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08 Gennaio 2026 - 13:00
Altro che malafede: in Serie A il problema sono arbitri e VAR che non conoscono nemmeno le regole
Le parole di Gianluca Rocchi, ex arbitro internazionale e oggi designatore arbitrale di Serie A e Serie B, hanno fatto rumore. «Se pensate che siamo in malafede, ditecelo subito che ci dimettiamo», ha detto di recente, scegliendo un tono che suona quasi vittimistico. Ma forse il punto non è – e non è mai stato – la malafede. A metà esatta del campionato, il vero tema è un altro, molto più concreto e molto più scomodo: la mancanza di competenze di una parte della classe arbitrale italiana.
Non serve scavare negli archivi o riesumare polemiche del passato. Basta guardare cosa sta succedendo nel campionato in corso. Gli episodi sono tanti, ravvicinati, spesso difficili da spiegare anche a chi il calcio lo conosce bene. Errori che non nascono da interpretazioni sottili, ma da letture sbagliate del regolamento o, peggio, da una gestione confusa del VAR.
Prendiamo il caso del rigore non assegnato a Nkunku in Milan-Bologna, a inizio stagione. Un episodio che, rivisto oggi, resta inspiegabile: contatto evidente, dinamica chiara, nessun intervento correttivo. Una decisione lasciata lì, come se nulla fosse. Oppure il fallo di mano del Cholito Simeone in Torino-Cremonese, sanzionato in modo che ha lasciato perplessi tifosi, addetti ai lavori e persino ex arbitri.
Il tutto è culminato nella giornata di martedì 7 gennaio 2026, una data che rischia di diventare simbolica. Il Napoli si è visto assegnare un calcio di rigore contro per un presunto fallo di mano di Alessandro Buongiorno. Qui il problema non è l’interpretazione, ma la fisica di base. Buongiorno salta, subisce fallo da un giocatore del Verona e ha le braccia in posizione naturale. Naturale, sì. Perché chiunque abbia mai saltato sa che non si può staccare da terra con le braccia attaccate al busto. Le braccia servono per l’equilibrio, per lo slancio, per non cadere. Definire “innaturale” una posizione del genere significa negare la biomeccanica del corpo umano. E se quella posizione è naturale, non può e non deve essere punita.
Come se non bastasse, nella stessa partita arriva anche un gol annullato al Napoli per un presunto tocco di mano – o di polso sinistro – del numero 19 Rasmus Højlund. L’attaccante, ex United, sembra forse sfiorare il pallone, che colpisce anche il petto. Da regolamento, oggi, qualsiasi tocco di mano nell’immediatezza di un gol è punibile. Ma ha davvero senso questa regola? La risposta è semplice: no. Il tocco di mano dovrebbe essere sanzionato solo se produce un vantaggio reale. Se è lieve, involontario e ininfluente, annullare un gol diventa un esercizio sterile, lontano dallo spirito del gioco. Ancora più grave è il fatto che non esistano immagini chiare e definitive che certifichino quel tocco. E quando manca la chiarezza, il VAR dovrebbe fermarsi. Non il contrario.
E non è finita. Sempre il 7 gennaio, un altro episodio clamoroso in Parma-Inter. Viene fischiato un fuorigioco inesistente a un giocatore del Parma partito oltre la linea dei difensori nerazzurri. Fin qui sembrerebbe un errore di valutazione. Ma c’è un dettaglio enorme: l’azione avviene prima della linea di centrocampo. E da regolamento, in quella zona il fuorigioco non è applicabile. Qui non si parla di interpretazione, ma di una regola elementare, scritta, chiara.
E allora torniamo alle parole di Rocchi. Se davvero si vuole parlare di dimissioni, non possono essere legate all’umore del pubblico o alle accuse di complotto. Devono essere legate a qualcosa di molto più serio: la preparazione tecnica, la lucidità decisionale, la gestione del VAR. Perché oggi il problema non è se gli arbitri siano in buona o cattiva fede. Il problema è che troppo spesso sbagliano, e sbagliano su aspetti che non dovrebbero più essere in discussione.
Il calcio italiano non ha bisogno di vittimismo. Ha bisogno di arbitri più competenti, di formazione reale, di responsabilità. Perché quando gli errori diventano sistemici, non sono più episodi. Sono un segnale. E ignorarlo, a questo punto del campionato, sarebbe l’errore più grave di tutti.

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