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La Voce degli animali

Il pianto del cucciolo mette in ginocchio Settimo: redazione sommersa di mail e telefonate

Da via Modigliani il caso esplode in città: centinaia di segnalazioni, linee in tilt e una domanda che resta aperta mentre il cane continua a piangere ogni notte

Il pianto del cucciolo mette in ginocchio Settimo: redazione sommersa di mail e telefonate

Il pianto del cucciolo, nel freddo di queste notti, con le temperature sotto lo zero, non è più soltanto un fatto notturno, confinato agli orti di via Modigliani a Settimo Torinese. È diventato un rumore di fondo che accompagna le giornate, una presenza costante, una storia che non si spegne con la luce del mattino. E soprattutto è diventato un caso pubblico, capace di travolgere la redazione e di smuovere una città che, forse, non si riconosce più in quello che sta accadendo.

"Sta lì a fare la guardia..." avrebbe detto il suo "padrone". Dopo la pubblicazione degli articoli, la risposta è stata immediata, travolgente. Centinaia di email arrivate senza sosta, una dietro l’altra, come se qualcuno avesse improvvisamente aperto una diga. Decine di telefonate, al punto che il telefono è andato in tilt per ore. Messaggi scritti di notte, all’alba, durante le pause di lavoro. Persone che raccontano di aver deciso di scrivere perché non riuscivano più a dormire, perché quel pianto sentito – o anche solo immaginato – aveva smesso di essere un dettaglio e si era trasformato in un peso.

Scrivono residenti della zona, ma anche cittadini di altri quartieri, famiglie, anziani, giovani. C’è chi racconta di aver assistito a situazioni simili in passato e di averle viste scivolare lentamente nell’oblio. C’è chi parla di rabbia, chi di vergogna, chi di una sensazione difficile da definire: quella di vivere in una città dove tutto può essere “regolare” anche quando qualcosa, evidentemente, non funziona più.

foto archivio

Molte di queste segnalazioni risultano inviate per conoscenza anche alle associazioni animaliste nazionali e all’Amministrazione comunale guidata dalla sindaca Elena Piastra. Non come gesto polemico, ma come richiesta implicita di ascolto. Come a dire: guardate che questa storia non riguarda solo un cucciolo, riguarda il modo in cui decidiamo cosa merita attenzione e cosa no.

Quello che emerge con forza è che il caso di via Modigliani ha rotto un equilibrio fragile. Ha portato alla luce una frattura che spesso resta nascosta: quella tra ciò che è formalmente corretto e ciò che, nella percezione collettiva, appare profondamente sbagliato. Tra il linguaggio dei verbali e quello, molto più semplice e diretto, della sofferenza.

In parallelo, continuano a muoversi i canali ufficiali. Le segnalazioni non si sono fermate agli uffici comunali, ma sono arrivate anche alle associazioni animaliste. Tra queste Oipa, che ha ricevuto numerose comunicazioni e ha avviato le verifiche previste: segnalazioni prese in carico, inoltrate ai referenti territoriali, corredate da rilievi fotografici e inserite in una fase di valutazione che segue un iter preciso, fatto di passaggi formali e tempi tecnici. Un lavoro silenzioso, che procede secondo le regole, lontano dall’emotività e dai riflettori.

A seguire la vicenda c’è anche Maurizio Leone, volontario Oipa e consigliere dell’associazione Liberigatti, realtà già impegnata sul territorio in altre situazioni di disagio animale. Un mondo di volontari che prova a stare in equilibrio tra empatia e norme, tra urgenza morale e limiti giuridici. Un equilibrio spesso precario, che rischia di spezzarsi proprio quando la sofferenza è più evidente.

Nel frattempo, però, la realtà quotidiana resta immobile. I controlli sono stati effettuati, gli esiti sono noti, e la situazione continua a essere considerata formalmente regolare. Ed è qui che tornano, con forza, i richiami alla legge Brambilla, citata da molti cittadini nelle email arrivate in redazione. Non come slogan, ma come riferimento a un principio preciso: quello secondo cui un animale non è una cosa, non è un oggetto da inventario, non è una presenza tollerabile finché respira e risulta “in salute”.

La legge parla di sofferenza, di stress, di condizioni incompatibili con la natura dell’animale. Parla di continuità, di contesto, di qualità della vita. Parla, soprattutto, della necessità di guardare oltre il singolo sopralluogo, oltre la fotografia di un momento. Ed è esattamente questo che molti cittadini sentono mancare: uno sguardo più ampio, capace di cogliere ciò che si ripete notte dopo notte.

Il flusso di email e telefonate non si è fermato. Continua, come continua il dibattito, come continua il disagio. Segno che questa storia ha toccato qualcosa di profondo. Non solo la sensibilità verso gli animali, ma il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, la percezione di vivere in una comunità che dovrebbe saper distinguere tra ciò che è semplicemente consentito e ciò che è davvero accettabile.

Il cucciolo è ancora lì.
Questo è il dato che tutti conoscono.

E finché resterà così, questa storia continuerà a porre una domanda scomoda, che nessuna procedura potrà cancellare: quanto deve essere evidente la sofferenza perché qualcuno decida che non è più sufficiente dire “tutto in regola”?

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Commenti all'articolo

  • ANIMALFIRST

    08 Gennaio 2026 - 01:27

    E CHE BELLA PUBBLICITA'che si fara il comune di Settimo Torinese, la polizia municipale e tutti gli organi preposti che potevano intervenire subitoe si sono semplicemente appellati alla soluzione più semplice! ... si preparino a una bella gogna mediatica che li sputtanera' in tutta Italia e anche nel mondo perché queste cose non sono più accettate dalla gente, che si solleva in massa!

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  • ANIMALFIRST

    08 Gennaio 2026 - 01:02

    C'e' gente imbufalita e pronta a partire da altre regioni per l'indifferenza e il menefreghismo delle istituzioni e delle cariche comunali preposte di Settimo torinese che potrebbero portare in salvo il cucciolo e non si muovono a convalidare un sequestro del cucciolo e toglierlo a sto demente che è evidente non possa tenere animali! Che vada lui a farsi la guardia all'orto al freddo e da solo

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  • ANIMALFIRST

    08 Gennaio 2026 - 00:46

    Ma nessuno che ha le palle di andare a prendere quella povera creatura che soffre notte dopo notte fisicamente per il freddo ed emotivamente per la solitudine, la paura? Se la faccenda non si risolve entro stanotte siamo pronti a partite dal Veneto in 30/40 persone e lo portiamo in salvo quel povero cucciolo bisognoso solo di calore, coccole, pasti tiepidi e copertine! Siamo pronti a tutto!

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