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08 Gennaio 2026 - 22:16
Il cane piangeva. La sindaca preparava il tiramisù e le calze della befana
Tutto inizia, almeno per noi, con una telefonata. Una di quelle che non ti scrolli di dosso.
«C’è un cucciolo che piange nella notte…». Piange piano, ci dicono, ma abbastanza da tenere svegli palazzi interi.
È il 2 gennaio, ma quel lamento a Settimo Torinese va avanti dal pomeriggio del 31 dicembre. Un pianto continuo e devastante.
Il dito è puntato su un’area ben precisa: terreni tra la statale per Chivasso e la ciclabile del parco. Un’area a orti che i residenti definiscono senza giri di parole “abusiva”. Un cane lasciato all’aperto, al gelo, mentre la città dorme o prova a farlo.
Dopo innumerevoli chiamate, segnalazioni, solleciti, si muove finalmente la macchina pubblica. Arrivano la Polizia municipale, l’Asl, un veterinario. Il cane viene individuato. È microcippato, ha un proprietario, quindi – magia della burocrazia – è “regolarmente detenuto”.
Il possessore dell’orto spiega, senza imbarazzo e senza pudore, di aver messo il cane lì a guardia dell’orto.
Un cucciolo come antifurto agricolo.
Fine della storia? Macché.
Secondo quanto riferito dai cittadini, l’animale appare disidratato, infreddolito, un po’ denutrito. Ma evidentemente piangere tutta la notte non rientra ancora nei parametri ufficiali della sofferenza…
La notte passa. Il pianto ritorna. E a quel punto la vicenda, diventata notizia, esce dai confini di Settimo e rimbalza ovunque. Gli animalisti di tutta Italia iniziano a scrivere, telefonare, protestare. La casella mail del giornale e quella dell’Amministrazione comunale vengono sommerse.
Il 6 gennaio pubblichiamo un secondo articolo.
«Il cane continua a piangere – scriviamo – ma le Istituzioni hanno scelto di guardare da un’altra parte…»
Se non utilizziamo il bazooka è solo per il bene di quell’animale.
Il 7 gennaio pubblichiamo altri due articoli. Aggiornamenti sull’Oipa, sull’interessamento del servizio Animali dell’Asl To4.
E arriviamo a oggi, con la notizia di un sopralluogo congiunto: carabinieri, Asl To4, Polizia locale, associazioni ambientaliste.
Dal confronto diretto con il proprietario emerge che il cane non è un cucciolo. È una Breton femmina di quattro anni e mezzo. Un dettaglio che cambia l’anagrafe, ma non cancella i giorni precedenti. Né le notti passate a piangere.
Il cane arriva da Cirié ed è stato portato a Settimo proprio a fine anno. Guarda caso, negli stessi giorni in cui iniziano le segnalazioni. Durante il sopralluogo, il proprietario – visibilmente infastidito dall’attenzione mediatica e dai controlli – dichiara l’intenzione di restituire il cane al precedente proprietario.
E qui arriva il capolavoro.
Perché qualche ora dopo, finalmente, parla l’Amministrazione comunale, completamente silente e assente nei giorni precedenti. Lo fa con una dichiarazione ufficiale che fa cadere le braccia e sembra scritta più per difendere che per spiegare.
Si parla di “piattaforme online”, di “presunti maltrattamenti”, di cane in “buone condizioni generali”. Si minimizza tutto. Si precisa che la notte il cane veniva ricoverato in un riparo con cuccia e coperte. Si sottolinea che non sono emerse violazioni di legge. Si inserisce pure il capitolo delle minacce subite dal detentore del cane, che però – dettaglio non secondario – non ha sporto denuncia.
E alla fine, quasi con sollievo, si comunica che il cane è stato restituito al proprietario nel pomeriggio di giovedì 8 gennaio.
Tutto chiaro? Più o meno. Perché delle due l’una: o questa dichiarazione è frutto dell’elucubrazione di qualche zelante comunicatore di Palazzo, oppure è proprio il Palazzo che parla così. E se è il Palazzo, allora il problema è serio.
Non va il tono. Non va quel malcelato disprezzo per le “piattaforme online”, cioè per noi, cioè per chi denuncia, cioè per un giornale. Non va la supponenza e l’arroganza di un’Amministrazione bravissima a parlare di Pnrr, a farsi fotografare nei cantieri del Pnrr, a raccontare il futuro, a spendere soldi in cultura dell'innovazione, ad andare in cerca di tutte le certificazioni possibili su "Settimo bella da vivere" ma clamorosamente incapace di affrontare i problemi veri, concreti, fastidiosi della città.
E non va nemmeno quel riflesso automatico di difesa del povero detentore, quasi una vittima. Cos'è? Un amico? Un voto?
Qui, la vittima, era e rimane solo il cane, al freddo.
Per il resto ci pensano i social. E lì non c’è filtro: “ridicoli”, “vergogna”, "vaffanculi tondi tondi" e insulti senza sconti all’indirizzo dell’Amministrazione comunale.
La verità è che dal 2 all’8 gennaio, nonostante il gran casino che ha indignato mezza Italia, la sindaca Elena Piastra non si è vista né sentita. Né lei né chi per lei. Presente solo su Facebook. Con le calze della Befana. E il tiramisù.
E c’è chi dice che vorrebbe candidarsi alla carica di consigliere regionale, a quella di presidente della Regione Piemonte, a deputata.
Dio ce ne scampi. Ma sul serio.
Commenti all'articolo
aefalessandra
09 Gennaio 2026 - 01:12
comportamenti indegni di una nazione che si chiama Italia e che talvolta mi fa vergognare di essere italiana ! come si può tenere al freddo un cane con queste temperature , come si può !!!! e le autorità : bell'esempio anche dalla sindaca di Settimo Torinese. Sono rimasta schifata dall'amministrazione pubblica e per fortuna c'è stato qualche giornalista che ha fatto girare la notizia deplorevole
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