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09 Gennaio 2026 - 16:27
Mercosur nel piatto dei torinesi, Coldiretti denuncia: "Cibi senza tutele e concorrenza sleale"
Il trattato commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur non è una questione lontana né astratta. Secondo Coldiretti Torino, le sue conseguenze rischiano di arrivare direttamente sulle tavole dei cittadini torinesi, incidendo sulla qualità degli alimenti, sulla tutela della salute, sull’ambiente e sui diritti dei lavoratori, oltre a colpire duramente le aziende agricole piemontesi. Per questo l’organizzazione ribadisce la propria netta contrarietà alla firma dell’accordo in assenza di un principio chiave: la reciprocità delle regole di produzione.
«Senza l’applicazione del principio di reciprocità tra Europa e Sud America il trattato con i Paesi del Mercosur rischia di avere come conseguenza l’invasione del sistema alimentare torinese di prodotti di scarsa qualità ottenuti a basso costo senza garanzie per la salute, per l’ambiente e per i diritti dei lavoratori in grado di praticare una concorrenza sleale nei confronti delle eccellenze agricole piemontesi», avverte il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici.
A Torino, sottolinea Coldiretti, arrivano già oggi numerosi prodotti agroalimentari sudamericani: dalle carni alla frutta, dai piccoli frutti alla soia, fino a frutti tropicali, vini, liquori, senza dimenticare il pescato, i cereali e lo zucchero utilizzati dall’industria alimentare. Con il Mercosur, questi prodotti potrebbero entrare nel mercato europeo a dazi irrisori, aumentando la pressione competitiva su un sistema agricolo che, in Europa, è vincolato da norme molto più stringenti.

Immagine di repertorio
Il nodo, per Coldiretti, è tutto qui. «Non possiamo permettere che alle nostre aziende agricole venga richiesto il rispetto di normative stringenti sulla salvaguardia ambientale, sulla sicurezza nel lavoro, sui diritti dei lavoratori, sulla qualità del prodotto e poi assistere all’arrivo nei nostri ristoranti e sugli scaffali dei nostri supermercati di cibi prodotti senza il rispetto di queste nostre stesse normative», prosegue Mecca Cici. Un principio che, secondo l’organizzazione, non dovrebbe valere solo per il Mercosur ma per qualsiasi accordo commerciale, prevedendo il divieto di ingresso nell’Unione europea di alimenti ottenuti con sostanze e tecniche bandite da anni nei campi e nelle stalle europee.
Nel mirino finisce anche la Commissione europea. Coldiretti definisce l’accordo «un favore della Von der Leyen e dei suoi tecnocrati di Bruxelles ai grandi gruppi industriali multinazionali stranieri», a partire – viene sostenuto – dalle grandi aziende chimiche tedesche come Bayer e Basf. Secondo l’organizzazione, il trattato faciliterebbe l’export di fitofarmaci vietati da tempo nell’Unione europea, con il rischio che questi rientrino indirettamente nei piatti dei consumatori proprio attraverso le importazioni agevolate dal Mercosur.
Anche il tema dei controlli alle frontiere viene giudicato insufficiente. Coldiretti e Filiera Italia ricordano che oggi i controlli sanitari riguardano in media solo circa il 3% delle merci in ingresso nell’Unione europea. L’aumento del 33% proposto dalla Commissione porterebbe questa quota intorno al 4%, un livello ritenuto largamente inadeguato per garantire la tutela della salute dei consumatori e il rispetto delle regole produttive europee.
Da qui una doppia richiesta. Da un lato, che Roma – già candidata dal Governo italiano – diventi sede dell’Autorità doganale europea, valorizzando il fatto che l’Italia detiene il primato europeo nella sicurezza alimentare. Dall’altro, una misura immediata e più drastica: controlli al 100% sugli alimenti provenienti dal Mercosur e dalle aree considerate a rischio, per assicurare una reale reciprocità regolatoria rispetto agli standard europei.
Altro punto centrale è la trasparenza verso i consumatori. «Serve un deciso passo avanti sul fronte della trasparenza, a partire dall’obbligo di etichettatura con indicazione chiara del Paese di origine su tutti i prodotti alimentari, per consentire ai cittadini scelte consapevoli e difendere il vero Made in Italy e, dunque, dei prodotti alimentari piemontesi», ribadiscono Coldiretti e Filiera Italia.
In quest’ottica, le due organizzazioni chiedono anche l’abolizione della regola sull’origine basata sull’ultima trasformazione, prevista dall’attuale codice doganale europeo. Una norma definita «un inganno intollerabile», perché consente di etichettare come “italiani” prodotti che non lo sono, alterando la concorrenza, confondendo i cittadini e danneggiando le filiere agricole nazionali.
La posizione di Coldiretti Torino si inserisce in una mobilitazione più ampia che continuerà anche nelle prossime settimane. L’organizzazione annuncia il proseguimento delle azioni di presidio e protesta, con i soci e le bandiere gialle, per contrastare un accordo che, a loro giudizio, rischia di scaricare sui territori, sui produttori e sui consumatori il costo di scelte commerciali decise lontano dai campi e dalle tavole.
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