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Luigi Segio Ricca: “Ho imparato molto da Grijuela”

Il ricordo di Luigi Sergio Ricca: «Pensava al bene del territorio prima che al partito. Era pensiero e azione»

Luigi Segio Ricca: “Ho imparato molto da Grijuela”

Una vecchia foto

Ivrea saluta Fiorenzo Grijuela. L’ex sindaco, ex consigliere provinciale, ex sindacalista, protagonista della vita politica cittadina e del centrosinistra eporediese, è morto a 86 anni dopo aver affrontato con grande dignità gli ultimi mesi segnati dalla malattia. Due mandati da primo cittadino, dal 1998 al 2008, anni complessi e decisivi per una città attraversata dalla crisi Olivetti e da trasformazioni profonde, che Grijuela ha guidato con uno stile riconosciuto anche dagli avversari politici.

La notizia della sua scomparsa ha suscitato una lunga scia di messaggi, ricordi, parole cariche di rispetto. Tra questi spicca quello di Luigi Sergio Ricca, oggi sindaco di Bollengo, già presidente della Provincia di Torino e assessore regionale, che affida a Facebook un pensiero che va oltre il cordoglio formale e diventa racconto di una stagione politica e umana.

«Mi è difficile dire qualcosa di diverso di quanto è già stato scritto», esordisce Ricca, e già in questa ammissione c’è tutto il peso dell’emozione. Perché Fiorenzo Grijuela non è stato solo un ex sindaco di Ivrea, non è stato solo un protagonista del centrosinistra eporediese ma un riferimento trasversale.

«Anche per me che ero di un partito diverso», scrive. A volte dalla stessa parte, a volte su fronti opposti. Ma mai nemici. Mai avversari rancorosi.

«Non è mai mancato il rispetto reciproco, l’amicizia, il confronto leale e rispettoso». Una frase che oggi suona quasi rivoluzionaria, in un tempo in cui il dissenso viene scambiato per tradimento e l’insulto per dialettica politica.

Nel ricordo di Ricca, Grijuela emerge soprattutto per ciò che oggi sembra più raro: un amministratore capace di pensare prima al territorio e solo dopo al partito. «Ho imparato molto da Lui e dal suo modo di essere amministratore», confessa Ricca, «che pensava al bene del territorio prima che all’interesse di partito».

Una lezione semplice, ma severa

C’è poi il tema del coraggio. Non quello declamato nei comizi, ma quello silenzioso delle decisioni difficili. «Ha saputo fare scelte coraggiose per Ivrea», ricorda Ricca, «alcune delle quali, ancora oggi strategiche, richiederebbero di essere portate avanti con lo stesso coraggio che Lui ebbe».

Una frase che pesa come una domanda aperta sul presente, su ciò che è stato interrotto, accantonato, rinviato.

Il metodo di Fiorenzo Grijuela torna più volte nel racconto: il confronto, il coinvolgimento, la visione larga. Non Ivrea da sola, ma Ivrea dentro un territorio. «Ricordo il coordinamento avvenuto all’inizio degli anni Duemila per l’accesso ai fondi europei», scrive Ricca, un lavoro che portò «all’assegnazione di importanti risorse a molti Comuni eporediesi». Politica che non si fermava al confine comunale, ma che sapeva costruire reti, alleanze, prospettive condivise.

E poi c’è forse il tratto più netto, quello che distingue davvero gli amministratori dai semplici gestori: la responsabilità. «Fiorenzo si assumeva la responsabilità non solo delle scelte da effettuare, ma soprattutto anche della loro attuazione». Nessun alibi, nessun “non dipende da me”. «Era pensiero ed azione», scrive Ricca, «e non si nascondeva dietro ad alcun alibi». Una definizione che oggi suona quasi come un atto d’accusa verso una politica abituata a scaricare, rinviare, giustificarsi.

Negli ultimi mesi, poi, il rispetto si è trasformato in qualcosa di più profondo.

«Ho apprezzato ancora di più la sua forza d’animo e la serenità con le quali ha affrontato i suoi problemi di salute». Nessuna retorica, nessuna esposizione pubblica del dolore. Solo dignità, fino in fondo.

Il saluto finale è semplice, quasi disarmante. «Ciao Fiorenzo. Il tuo stile, la tua intelligenza politica e la tua coerenza saranno un esempio che durerà nel tempo. Le belle persone non muoiono mai».

Forse è vero. Forse Fiorenzo Grijuela continuerà a vivere proprio lì: nello stile, nel rispetto tra avversari, nella politica che non ha paura di decidere e di assumersene il peso. In quella idea semplice e oggi quasi dimenticata secondo cui amministrare significa, prima di tutto, esserci.

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