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23 Gennaio 2026 - 10:17
Le strade dimenticano le donne, a Ciriè gli studenti smascherano la memoria urbana e la disparità di genere nei nomi delle città
I nomi delle strade non sono mai neutri. Raccontano una visione del mondo, fissano nella pietra e nelle targhe una gerarchia di valori, decidono chi merita di essere ricordato e chi invece resta ai margini della memoria collettiva. Da questa consapevolezza nasce il progetto sulla toponomastica al femminile promosso dall’IIS Fermi Galilei di Ciriè, che ha coinvolto la classe 3ACAT in un percorso di ricerca e confronto internazionale all’interno della piattaforma E-Twinning, in collaborazione con la scuola turca Atatürk Lisesi.
A guidare il lavoro è la professoressa Carla Monateri, che ha scelto di portare gli studenti oltre lo studio teorico, trasformando le vie e le piazze della città in un vero laboratorio di analisi storica e sociale. L’obiettivo è chiaro: osservare con occhio critico la distribuzione dei nomi nello spazio urbano e interrogarsi sulla profonda disparità di genere che emerge quando si guarda alla toponomastica.
I luoghi che attraversiamo ogni giorno incidono sulla costruzione della nostra identità di cittadini. I nomi delle strade, spesso dati per scontati, influenzano il modo in cui percepiamo la storia e il ruolo dei suoi protagonisti. Intitolazioni, monumenti e targhe raccontano chi la comunità ha scelto di celebrare e tramandare, delineando una narrazione pubblica che per secoli ha privilegiato quasi esclusivamente figure maschili. È proprio su questo squilibrio che si concentra la toponomastica al femminile, una disciplina che analizza l’origine, il significato e la distribuzione dei nomi dei luoghi, mettendo in luce l’assenza o la marginalità delle donne nello spazio pubblico.
Il progetto avviato a Ciriè parte dall’osservazione diretta del territorio. Gli studenti sono chiamati a individuare i nomi propri delle strade, a confrontare la presenza maschile e femminile, e a chiedersi perché la città ricordi così poche donne. Da qui prende forma una riflessione più ampia sulle cause storiche e culturali di questa disparità, legata a secoli in cui alle donne era precluso l’accesso a molte professioni e ruoli pubblici, relegandole alla sfera privata e cancellandone spesso il contributo alla società.

Un passaggio centrale del lavoro è la ricerca delle biografie femminili legate ai pochi nomi presenti nella toponomastica, ma anche di quelle donne che avrebbero potuto essere ricordate e non lo sono state. Figure spesso decisive, ma rimaste nell’ombra, che hanno inciso sul progresso sociale, culturale e scientifico senza ricevere riconoscimento pubblico. In questo modo, la storia locale diventa una chiave per interrogare anche quella nazionale ed europea, mettendo in discussione una memoria costruita in modo selettivo.
Il progetto non si limita all’analisi, ma punta molto sulla rielaborazione creativa. Gli studenti organizzano i risultati delle loro ricerche in poster, podcast e video, utilizzando strumenti digitali e piattaforme Web 2.0 come Canva e Storybird. Un lavoro che unisce competenze storiche, linguistiche e tecnologiche, e che stimola una partecipazione attiva, lontana dalla didattica tradizionale.
Il valore aggiunto è rappresentato dal confronto internazionale. Attraverso E-Twinning, i contenuti prodotti vengono condivisi con gli studenti dell’Atatürk Lisesi, creando uno spazio comune di dialogo e collaborazione. Insegnanti e ragazzi possono discutere, confrontare dati, scambiarsi riflessioni e sviluppare competenze interculturali, scoprendo analogie e differenze nel modo in cui Italia e Turchia raccontano il proprio passato attraverso i nomi delle città.
Questo scambio permette di allargare lo sguardo oltre i confini locali e di comprendere come la questione della visibilità femminile nello spazio pubblico sia un tema europeo, non circoscritto a una singola realtà. La toponomastica diventa così uno strumento per leggere il presente, interrogare il passato e immaginare un futuro più equilibrato, in cui la memoria collettiva sappia includere anche quelle storie rimaste troppo a lungo inascoltate.
Il progetto del Fermi Galilei di Ciriè non promette soluzioni immediate né cambiamenti simbolici automatici, ma costruisce qualcosa di forse più duraturo: consapevolezza critica. Insegnare a leggere la città come un testo, a coglierne le assenze e le distorsioni, significa formare cittadini più attenti e capaci di interrogarsi sui valori che lo spazio pubblico trasmette. E, forse, preparare il terreno per una memoria urbana che sappia finalmente parlare anche al femminile.
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