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Cronaca
10 Gennaio 2026 - 15:01
Grijuela
IVREA. Ebbene sì. È vero. È morto Fiorenzo Grijuela, ex sindaco della città. Con la sua scomparsa se ne va una figura che ha attraversato, guidato e spesso diviso Ivrea in uno dei periodi più intensi della sua storia recente. Una di quelle presenze che, nel bene e nel male, non si possono archiviare con una riga di cronaca.
Dal 1998 al 2008 Grijuela è stato sindaco per due mandati consecutivi. Dieci anni nei quali il Comune non è stato soltanto un ente amministrativo, ma un luogo di decisione politica forte, a volte aspra, sempre visibile. Anni in cui la città cercava di capire chi fosse diventata dopo Olivetti, mentre il tessuto sociale ed economico cambiava sotto il peso delle trasformazioni industriali e culturali. Fabbriche che chiudevano, certezze che si sgretolavano, identità da ricostruire. In quel passaggio delicato, Grijuela ha scelto di esserci fino in fondo, senza mai arretrare, senza rifugiarsi dietro formule prudenti o silenzi comodi.


Un sindaco diretto, spesso ruvido, allergico alle ambiguità. Parlava come pensava e governava come parlava. Pane al pane e vino al vino non era uno slogan, ma un modo di stare nella politica e nella città. Un modo che non cercava consenso facile, ma che pretendeva confronto, anche duro. Questo gli ha attirato consenso, ma anche critiche feroci, scontri, fratture che ancora oggi riaffiorano nel racconto di quegli anni, nelle discussioni tra chi lo rimpiange e chi non lo ha mai digerito.
Eppure, anche chi non lo ha mai condiviso fino in fondo, riconosce che Fiorenzo Grijuela non è mai stato un amministratore invisibile. Amato da alcuni, contestato da altri, non è mai passato inosservato. Ha incarnato una stagione in cui il sindaco era una figura centrale, riconoscibile, presente, capace di prendersi spazio e responsabilità. Nel bene e nel male. Una stagione che oggi appare lontana, quasi appartenente a un’altra epoca, quando la politica locale aveva ancora volti, voci, caratteri riconoscibili.
Dopo la fine del mandato non ha mai davvero smesso di seguire Ivrea. Ha continuato a osservare, commentare, partecipare al dibattito pubblico, sempre con quella franchezza che lo ha reso, fino all’ultimo, una voce difficile da ignorare. Non era uno di quelli che spariscono una volta lasciata la poltrona. Ivrea gli restava addosso, nel giudizio, nella memoria, nell’attenzione quotidiana.
Ogni tanto lo chiamavamo. “Sono io… che mi dici…”. E lui rispondeva. Sempre. Mai che si negasse a un commento, mai sopra le righe, mai rancoroso. Una battuta, una riflessione, un ricordo. Anche quando non era d’accordo, sapeva stare dentro il confronto, senza urlare, senza cercare riflettori.
Oggi Ivrea perde uno dei suoi protagonisti più discussi e riconoscibili. Non solo un ex sindaco, ma un pezzo della propria storia recente. Di quelle storie che hanno lasciato segni, cicatrici, ma anche memoria. Perché le città non sono fatte solo di strade e palazzi, ma anche delle persone che le hanno guidate nei momenti più difficili.
Alla famiglia di Fiorenzo Grijuela va il pensiero di una comunità che, comunque la si pensi, oggi si ferma un momento. Perché quando se ne va chi ha governato a lungo una città, non scompare solo una persona: si chiude una stagione, si spegne una voce, resta un vuoto che parla di passato.
Insomma, Ivrea saluta un sindaco che non ha mai chiesto di piacere a tutti, ma che ha scelto di assumersi il peso delle scelte. Fino in fondo.
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