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Continuità assistenziale, l’Asl di Vercelli rafforza Borgosesia con trenta posti letto tra ospedale e territorio

Attivati i primi dieci Cavs al “Santi Pietro e Paolo”, un modello ponte per post-acuzie e riabilitazione

Continuità assistenziale, l’Asl di Vercelli rafforza Borgosesia con trenta posti letto tra ospedale e territorio

Continuità assistenziale, l’Asl di Vercelli rafforza Borgosesia con trenta posti letto tra ospedale e territorio

L’Asl di Vercelli prosegue nel percorso di rafforzamento del presidio ospedaliero di Borgosesia con l’attivazione dei posti letto Cavs, la Continuità assistenziale a valenza sanitaria, uno strumento pensato per colmare lo spazio tra il ricovero ospedaliero e il rientro al domicilio. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto di efficientamento dell’ospedale Santi Pietro e Paolo, definito a livello regionale e avviato operativamente nel mese di gennaio 2026.

Secondo quanto spiegato dall’azienda sanitaria, i Cavs rappresentano una soluzione di ricovero temporaneo e intermedio, rivolta sia a pazienti dimessi dall’ospedale che a persone con necessità di cure extra-ospedaliere. La funzione è quella di accompagnare il paziente in una fase delicata del percorso di cura, offrendo assistenza infermieristica e medica, con l’obiettivo di stabilizzare le condizioni cliniche, garantire riabilitazione o fornire un adeguato supporto socio-sanitario prima del ritorno a casa o dell’inserimento in altri contesti assistenziali.

La cornice normativa è quella della delibera della Giunta regionale che ha previsto, per il presidio di Borgosesia, l’attivazione complessiva di 30 posti letto di post-acuzie. Nel dettaglio, il piano distingue tra 10 Cavs ordinari di continuità assistenziale e 20 Cavs a valenza riabilitativa, disegnando un’offerta articolata e capace di rispondere a bisogni clinici differenti. In questa prima fase, partita a metà gennaio, sono stati attivati i primi 10 posti letto, con una implementazione progressiva dei restanti nei prossimi mesi.

Il modello Cavs si colloca all’interno delle strategie regionali e nazionali orientate a ridurre i ricoveri impropri, migliorare la gestione delle dimissioni ospedaliere e rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio. Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante per aree come la Valsesia, dove la continuità delle cure e la prossimità dei servizi sanitari rappresentano un tema centrale, soprattutto per una popolazione con una quota significativa di pazienti anziani e cronici.

Dal punto di vista organizzativo, i posti letto di continuità assistenziale non sostituiscono il ricovero per acuti, ma ne costituiscono un naturale prolungamento, consentendo una gestione più appropriata delle fasi successive all’evento clinico principale. Questo approccio mira a migliorare la qualità dell’assistenza, evitando dimissioni premature e riducendo al contempo la pressione sui reparti ospedalieri tradizionali.

L’attivazione dei Cavs a Borgosesia rappresenta quindi un tassello concreto del processo di rilancio del presidio ospedaliero, che negli ultimi anni è stato al centro di un dibattito acceso sul suo ruolo all’interno della rete sanitaria vercellese. L’avvio dei primi posti letto segna l’inizio operativo di un progetto che, nelle intenzioni della Regione e dell’Asl, dovrà consolidarsi nel corso del 2026, rafforzando la funzione dell’ospedale come nodo intermedio tra l’alta intensità di cura e l’assistenza territoriale.

Per ora, l’attivazione dei primi dieci posti letto Cavs costituisce un passaggio significativo, destinato a essere monitorato nei prossimi mesi per valutarne l’impatto sui percorsi di cura, sull’organizzazione dei servizi e sulla risposta ai bisogni sanitari del territorio.

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