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San Raffaele Cimena investe sui più piccoli: oltre 15mila euro per l'educazione nella prima infanzia

Dal "Piano d'azione 0–6 anni" risorse statali e regionali per aiutare le famiglie

San Raffaele Cimena investe sui più piccoli: oltre 15mila euro per l'educazione nella prima infanzia

San Raffaele Cimena investe sui più piccoli: oltre 15mila euro per l'educazione nella prima infanzia (immagine di repertorio)

A San Raffaele Cimena, mentre il 2025 si chiudeva, il Comune ha messo nero su bianco una scelta che riguarda da vicino famiglie, bambini e servizi educativi per la prima infanzia. Con un documento approvato a fine dicembre, l’amministrazione ha infatti formalizzato l’utilizzo delle risorse legate al Piano d’azione nazionale 0–6 anni, destinando complessivamente 15mila euro al sostegno dei servizi educativi per i più piccoli.

L'intervento s'inserisce in una cornice più ampia, quella delle politiche nazionali per l’infanzia, e che a livello locale si traduce in un aiuto economico diretto a favore dei servizi educativi e, di riflesso, delle famiglie che li utilizzano.

Le risorse impegnate dal Comune derivano da due canali distinti. Da un lato c’è il finanziamento statale, pari a 12mila euro, assegnato nell’ambito del Piano d’azione 0–6 per l’anno 2025. Dall’altro, un cofinanziamento regionale di 3.500 euro, destinato al sostegno delle famiglie che usufruiscono dei servizi per la prima infanzia. Le due voci, sommate, portano alla cifra complessiva di poco più di 15mila euro, che l’ente ha impegnato sul capitolo di spesa dedicato.

Che cos'è il Piano d’azione 0–6

Il dato interessante non sta solo nell’importo, ma nel perché di questa decisione. Il Piano d’azione 0–6 nasce infatti da una scelta nazionale precisa: considerare l’educazione nei primi anni di vita non come un servizio accessorio, ma come una leva fondamentale di equità sociale. È su questa base che lo Stato, attraverso il decreto legislativo 65 del 2017, ha costruito un sistema integrato che mette insieme nidi e scuola dell’infanzia, superando la vecchia divisione tra 0–3 e 3–6 anni.

Ogni anno, all’interno di questo quadro, vengono stanziate risorse che scendono dal livello statale a quello regionale e poi comunale. Ai Comuni spetta il compito di utilizzarle per rafforzare l’accesso ai servizi educativi, ridurre i costi per le famiglie e migliorare la qualità dell’offerta. San Raffaele Cimena, con l’atto approvato a fine dicembre, entra esattamente in questo meccanismo.

La scelta dell’amministrazione è stata quella di destinare l’intero importo ai servizi educativi per la prima infanzia, ripartendo le risorse in base al numero di bambini iscritti. Un criterio che tiene conto dell’utenza reale e che punta a sostenere un servizio che, soprattutto nei piccoli Comuni, rappresenta spesso un punto delicato dell’equilibrio sociale ed economico delle famiglie.

File:San raffaele cimena municipio.jpg - Wikipedia

Il municipio

Una questione di equità

In territori come quello sanraffaelese, l’accesso ai nidi e ai servizi educativi non è solo una questione pedagogica. È anche una questione di conciliazione tra lavoro e vita familiare, di possibilità per i genitori – in particolare per le madri – di restare nel mercato del lavoro, e di contrasto alle disuguaglianze che possono emergere già nei primissimi anni di vita dei bambini.

Il Piano d’azione 0–6 risponde proprio a questa esigenza: intervenire presto, quando le differenze sociali non sono ancora consolidate, e farlo attraverso strumenti che aiutino i Comuni a non lasciare sole le famiglie. Spesso questo tipo di finanziamenti sono stati affiancati infatti, negli ultimi anni, anche alle risorse del PNRR dedicate all’ampliamento dell’offerta educativa. Ma mentre i fondi straordinari servono a costruire o potenziare strutture, il Piano 0–6 prova ad agire sulla tenuta quotidiana del servizio.

La determinazione approvata a San Raffaele Cimena va letta in questa chiave. Non cambia l’assetto dei servizi, non introduce nuove strutture, ma rafforza economicamente ciò che già esiste, garantendo continuità e sostegno per l’anno 2025. Un intervento silenzioso, ma essenziale, soprattutto in una fase storica in cui il costo della vita pesa sempre di più sui bilanci familiari.

Dal punto di vista amministrativo, l’atto certifica l’accertamento delle entrate statali e regionali e l’impegno della spesa, come previsto dalle norme contabili e di trasparenza. Dal punto di vista politico e sociale, invece, racconta una scelta chiara: utilizzare fino in fondo gli strumenti messi a disposizione dal livello nazionale per difendere e sostenere i servizi educativi per l’infanzia, anche in un piccolo Comune della collina torinese.

Ed è spesso proprio da questi interventi, meno visibili ma continui, che passa la qualità della vita di una comunità. Perché investire sui primi anni di vita non produce titoli roboanti, ma costruisce, giorno dopo giorno, le basi di un territorio più equo e più solido.

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