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22 Gennaio 2026 - 13:37
Centoventi anni di ACI, al Museo dell'Auto di Torino la storia dell’Italia che si è messa in movimento
Che cosa raccontano centoventi anni di vita dell’Automobile Club d’Italia? Più che una semplice cronaca istituzionale, una vera e propria epopea nazionale fatta di strade da tracciare, regole da costruire e responsabilità da assumere. Una storia che si intreccia in modo indissolubile con quella del Paese e che oggi è stata celebrata a Torino, nella cornice del MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, uno dei luoghi simbolo della cultura motoristica mondiale.
Autorità, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo automotive si sono riuniti nella casa torinese dell’automobile per rendere omaggio all’ACI, associazione, ente pubblico e federazione sportiva che dal 1905 accompagna – e spesso anticipa – l’evoluzione della mobilità italiana. Una celebrazione che non guarda solo indietro, ma prova a leggere il presente e a interrogare il futuro.
Quando l’Automobile Club d’Italia muove i primi passi, all’inizio del Novecento, nelle città italiane circolano poco più di duemila automobili. Oggi, i numeri raccontano un altro Paese: oltre 41 milioni di auto e più di 55,5 milioni di veicoli complessivi percorrono le strade italiane. In mezzo, c’è la trasformazione di una nazione agricola in una società moderna, industriale e mobile, e c’è il ruolo costante dell’ACI nella costruzione di una cultura della mobilità fondata su sicurezza, competenza e diritti.
La scelta del MAUTO come sede dell’evento non è casuale. Qui il passato non è un oggetto da contemplare, ma una premessa concreta di ciò che verrà. Le automobili esposte raccontano ingegno, progresso e visione, le stesse parole che attraversano la storia dell’ACI e ne spiegano la longevità istituzionale.
La celebrazione ha trovato anche un gesto simbolico di forte valore identitario. Poste Italiane ha realizzato l’annullo filatelico del francobollo dedicato alla storia dell’Automobile Club d’Italia, inserito nella serie tematica “Le Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy”. Un segno apparentemente piccolo, ma carico di significato: il riconoscimento dell’ACI come parte integrante dell’immaginario collettivo e civile del Paese.

A dare voce al senso profondo dell’anniversario sono stati i vertici dell’ente. Il Commissario Straordinario ACI, Tullio Del Sette, ha ricordato come «i primi 120 anni dell’Automobile Club d’Italia raccontano una grande storia, quella delle donne e degli uomini che hanno creduto, e continuano a credere, nell’automobile come strumento di progresso». Del Sette ha sottolineato che «grazie alla loro visione, la mobilità è divenuta un motore essenziale per la crescita del Paese», ribadendo l’impegno dell’ACI «ad accompagnarne le trasformazioni per un futuro sempre più innovativo, sicuro e sostenibile, accessibile e inclusivo».
Sulla stessa linea Giovanni Tombolato, Subcommissario ACI e presidente di ACI Storico, che ha richiamato il valore culturale e simbolico dell’automobile. «Basta osservare queste auto straordinarie, sintesi sublime del genio italiano, per comprendere quanto profondamente la storia del nostro Paese sia intrecciata a quella dell’automobile e, quindi, a quella dell’Automobile Club d’Italia», ha affermato, ricordando come da centoventi anni l’ACI accompagni la vita degli automobilisti promuovendo «la tutela del patrimonio motoristico e la diffusione di una cultura della mobilità sempre più libera, efficiente, accessibile e sicura».
Lo sguardo si è poi allargato al futuro con l’intervento di Antonino Geronimo La Russa, presidente eletto dell’ACI. «L’Automobile Club d’Italia nasce centoventi anni fa per interpretare e accompagnare l’evoluzione della mobilità», ha spiegato, sottolineando come l’ente abbia costruito nel tempo «conoscenze, responsabilità e una solida esperienza» oggi decisive per affrontare «una sfida cruciale: governare il cambiamento, garantendo sicurezza, sostenibilità e diritti di mobilità per tutti». Per La Russa, questo anniversario «non è celebrazione del passato, ma assunzione di responsabilità verso il futuro», in una fase segnata da profonde trasformazioni tecnologiche e infrastrutturali.
I numeri aiutano a misurare la portata della rivoluzione. Dai duemila veicoli del 1905 ai milioni di mezzi che oggi attraversano il Paese, la mobilità è diventata una condizione di cittadinanza, un diritto che incide sulla qualità della vita e sull’accesso alle opportunità. In questo percorso, l’ACI ha saputo tenere insieme la sua natura associativa, la funzione pubblica e la vocazione sportiva, contribuendo a costruire regole, infrastrutture e consapevolezza.
La domanda che resta, oggi, è tutta proiettata in avanti. Dove porta la prossima curva? Le risposte emerse al MAUTO indicano una direzione chiara: non inseguire il cambiamento, ma governarlo. Sicurezza stradale come pratica quotidiana, sostenibilità come orizzonte irrinunciabile, accessibilità e inclusione come misura della qualità democratica della mobilità. Se il passato consegna all’ACI l’autorevolezza dell’esperienza, il futuro chiede l’umiltà del servizio, al fianco dei cittadini e delle istituzioni, lungo un viaggio che continua a essere, prima di tutto, condiviso.
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