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22 Gennaio 2026 - 15:16
Torino riscopre Piero Gobetti, un anno di eventi per il centenario della sua morte
Torino si prepara a dedicare un intero anno alla memoria e al pensiero di Piero Gobetti, a cento anni dalla sua morte. Un calendario fitto di iniziative, incontri e momenti di riflessione che non si limita alla commemorazione, ma intende rilanciare l’attualità di una figura centrale dell’antifascismo italiano e della cultura europea del Novecento. Per l’occasione è stato istituito un Comitato nazionale per le celebrazioni, presieduto dal costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, chiamato a guidare un percorso che attraverserà il 2026 tra Torino e l’estero.
Il momento inaugurale è fissato per il 16 febbraio, quando sarà lo stesso Zagrebelsky a tenere la lectio magistralis dal titolo “Piero Gobetti e il nostro tempo”. Un’apertura che chiarisce subito l’impostazione dell’intero programma: non un esercizio di memoria statica, ma un confronto diretto tra l’eredità gobettiana e le tensioni della contemporaneità.
Le celebrazioni varcheranno anche i confini nazionali. Il 19 febbraio è previsto un appuntamento a Parigi, città dell’esilio e luogo simbolico della fine di Gobetti, con una cerimonia al cimitero di Père Lachaise, dove l’intellettuale torinese è sepolto. A seguire, alla Maison de l’Italie, si terrà un incontro pubblico dedicato a “La libertà dell’esilio”, tema che intreccia biografia personale e dimensione politica, restituendo il senso di una scelta obbligata ma mai rinunciataria.
Presentando il programma, Zagrebelsky ha insistito sulla forza ancora viva di questa figura, definendola una “straordinarietà di questa personalità che in pochissimi anni ha fatto così tanto e questo ci dà fiducia”. Un giudizio che va oltre l’ammirazione storica e diventa chiave di lettura per il presente. Gobetti, ha ricordato il presidente del Comitato, è stato innanzitutto un simbolo dell’antifascismo, ma non per adesione ideologica astratta: «Ciò che ha determinato il suo antifascismo è una riflessione sui caratteri della società italiana», ha spiegato, sottolineando come la sua analisi nascesse da un confronto severo con il Paese reale.

Piero e Ada Gobetti
L’Italia ideale immaginata da Gobetti, ha aggiunto Zagrebelsky, era «l’esatto contrario di quella che aveva di fronte». Da qui la portata attuale del suo pensiero: «Il suo è un invito a riflettere su di noi e questo lascito oggi è di grande attualità e necessità». Non un antifascismo rituale, dunque, ma un esercizio continuo di critica civile. «L’Italia che aveva davanti non gli piaceva e ha fatto qualcosa per questo. E noi dobbiamo chiederci sempre se quello che abbiamo davanti ci piace o no, e se non ci piace prendere posizione», ha concluso il costituzionalista.
È in questa tensione tra analisi e azione che Torino intende collocare il senso dell’anno gobettiano. Non solo conferenze e cerimonie, ma un percorso che mira a restituire Gobetti come intellettuale scomodo, capace di parlare ancora alle coscienze. A un secolo dalla morte, la sua figura torna così al centro del dibattito pubblico, non come icona da museo, ma come domanda aperta rivolta al presente.
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