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Coldiretti respinge le accuse sull’inquinamento atmosferico: "Non è colpa di stalle e agricoltura"

Secondo l’associazione, i dati del 2025 scagionano stalle e agricoltura

Coldiretti respinge le accuse sull’inquinamento atmosferico: "Non è colpa di stalle e agricoltura"

Coldiretti respinge le accuse sull’inquinamento atmosferico: "Non è colpa di stalle e agricoltura" (immagine di repertorio)

Non sono le stalle, né il letame, a determinare l’inquinamento dell’aria. È la posizione netta espressa da Coldiretti Torino, che interviene sui dati relativi alla qualità dell’aria nel 2025, anno in cui si è registrato un miglioramento complessivo degli indicatori ambientali, nonostante le attività agricole non abbiano mai subito arresti.

Secondo l’organizzazione agricola, i numeri parlano chiaro: mentre gli agricoltori hanno continuato a lavorare, concimando i campi e portando avanti le normali attività zootecniche, alcuni degli inquinanti più spesso imputati al settore primario sono diminuiti. Un dato che, per Coldiretti, smonta una narrazione consolidata e spesso ideologica.

A sottolinearlo è il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, che parla apertamente di una conferma attesa: «Migliora la qualità dell’aria nel 2025 eppure l’agricoltura non si è mai fermata: è la dimostrazione che non sono le stalle e il letame la maggiore causa dell’inquinamento». Un passaggio che punta a ribaltare l’equazione spesso proposta nel dibattito pubblico, secondo cui l’allevamento animale sarebbe tra i principali responsabili delle polveri sottili.

Mecca Cici insiste su un punto: «Mentre gli agricoltori hanno continuato a fertilizzare i campi con il letame, il concime più naturale che esista, utilizzato da quando l’uomo ha iniziato la pratica agricola, e mentre gli animali nelle stalle e nei pascoli hanno continuato il loro normale metabolismo, diminuiscono proprio quegli inquinanti che le campagne antiagricole di questi anni hanno attribuito al settore». Un’evidenza che, secondo Coldiretti, dimostra come le politiche sul traffico e sul riscaldamento domestico stiano producendo risultati più concreti rispetto a interventi mirati contro l’agricoltura.

Sulla stessa linea anche il direttore di Coldiretti Torino, Carlo Loffreda, che mette in guardia contro misure ritenute onerose e poco efficaci: «I dati confermano che è molto più efficace combattere le grandi cause dell’inquinamento dell’aria piuttosto che obbligare in poco tempo gli agricoltori a indebitarsi ulteriormente per realizzare strutture costose e dalla dubbia efficacia, come la copertura delle platee del letame».

L’organizzazione rivendica inoltre gli investimenti già avviati dal comparto agricolo: innovazione tecnologica, nuove pratiche agronomiche, miglioramenti nella gestione dei concimi naturali e maggiore attenzione al benessere animale. Un percorso che, secondo Coldiretti, viene spesso ignorato da una politica accusata di affrontare il tema ambientale con approcci ideologici e lontani dalla realtà produttiva.

Il messaggio finale è chiaro: gli agricoltori non accettano di essere additati come capri espiatori. «Non ci stiamo a essere criminalizzati», ribadisce Coldiretti, chiedendo che il confronto sull’inquinamento dell’aria parta dai dati e non da pregiudizi, distinguendo tra le reali fonti emissive e un settore che, rivendica l’associazione, contribuisce da secoli alla gestione del territorio e alla produzione del cibo.

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