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22 Gennaio 2026 - 12:34
Quando nel gennaio del 1896, a Torino, nacque la Società di Mutuo Soccorso fra Militari congedati dalla Regia Marina, nessuno poteva immaginare che quel nucleo di marinai piemontesi avrebbe scritto una pagina fondativa della storia associativa nazionale. Eppure è da lì che prende forma l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia – Sezione di Torino, la prima in assoluto in Italia, antesignana di oltre quattrocento gruppi oggi attivi sul territorio nazionale. Un primato che non è solo cronologico, ma culturale e civile, e che oggi torna al centro delle celebrazioni per i 130 anni dell’Associazione, mentre la storica sede torinese si avvia a festeggiare il secolo di vita.
Torino, città senza mare, ha saputo custodire e trasmettere un rapporto profondo con la marineria, trasformando il fiume Po in una sorta di linea di continuità simbolica con l’orizzonte marino. È lungo queste rive che si è consolidata una delle esperienze associative più longeve e strutturate del Paese, capace di attraversare monarchia, repubblica, guerre mondiali e trasformazioni sociali senza perdere la propria identità.
La sezione torinese dell’ANMI nasce ufficialmente il 1° gennaio 1896, con finalità di mutuo soccorso, solidarietà tra commilitoni e assistenza morale e materiale ai marinai che avevano servito “senza macchia” nella Regia Marina. La prima sede trova spazio in via Maria Vittoria 23/25, nel pieno centro cittadino, e già alla fine dell’Ottocento il sodalizio si struttura come punto di riferimento per una comunità che, pur lontana dalle coste, sente forte l’appartenenza al mondo del mare.
Il passaggio decisivo arriva nel 1925, quando il 21 novembre viene inaugurata la nuova sede, destinata a diventare uno dei luoghi simbolo della marineria piemontese. Sono gli anni in cui Torino guarda al futuro e si prepara all’Esposizione Internazionale del 1928, evento che segna profondamente anche la storia dell’Associazione. Proprio in quel contesto, infatti, la città ospita il sommergibile “Andrea Provana”, che nel 1933 viene collocato stabilmente nell’attuale sede dell’ANMI, trasformandosi nel monumento nazionale ai Caduti del Mare e in uno dei rarissimi esempi di sommergibile storico conservato in ambito urbano.
Il troncone centrale del battello, con torretta, camera di manovra e camerino del comandante, è ancora oggi visitabile. Negli ultimi anni è stato oggetto di importanti lavori di manutenzione straordinaria, eseguiti direttamente dai soci, a conferma di un legame che non è mai diventato solo celebrativo o museale, ma resta vissuto e operativo.
Attorno al sommergibile si sviluppano le sale storiche, custodi di cimeli, documenti, uniformi, strumenti di bordo e modelli navali che raccontano non solo la storia della Marina italiana, ma anche quella di centinaia di marinai piemontesi che hanno prestato servizio sui mari di tutto il mondo. È qui che prende forma il senso più profondo dell’ANMI torinese: non un semplice luogo della memoria, ma uno spazio di trasmissione intergenerazionale.
Le celebrazioni in corso hanno preso avvio lo scorso 22 novembre 2025, con la cerimonia inaugurale per i 100 anni della sede, evento istituzionale riservato che ha segnato l’inizio di un programma articolato e di lungo respiro. Nei giorni successivi, il 25 novembre, la conferenza dedicata a “Il Piemonte e il mare” ha ricostruito la marittimità piemontese dalle origini all’Unità d’Italia, mentre negli stessi giorni ha aperto la mostra di pittura navale allestita in sede.
Il calendario di fine 2025 ha incluso anche la commemorazione di Santa Barbara il 7 dicembre, la conferenza su la marineria sabauda e l’ammiraglio Andrea Provana il 12 dicembre, la mostra di cimeli storici ANMI ospitata al Centro Storico Fiat fino al 25 gennaio 2026 e una dimostrazione di ROV sul fiume Po a cura del Politecnico di Torino, iniziativa che ha idealmente collegato tradizione e ricerca tecnologica contemporanea.
Con l’inizio del 2026, le celebrazioni sono entrate nel vivo della ricorrenza più attesa: i 130 anni dalla fondazione dell’Associazione. Dal 15 al 25 gennaio, negli spazi di Casa UGI 2 in corso Dante, è in corso la mostra “I 16 eroi di Premuda”, dedicata all’impresa del 10 giugno 1918 e agli equipaggi MAS 15 e MAS 21, con un allestimento che intreccia fotografie storiche, mappe operative e biografie dei protagonisti.
Il 22 gennaio, data in cui ci troviamo oggi, è in programma la conferenza sugli illustri marinai piemontesi, seguita il 29 gennaio dall’incontro dedicato al connubio tra mare e montagna, tema che più di ogni altro restituisce il senso dell’esperienza torinese dell’ANMI. Il calendario proseguirà il 5 febbraio con il ricordo della Medaglia d’Oro al Valor Militare Umberto Grosso, figura centrale nella storia della sezione, e il 13 febbraio con la cerimonia inaugurale ufficiale dei 130 anni del Gruppo, evento istituzionale riservato che rappresenterà il culmine simbolico delle celebrazioni.
Sono previsti inoltre il concerto della fanfara della Marina Militare, le conferenze sulla scoperta della RNB Roma e la ricerca nel mondo sommerso e sulla storia della Marina attraverso i dipinti, fino alla chiusura della manifestazione il 28 febbraio, con un’appendice celebrativa programmata in primavera a Leinì insieme al Gruppo Storico Culturale Ammiraglio Andrea Provana.

Andrea Provana (foto ANMI Torino)
Questo lungo percorso celebrativo non è un esercizio di nostalgia. È piuttosto la dimostrazione di come l’Associazione Marinai d’Italia di Torino abbia saputo rinnovarsi nel tempo, mantenendo saldo il proprio ruolo pubblico. Dalla funzione originaria di mutuo soccorso, l’ANMI è diventata nel dopoguerra un presidio culturale, educativo e istituzionale, capace di dialogare con scuole, università, enti locali e forze armate, senza perdere il legame con la dimensione associativa e volontaria.
La scelta di fondare a Torino, nel 1896, la prima associazione di marinai in Italia non fu casuale. Il Piemonte, culla della Marina sabauda, aveva fornito quadri, ufficiali e tecnici alla nascente potenza navale italiana. L’ANMI torinese nasce per tenere insieme queste competenze, queste storie, queste vite segnate dal mare anche quando il mare era lontano. Nel 1954 il sodalizio assumerà definitivamente la denominazione di Associazione Nazionale Marinai d’Italia, ma il DNA resta quello delle origini: solidarietà, memoria, servizio.
Centotrent’anni dopo quella prima intuizione, la sezione di Torino continua a rappresentare un unicum nel panorama nazionale. Non solo perché è stata la prima, ma perché ha saputo dimostrare che la cultura del mare può mettere radici profonde anche in una città attraversata da un fiume. Ed è forse proprio questa la sua lezione più attuale.

I soci fondatori dell'associazione Marinai
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