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Cronaca

L’ultima lezione di Fiorenzo Grijuela

La lucidità, la discrezione e il congedo di un sindaco che ha segnato Ivrea anche negli ultimi giorni della sua vita

L’ultima lezione di Fiorenzo Grijuela

L’ultima lezione di Fiorenzo Grijuela

Pochi giorni fa Maurizio Perinetti, amico di una vita e compagno di mille avventure politiche, lo aveva sentito al telefono. «Per fargli gli auguri di buon anno», racconta oggi con la voce segnata dall’emozione.  Gli aveva detto di essere stato in ospedale quattro giorni. Nulla di drammatico, sembrava. Poi quella frase, pronunciata quasi sottovoce, come se già contenesse tutto: «Tanto lo sappiamo già come vanno a finire queste cose…».

E invece, in quel dialogo breve e intenso, quell’uomo aveva fatto ancora una volta ciò che gli veniva più naturale: ragionare, analizzare, andare al punto. «Non ci crederai – aggiunge Perinetti – ma mi ha fatto un discorso sugli ospedali e sulla sanità che quando ne hai bisogno davvero c’è. Una difesa vera, senza ambiguità».

Parole che oggi suonano come un ultimo giudizio lucido, lontano dalle polemiche facili, pronunciate da chi la sanità pubblica l’aveva amministrata e conosciuta dall’interno, da dirigente prima ancora che da paziente.

Fiorenzo Grijuela non c’è più. Se ne è andato a 87 anni, dopo una crisi renale che lo ha colpito poco prima di Natale. Una fine arrivata al termine di settimane difficili, affrontate con la discrezione che lo ha sempre contraddistinto, senza mai cercare compassione o visibilità. L’anno scorso era stato sottoposto a cicli di chemioterapia per tentare di ridurre una massa tumorale al pancreas, scoperta quasi per caso durante un controllo di routine. I risultati, purtroppo, non si erano visti. Non era la malattia, avevano spiegato i medici, a non essere più sopportabile, ma la cura stessa. Da alcune settimane era in attesa di capire come proseguire, quale altra strada terapeutica tentare. Poi, il peggioramento improvviso.

fiorenzo

La notizia della sua morte ha attraversato Ivrea rapidamente, trovando eco immediata sui social, dove in tanti hanno sentito il bisogno di ricordare non solo l’ex sindaco, ma l’uomo e il politico. Il Partito Democratico di Ivrea ha affidato a un messaggio pubblico il proprio saluto.

«Con immensa tristezza abbiamo saputo che è mancato Fiorenzo Grijuela. È stato sindaco della nostra città per due mandati, dal 1998 al 2008. In precedenza assessore all’istruzione, capogruppo del Pci, presidente dell’ex Usl dall’85 al ’90 e consigliere provinciale fino al 1998».

Un curriculum che racconta una vita intera spesa nelle istituzioni, attraversando stagioni politiche e sociali profondamente diverse.

Nel messaggio si sottolinea soprattutto il passaggio più difficile: «Lo ricordiamo con riconoscenza per l’impegno profuso in anni difficili attraversati dalla crisi della Olivetti, crisi che lui affrontò con coraggio, avviando progetti che hanno posto le basi del futuro della nostra città, come la riconversione dell’area ex Montefibre». Poi il saluto finale, semplice e netto: «Grazie Fiorenzo per tutto quello che hai fatto per la nostra città».

C’è chi ha scelto parole ancora più dirette, come Franco Giorgio: «Ciao Fiorenzo, ora posso dirlo: sei stato l’ultimo sindaco davvero degno di questo nome. Con te se ne va un pezzo della storia della nostra comunità politica. Ci mancherai».

Una frase che fotografa bene il sentimento diffuso di chi vede nella sua scomparsa non solo una perdita personale, ma la fine di una stagione politica riconoscibile, fatta di volti, scelte e responsabilità.

Molto intenso anche il ricordo del consigliere regionale Alberto Avetta, che con Grijuela ha condiviso un tratto decisivo del proprio percorso politico e umano. «È stato il mio sindaco. Cinque anni al suo fianco sono stati un master per me», scrive. «Sempre lucido, con ironia pungente e a volte intelligente sarcasmo. Ho apprezzato tantissime caratteristiche del suo modo di essere». Ma è soprattutto un aspetto a colpirlo ancora oggi: «Sono sempre stato affascinato dalla sua intelligente determinazione nel ritirarsi dalla scena politica. Senza alcun horror vacui, sentimento che coglie e spesso travolge tanti altri suoi coetanei». Poi il passaggio più intimo: «Gli sono stato molto legato, con un affetto profondo. L’ho sentito pochi giorni fa. Allegro e assolutamente consapevole. Com’era nel suo stile. Mancherà tanto, a tutti noi».

E poi il consigliere comunale Massimiliano De Stefano.

«Oggi Ivrea ha perso un pezzo importante della sua storia. Anche se da tempo non era più attivo nella vita politica, Fiorenzo Grijuela restava una figura di grande carisma e di indiscusso spessore politico». Lo definisce «forse l’ultimo dei sindaci di strada», uno che incontravi ovunque, anche nei quartieri più periferici, sempre disponibile, diretto, autentico. Un uomo capace di attraversare la Prima Repubblica e accompagnare la Seconda portando con sé «un’idea della politica fatta di presenza, ascolto e responsabilità».

Una politica che non cercava il consenso facile, ma soluzioni concrete. «La pazienza era una delle sue doti più evidenti», aggiunge De Stefano, ricordando la capacità di tenere il punto anche nelle stanze più riservate, senza clamore ma con fermezza. «Con la sua scomparsa se ne va un modo di fare politica che oggi appare raro, forse scomodo, ma certamente necessario».

Oggi Ivrea lo saluta così: con ricordi diversi, parole diverse, ma un filo comune che le unisce tutte. Fiorenzo Grijuela è stato un sindaco che non ha mai cercato di piacere a tutti, ma che ha sempre scelto di assumersi il peso delle decisioni. Anche negli ultimi giorni, parlando di sanità, aveva dimostrato la stessa lucidità, la stessa assenza di ambiguità.

Alla sua famiglia, ai suoi cari e a chi lo ha conosciuto e stimato, va il cordoglio di una città che perde non solo un ex sindaco, ma un riferimento. Perché quando se ne va uno come lui, non scompare solo una persona: si chiude davvero una stagione della vita pubblica.

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