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23 Gennaio 2026 - 12:56
Otto ore di coda all’ufficio immigrazione: accuse di "disservizio razzista" (foto di repertorio)
A Mathi la quotidianità di Casa Chantal sta cambiando volto, tra nuove presenze, primi passi sui banchi di scuola e un contenzioso amministrativo che continua ad alimentare lo scontro politico e sociale. A metà dicembre erano arrivati i primi gruppi di richiedenti asilo e proprio la Vigilia di Natale la struttura di via Martiri della Libertà ha accolto altre due famiglie. Oggi il centro ospita 23 migranti, di cui dieci adulti e tredici bambini, provenienti da contesti e Paesi diversi: un nucleo dall’Armenia, uno dalla Nigeria e tre famiglie curde.
Se sul piano politico il dibattito resta acceso, sul piano concreto la macchina dell’accoglienza ha già iniziato a muoversi, soprattutto per i più piccoli. Per loro, infatti, è già cominciato il percorso scolastico nei plessi del paese, un passaggio delicato ma centrale nel processo di integrazione. «Con la dirigente dell’istituto abbiamo valutato come procedere con l’inserimento – spiega il sindaco Vittorio Rocchietti – lo scoglio più grande è la lingua». Prima dell’ingresso in classe, i bambini hanno sostenuto una verifica delle competenze di base, necessaria per individuare il percorso più adatto a ciascuno.
Il quadro che emerge è quello di un inserimento graduale e differenziato. Tre bambini tra i 3 e i 5 anni sono stati accolti nella scuola dell’infanzia, quattro hanno iniziato a frequentare le elementari, mentre una ragazza di 14 anni sarà inserita alle medie. Un mosaico di età, esperienze e bisogni educativi che richiede attenzione e risorse. «A breve verranno coinvolti con delle attività extra scolastiche – prosegue Rocchietti – durante il pomeriggio verranno aiutati con i compiti e saranno seguiti da un gruppo di volontari, formato da maestre in pensione». Un supporto fondamentale per colmare le difficoltà linguistiche e accompagnare i più piccoli in un contesto per loro completamente nuovo.
Anche per alcuni adulti l’accoglienza passa dall’aula scolastica. Subito dopo l’Epifania, alcuni richiedenti asilo hanno iniziato a frequentare il Centro Provinciale di Istruzione Adulti (Cpia) di Mathi, seguendo il corso di alfabetizzazione destinato a chi deve imparare da zero a parlare, leggere e scrivere in italiano. Il Cpia, con sede in piazza Don Novero, è una scuola pubblica statale, aperta a cittadini italiani e stranieri sopra i 16 anni, ed è stato attivato nel settembre 2023 dalla precedente Giunta Fariello. Un presidio educativo che oggi assume un ruolo centrale anche nel percorso di integrazione dei nuovi ospiti di Casa Chantal.
Mentre sul fronte sociale si costruiscono percorsi concreti, sullo sfondo resta però irrisolto il nodo politico e giuridico che da oltre un anno accompagna la vicenda di Casa Chantal. La struttura, nata come casa di riposo, è al centro di un duro contenzioso tra il Comune e la cooperativa Sanitalia, proprietaria dell’edificio. Una disputa che si è riaccesa con forza nelle ultime settimane, anche attraverso i social network.

A tornare all’attacco è stato Roberto Pontelli, ex portavoce del comitato “Casa Chantal Rsa”, che ha nuovamente messo nel mirino la Giunta mathiese chiedendo un’azione inibitoria. Secondo il comitato, questo atto sarebbe in grado di bloccare l’attuale destinazione della struttura, oggi utilizzata come centro di accoglienza per migranti. «A un mese dall’arrivo dei richiedenti asilo dal Comune non è arrivato alcun aggiornamento. Solo silenzio – attacca Pontelli – finora sono andati in direzione opposta a quella desiderata dalla popolazione, a meno che qualcuno dimostri che il volere dell’ampia maggioranza dei mathiesi sia avere un centro migranti invece di Casa Chantal RSA».
Parole che fotografano una frattura ancora aperta nel paese, tra chi guarda all’accoglienza come a una risposta temporanea a un’emergenza e chi rivendica il ripristino della funzione originaria della struttura. In mezzo, un’Amministrazione che attende ora una decisione chiave. Il Comune di Mathi è infatti in attesa del pronunciamento del Tar, chiamato a stabilire se un edificio destinato a “presidio socio assistenziale ad uso collettivo per persone anziane autosufficienti e non autosufficienti” possa essere legittimamente utilizzato come centro di accoglienza per richiedenti asilo.
Un eventuale verdetto favorevole all’Amministrazione potrebbe riaprire la partita e segnare una svolta decisiva sul futuro di Casa Chantal. Fino ad allora, il paese resta sospeso tra due piani che viaggiano in parallelo: da un lato l’accoglienza che prende forma nei banchi di scuola e nei corsi di lingua, dall’altro uno scontro politico e legale che continua a dividere l’opinione pubblica mathiese.
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