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19 Gennaio 2026 - 23:44
Federico Riboldi
Se la sanità piemontese fosse un paziente, oggi sarebbe in codice rosso. Ma senza cartella clinica, senza analisi del sangue e soprattutto senza medico che si prenda la responsabilità di spiegare cosa stia succedendo davvero. È questa l’immagine che emerge dall’ennesima informativa andata in scena in Consiglio regionale, dove l'assessore alla sanità Federico Riboldi è riuscito nell’impresa di parlare senza dire nulla, lasciando dietro di sé solo silenzi, numeri annunciati mesi fa e una lunga scia di domande inevase.
A denunciarlo, senza giri di parole, sono i presidenti dei gruppi di opposizione, che tornano a chiedere trasparenza su un tema che vale da solo l’80% del bilancio regionale. Non bruscolini, non spiccioli da fondo cassa, ma la sanità: ospedali, personale, servizi territoriali, salute mentale, liste d’attesa. Tutto ciò che incide direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini piemontesi.
Il punto di partenza è sempre lo stesso e continua a restare sospeso nell’aria come un numero pronunciato e poi dimenticato: 268 milioni di euro di disavanzo. Una cifra che la scorsa estate era stata indicata dallo stesso assessore Riboldi, ma che da allora non ha mai trovato una collocazione chiara nei documenti ufficiali. Nessuna analisi puntuale delle ASL, nessun quadro dettagliato delle singole situazioni territoriali, nessuna coerenza visibile tra bilancio regionale, piano sociosanitario e delibere di riparto del Fondo sanitario regionale.
In Commissione, spiegano le opposizioni, non è arrivato nulla di ciò che era stato richiesto. Nessun dato aggiornato, nessuna spiegazione su come verranno distribuite le risorse, nessuna risposta su capitoli fondamentali come quello della salute mentale, troppo spesso evocata nei discorsi pubblici e sistematicamente dimenticata quando si passa ai numeri veri. Servivano cifre, serviva chiarezza, serviva una visione. È arrivato, invece, un elenco di dichiarazioni generiche, utili più a prendere tempo che a fare luce.

In foto la consigliera regionale dei cinquestelle Sarah Disabato
Un atteggiamento che, secondo Gianna Pentenero, Alice Ravinale, Sarah Disabato e Vittoria Nallo, conferma una linea ormai evidente: la mancanza di trasparenza che ha già caratterizzato la discussione sul bilancio regionale. La parte più consistente, quella sanitaria, viene di fatto rinviata ad aprile perché — ed è qui che il paradosso diventa politico — mancano i dati. Compresi quelli sul disavanzo delle ASL. In altre parole, il Consiglio regionale è chiamato ad approvare documenti che non contengono le informazioni essenziali per capire cosa si stia davvero votando.
Negli ultimi mesi, durante la discussione del piano sociosanitario, le opposizioni si sono sentite ripetere che quello non era il luogo adatto per parlare di risorse. Ora, però, nemmeno il bilancio preventivo sarebbe la sede giusta. Bisogna aspettare, rimandare, confidare in una futura variazione. Un gioco delle tre carte che scarica ogni decisione in avanti, mentre la sanità continua a camminare su fondamenta sempre più fragili.
Eppure, ricordano i gruppi di minoranza, qui non si sta parlando di tecnicismi per addetti ai lavori. Si parla di scelte politiche che incidono sulla qualità dei servizi, sull’organizzazione degli ospedali, sui tempi di attesa, sulla tenuta del sistema pubblico. I cittadini piemontesi hanno il diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi e quali priorità la Giunta intenda davvero perseguire.
Il silenzio degli assessori Riboldi e Tronzano, in questo contesto, pesa come un macigno. Perché non è solo un problema di comunicazione istituzionale, ma il sintomo di una gestione che procede senza numeri condivisi, senza un racconto trasparente e senza assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte.
Insomma, mentre il disavanzo resta lì, sospeso come una minaccia non quantificata, la sanità piemontese continua a essere trattata come un capitolo da rinviare, da sistemare “poi”, magari ad aprile, magari con una variazione. Nel frattempo, però, il conto lo pagano i cittadini. E questa, più che un’informativa mancata, è una questione politica enorme.
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