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Sanremo nel caos, Bizzarri insulta La Russa e gli italiani: «Siamo dei rinc…» (VIDEO)

Duro affondo del comico contro la seconda carica dello Stato per l’appello su Pucci. La rete si spacca e la polemica diventa politica.

È polemica a poche ore dall’avvio di Sanremo 2026. A infiammare il dibattito è stato Luca Bizzarri, che sui social ha attaccato duramente il presidente del Senato Ignazio La Russa dopo il suo intervento sul caso Andrea Pucci.

Il nodo è la rinuncia di Pucci alla co-conduzione della terza serata del Festival, arrivata dopo insulti e minacce legate alle polemiche per alcune battute sessiste e razziste che hanno caratterizzato la sua carriera. Sulla vicenda è intervenuto La Russa, che in un video ha rivolto un appello al direttore artistico Carlo Conti affinché possa richiamare il comico sul palco dell’Ariston.

Un’iniziativa che non è piaciuta a Bizzarri. In un video pubblicato su X, il comico genovese ha dichiarato: «Ignazio La Russa, la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, un uomo delle istituzioni, il vice di Mattarella, ha fatto un video oggi lunedì in cui si augura che Carlo Conti inviti di nuovo Pucci sul palco di Sanremo. Io credevo fosse Lercio».

Poi l’affondo: «Io non ci faccio neanche una puntata su sta roba qua perché non abbiamo più speranze, perché siamo un paese di elettori rincoglioniti, perché se quello fa il presidente del Senato è perché siamo dei rincoglioniti».

Parole che hanno scatenato una valanga di reazioni online. Tra i commenti si legge: «Luca Bizzarri dovrebbe cercare di fare soltanto il Comico, anche perché spesso non gli riesce..», oppure «Ma Luca Bizzarri non fa l’attore? Dai, basta così». E ancora: «Elettori rinc**niti, dici. E pensare che se votassimo tutti a sx avremmo avuto l'approvazione di Luca Bizzarri. Come dite? Beh.. in effetti...»*, fino a «La sinistra riparte da Luca Bizzarri, etc etc etc Fine, nulla da aggiungere».

C’è anche chi ricorda il ruolo istituzionale del presidente del Senato: «La Russa è la seconda carica dello Stato, eletto democraticamente dal Parlamento, vice di Mattarella e garante di un’istituzione che rappresenta tutti gli italiani, non solo una parte. Il suo intervento? Ha espresso solidarietà a un comico che ha ricevuto insulti e minacce intollerabili solo per aver accettato un invito artistico (senza pressioni, come confermato da Conti). Ha chiesto un gesto riparatorio, non imposto nulla. È il ruolo di un presidente del Senato: difendere la libertà di espressione e condannare la violenza verbale, a prescindere da opinioni politiche. Insultare la seconda carica dello Stato con termini volgari non fa satira, fa solo polarizzazione gratuita. Rispettiamo le istituzioni e chi le rappresenta, anche quando non ci piacciono le loro idee. Altrimenti siamo noi a rinc**irci davvero».

Il caso Pucci, già alimentato dal Tapiro d’Oro consegnato da Striscia la Notizia – durante il quale il comico aveva dichiarato «Sono di destra, non fascista» – e dalla reazione di Fiorello all’imitazione nel programma radiofonico “La Pennicanza”, si arricchisce così di un nuovo capitolo.

A pochi giorni dall’inizio del Festival, Sanremo 2026 si conferma già terreno di scontro politico e mediatico, con il dibattito che si sposta dal palco dell’Ariston ai social network.

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