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23 Gennaio 2026 - 16:15
Smog a Torino, Torino Respira avverte: “Non è aria più pulita, è un’emergenza sanitaria”
Le parole delle istituzioni locali che hanno annunciato un lieve miglioramento della qualità dell’aria a Torino sono state duramente criticate dal Comitato Torino Respira e dall’associazione medica Isde Torino, che parlano oggi di una emergenza sanitaria strutturale e non di un “torno di vento” positivo. Secondo i promotori, parlare di “aria più pulita” rischia di minimizzare un problema reale e persistente, con concentrazioni di inquinanti ancora significativamente sopra i livelli che la scienza considera sicuri per la salute.
La lieve riduzione di alcuni inquinanti osservata nel corso del 2025 rispetto all’anno precedente, sottolineano i critici, è principalmente dovuta a condizioni meteorologiche favorevoli — ad esempio maggiore ventilazione o piogge — e non a cambiamenti strutturali nella mobilità o nelle fonti di emissione. Questo tipo di miglioramento temporaneo non modifica il quadro di fondo di un’area urbana fortemente influenzata da traffico, riscaldamento domestico e caratteristiche climatiche della Pianura Padana, nota per la cattiva dispersione degli inquinanti.
Torino continua a registrare livelli elevati di particolato fine (PM10 e PM2,5) e biossido di azoto (NO2), due dei principali inquinanti legati a traffico e attività antropiche. Anche se i dati quotidiani variano, le mappe ufficiali mostrano che le concentrazioni di PM10 spesso superano i limiti giornalieri fissati dalla normativa (50 µg/m³ per la media giornaliera), specialmente nei mesi freddi quando si sommano traffico e riscaldamento domestico.
I livelli di PM2,5, ancora più sottili e penetranti nei polmoni, sono considerati pericolosi anche a concentrazioni inferiori ai limiti legali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito che non esiste una soglia priva di rischi per la salute con questo inquinante, e anche piccole quantità possono aumentare il rischio di malattie respiratorie, cardiovascolari e cancro. Le stesse particelle di particolato sono associate a un impatto sulla mortalità prematura in molte città della Po Valley, con Torino spesso citata tra le aree europee più colpite dal punto di vista delle emissioni di NO2 e PM.
Secondo Torino Respira, i dati 2025 mostrano un miglioramento rispetto al 2024 solo nel confronto con i limiti legali obsoleti, che non riflettono le soglie considerate sicure dalla comunità scientifica. I livelli di PM e NO2 nella zona urbana, anche quando rientrano nei limiti di legge, sono spesso più volte superiori ai valori protettivi suggeriti dagli studi e restano associati a effetti avversi sulla salute, specialmente per anziani, bambini e persone con malattie respiratorie o cardiovascolari.
La realtà quotidiana — visibile dai dati aggiornati forniti dall’ARPA Piemonte e consultabili sulle piattaforme di monitoraggio della qualità dell’aria — registra concentrazioni che possono raggiungere livelli elevati in inverno, quando le condizioni meteorologiche favoriscono l’accumulo degli inquinanti.
Di fronte a questo quadro, il Comitato e Isde chiedono alle istituzioni locali di abbandonare ogni forma di trionfalismo e di affrontare il problema con misure urgenti, concrete e strutturali. Questo significa non limitarsi ad annunci basati su confronti annuali influenzati dal meteo, ma adottare azioni mirate a ridurre le emissioni di traffico (il principale contributore di NO2 e PM), migliorare il trasporto pubblico, limitare le fonti stazionarie di emissione e promuovere soluzioni di mobilità sostenibile a lungo termine.
L’appello, insomma, è a superare la narrazione delle “aria più pulita quest’anno” e a guardare al problema nella sua complessità: uno sforzo di pianificazione urbana, politiche ambientali ambiziose e maggiore tutela della salute pubblica, in una città dove l’inquinamento dell’aria continua a pesare sulla qualità della vita di migliaia di persone ogni giorno.
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