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Rapina a Lonate Pozzolo: a Nichelino i funerali di Adamo Massa, ucciso l'11 gennaio

Esequie in forma privata per Adamo Massa: la decisione del questore limita la partecipazione e accende lo scontro con la comunità sinti

Rapina a Lonate Pozzolo: a Nichelino i funerali di Adamo Massa, ucciso l'11 gennaio

Rapina a Lonate Pozzolo: a Nichelino i funerali di Adamo Massa, ucciso l'11 gennaio

Si svolgono nella mattinata di oggi, a Nichelino, i funerali di Adamo Massa, il 37enne di origine sinti morto l’11 gennaio scorso dopo essere rimasto gravemente ferito durante una rapina in una villetta di Lonate Pozzolo, nel Varesotto. Le esequie si tengono in forma privata, con una partecipazione stimata attorno al migliaio di persone, ma sotto rigide restrizioni imposte per ragioni di ordine e sicurezza. Una scelta che ha immediatamente sollevato polemiche e tensioni, soprattutto all’interno della comunità di appartenenza dell’uomo.

La decisione è stata assunta dal questore di Torino, Massimo Gambino, dopo che era emersa la possibilità di un afflusso massiccio di persone da tutta Italia. In un primo momento, infatti, era stato ipotizzato un funerale pubblico secondo le tradizioni della comunità sinti, con un corteo da Collegno a Nichelino e la celebrazione della messa nella parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli. Un programma poi completamente ridimensionato dalle autorità, che hanno disposto esequie riservate ai soli familiari più stretti nella cappella del cimitero, seguite dalla sepoltura, e svolte esclusivamente in mattinata.

Una scelta che ha provocato la reazione dell’Aizo, l’Associazione italiana Rom e Sinti, che in una nota ha espresso amarezza e incomprensione. Secondo l’associazione, la comunità non solo è profondamente colpita dal lutto, ma fatica a comprendere il senso delle limitazioni. «Per tradizione la comunità si riunisce in occasione della perdita di uno o una di loro e la vicinanza è sacra in queste occasioni. La numerosità non determina pericolosità, ma è segno di rispetto», si legge nella presa di posizione, che denuncia una gestione percepita come penalizzante sul piano simbolico e culturale.

Adamo Massa viveva nel campo nomadi di corso Unione Sovietica, a Torino, ed era padre di tre figli, sposato. Il suo nome era noto alle forze dell’ordine: alle spalle aveva precedenti arresti e una condanna definitiva nel 2021 per rapina e furti. Un passato che pesa nella lettura complessiva della vicenda e che si intreccia con l’episodio culminato nella sua morte.

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Adamo Massa

L’11 gennaio scorso, Massa era entrato, insieme a un complice, in una villetta a due piani a Lonate Pozzolo con l’intento di compiere una rapina. All’interno dell’abitazione si trovava Jonathan Rivolta, 33 anni, ricercatore universitario, che ha reagito all’intrusione e all’aggressione. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Rivolta avrebbe impugnato un coltello, colpendo Massa con due fendenti. Ferito in modo grave, il 37enne era stato trasportato in fuga dai complici, che lo avevano poi abbandonato all’ospedale di Magenta, dove è deceduto poco dopo.

La vicenda giudiziaria che ruota attorno alla rapina e all’uccisione di Massa resta oggetto di attenzione e approfondimento, mentre sul piano sociale e dell’ordine pubblico il caso continua a produrre strascichi. I funerali blindati di Nichelino rappresentano un punto di frizione tra esigenze di sicurezza e riconoscimento delle tradizioni comunitarie, in un contesto già segnato da un episodio di violenza estrema.

In un clima di forte tensione emotiva, le autorità hanno scelto la linea della massima cautela, riducendo al minimo l’esposizione pubblica dell’evento. Una decisione che, se da un lato mira a prevenire criticità sul piano dell’ordine pubblico, dall’altro lascia aperta una ferita simbolica che va oltre il singolo caso giudiziario, toccando il delicato equilibrio tra sicurezza, diritti e riconoscimento delle identità collettive.

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