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La Voce degli animali
08 Gennaio 2026 - 14:43
Carabinieri, polizia locale, Asl e volontari e quel cane dietro una gabbia
È stato un sopralluogo a chiarire, almeno in parte, cosa stia accadendo nell’orto di via Modigliani a Settimo Torinese, al centro delle segnalazioni dei residenti per la presenza di un cane tenuto all’aperto.
Questa mattina sul posto si sono recati Maurizio Leone, volontario OIPA e rappresentante dell’associazione Liberigatti, e Desirée Papotti, volontaria animalista di Grugliasco. Un sopralluogo nato dall’esigenza di andare oltre i racconti indiretti e verificare di persona le condizioni dell’animale, dopo giorni di attenzione pubblica, mail, telefonate e prese di posizione.
Dal confronto diretto con il proprietario è emerso un primo dato rilevante: il cane è una Breton femmina di quattro anni e mezzo. Un dettaglio che modifica l’inquadramento anagrafico della vicenda, ma che non rende automaticamente irrilevante ciò che è accaduto nelle settimane precedenti. Il cane proviene da un precedente proprietario di Cirié ed è stato portato a Settimo Torinese ad inizio anno, proprio nei giorni in cui sono iniziate le segnalazioni dei residenti.

Durante l’intervento erano presenti anche la polizia locale, una dottoressa veterinaria dell’Asl To4 e i carabinieri, intervenuti nell’ambito di un controllo già programmato. Le forze dell’ordine e il personale sanitario hanno ispezionato il gabbiotto in cui l’animale viene tenuto. Dal punto di vista formale, la struttura è risultata conforme: dimensioni adeguate, presenza di una cuccia coibentata, acqua e cibo disponibili. Il cane, a una valutazione visiva, è apparso in buone condizioni di salute.
Sono elementi oggettivi, che però non esauriscono il quadro complessivo della vicenda.
Perché ciò che ha portato a questa mobilitazione non è stato solo lo stato clinico dell’animale, ma il contesto: l’isolamento, la permanenza continuativa in un gabbiotto, il rumore notturno che per giorni ha tenuto svegli interi palazzi, la sensazione diffusa che qualcosa non tornasse. È su questo terreno che si è innestata la preoccupazione dei cittadini, ed è da qui che nasce una domanda che resta legittima anche oggi: quando una situazione è formalmente “a posto”, ma genera disagio, allarme e sofferenza percepita, chi se ne fa carico?
Nel corso del sopralluogo, il proprietario – visibilmente infastidito e provato dall’attenzione mediatica e dai controlli – ha dichiarato alle forze dell’ordine l’intenzione di restituire il cane al precedente proprietario di Cirié. Una decisione che, se confermata nei fatti, potrebbe segnare la conclusione della vicenda. Il vigile urbano, descritto dai volontari come disponibile e corretto nel confronto, ha spiegato che la situazione verrà monitorata, proprio per verificare che l’impegno preso venga rispettato.
Nel frattempo, il proprietario è stato anche sanzionato per alcune irregolarità, non direttamente legate alla detenzione del cane, ma emerse durante i controlli. Un elemento che dimostra come l’intervento non si sia limitato a una verifica superficiale, ma abbia riguardato l’insieme delle condizioni presenti nell’area.
Le associazioni animaliste coinvolte parlano ora con cautela di una possibile evoluzione positiva della vicenda. E tengono a ringraziare le forze dell’ordine per l’intervento di questa mattina, ma anche – e forse soprattutto – i cittadini che in questi giorni hanno segnalato, scritto, telefonato, insistito. Persone che si sono recate sul posto, che hanno chiesto spiegazioni, che non hanno accettato l’idea che tutto potesse essere archiviato senza approfondimenti.
Questa storia, al di là dell’età del cane e delle dimensioni di un gabbiotto, lascia un segno più profondo. Racconta un cambiamento culturale in atto. Racconta una comunità che non si accontenta più di risposte automatiche. Racconta l’applicazione, non sempre lineare ma sempre più richiesta, di un principio ormai chiaro anche nella legge: gli animali sono esseri senzienti. Non oggetti, non strumenti, non presenze marginali.
La cosiddetta legge Brambilla lo dice da anni: non conta solo l’assenza di ferite, ma la qualità della vita, l’assenza di stress, la compatibilità delle condizioni di detenzione con la natura dell’animale. È su questo crinale, spesso sottile, che si giocano oggi molte delle controversie legate al benessere animale.
Che questa vicenda si chiuda davvero “per il meglio” dipenderà ora da ciò che accadrà nei prossimi giorni. Dai fatti, non dalle dichiarazioni. Ma una cosa è già chiara: se oggi ci sono stati controlli, verifiche, impegni presi e monitoraggi annunciati, è perché qualcuno ha scelto di non tacere. Perché cittadini e associazioni hanno dimostrato che insieme si può fare qualcosa di concreto. E che la tutela degli animali, quando diventa una questione collettiva, smette di essere un dettaglio e diventa una responsabilità condivisa.
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