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22 Gennaio 2026 - 15:29
A San Raffaele Cimena il terreno resta fragile: il Comune muove un altro passo contro il dissesto idrogeologico
Il dissesto sotto l’abitato di San Raffaele Alto non è una novità, e non lo è nemmeno l’allarme che ciclicamente accompagna ogni fase di maltempo intenso. Ma l’atto firmato dal Comune a fine dicembre, e reso pubblico negli ultimi giorni, segna un passaggio che merita attenzione: non perché risolva il problema, ma perché certifica che il tema non è più soltanto sul piano delle intenzioni o dei documenti di programmazione.
L’amministrazione ha infatti affidato un incarico professionale per la messa in sicurezza del versante collinare sotto San Raffaele Alto.
Il versante in questione è da anni considerato fragile. Nel tempo, smottamenti, movimenti del terreno e criticità idrogeologiche hanno imposto monitoraggi, segnalazioni e interventi puntuali. Un problema strutturale, che non nasce oggi e che non è riconducibile a un singolo evento, ma che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente anche agli occhi dei cittadini.
La bomba d’acqua dell’aprile 2025, che colpì duramente la collina torinese e San Raffaele Cimena, ha riportato quel dissesto al centro dell'attenzione. In quelle ore di pioggia eccezionale, il territorio mostrò tutta la sua vulnerabilità: frane, strade danneggiate, situazioni di pericolo e interventi d’urgenza. Non fu l’origine del problema, ma fu uno di quei momenti in cui una criticità latente diventa improvvisamente visibile e difficile da ignorare.
Il documento approvato a fine 2025 non lega formalmente l’intervento a quell’episodio, ma si inserisce in un quadro più ampio, che il Comune conosce bene e che riguarda la sicurezza del versante sotto l’abitato. Un intervento che, nei numeri complessivi, vale quasi un milione di euro ed è finanziato interamente con risorse regionali, dopo un iter lungo e iniziato molti anni fa.
Ora si passa alla redazione di un progetto di gestione forestale dell’area. Un passaggio obbligato per poter intervenire su un versante boscato, definendo come trattare la vegetazione, come preparare il terreno e come impostare le successive opere di consolidamento. Non è il cantiere, non è la soluzione finale, ma è ciò che permette al progetto di non restare bloccato.
Dal punto di vista politico e amministrativo, il segnale è chiaro: il dissesto non viene affrontato come un’emergenza estemporanea, ma come una questione strutturale che richiede tempi lunghi, passaggi tecnici e una sequenza ordinata di atti. È lo stesso approccio che emerge anche nei documenti di programmazione del Comune, dove la sicurezza idrogeologica compare tra le priorità di medio periodo.
Per i residenti di San Raffaele Alto, però, il tema è decisamente concreto. Ogni pioggia intensa, ogni allerta meteo, ogni segnalazione di cedimenti riporta alla memoria la fragilità di quel versante. Ed è su questo terreno che gli atti amministrativi vengono giudicati: per la capacità di tradursi, nel tempo, in opere visibili e in una maggiore tranquillità per chi vive lì.
L’affidamento dell’incarico di fine 2025 non chiude la partita, ma indica che il percorso sta andando avanti. Resta da capire con quali tempi, con quali priorità e con quale continuità. In un territorio dove il dissesto idrogeologico non è un’eccezione ma una condizione da gestire, la differenza la farà la distanza — o la coerenza — tra gli atti firmati e gli interventi che arriveranno davvero sul terreno.
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