurezza nei movimenti. Tuttavia, ridurre tutto alla condizione atletica sarebbe semplicistico. Il Buongiorno visto negli ultimi mesi sembra un giocatore che ha perso riferimenti, più che brillantezza.

Il dato sui rigori procurati è emblematico: tre penalty su otto subiti dal Napoli in stagione portano la sua firma. Una statistica pesante per un centrale difensivo e difficile da ignorare. A questi si sommano altre prestazioni negative, come quella contro il Psv, tra autogol ed errori in serie, o la gara di Udine, dove è apparso in affanno nei duelli. Episodi che, uno dopo l’altro, hanno costruito una narrazione negativa.

Il problema, però, non riguarda solo il Napoli. Riguarda anche la Nazionale. Rino Gattuso lo aveva inserito nel gruppo azzurro per le sue caratteristiche da marcatore puro, diverse da quelle di profili come Bastoni o Calafiori. Ma il rendimento attuale è lontano dagli standard richiesti per competere a certi livelli. E il rischio concreto è che Buongiorno si giochi non solo il presente, ma anche la prospettiva internazionale.

La sensazione è che il difensore di origini torinesi si trovi davanti al momento più delicato della sua carriera. Non tanto per una questione di talento, mai messo in discussione, quanto per la capacità di reagire. Ritrovare certezze, semplificare il gioco, scrollarsi di dosso il peso dell’errore: sono questi i passaggi obbligati per uscire da una spirale che, se non interrotta, può lasciare segni profondi.

Il Napoli, dal canto suo, ha bisogno di un Buongiorno diverso. Non per giustificare l’investimento economico, ma per ritrovare equilibrio in un reparto che vive di sincronismi e fiducia reciproca. La stagione entra ora nella fase cruciale, e non c’è tempo per attendere all’infinito.

Buongiorno resta un calciatore con margini, esperienza e carattere. Ma il campo, oggi, racconta un’altra storia. E la domanda, più che sul “se”, è sul “quando”: quando riuscirà davvero a riprendersi da questa involuzione?

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