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Ponti di Castiglione e Preti, l'affondo del Pd: “Così il Governo scarica sui territori le sue scelte”

Pentenero (Pd) replica duramente a Montaruli (Fratelli d'Italia): “Ci sono comuni come Lauriano e San Sebastiano da Po con le strade chiuse e non è certo colpa degli enti locali”

Ponti di Castiglione e Preti, l'affondo del Pd: “Così il Governo scarica sui territori le sue scelte”

Gianna Pentenero del Partito Democratico

La polemica sul Decreto Ponti non si spegne. Anzi, si allarga. Dopo l’attacco di Augusta Montaruli alla Città metropolitana di Torino, arriva ora la risposta politica del Partito Democratico. A metterci la firma è Gianna Pentenero, capogruppo Pd in Regione Piemonte, che difende l’operato dell’ente metropolitano e del vicesindaco Jacopo Suppo – anche lui dem – e ribalta l’accusa: il problema non sarebbero i territori, ma i tagli e le incertezze del Governo.

Per capire perché lo scontro sia così aspro, bisogna fare un passo indietro e spiegare bene che cosa fa davvero il Milleproroghe e come incide sul Decreto Ponti.

Il Milleproroghe non è un piano di investimenti e non stanzia nuovi fondi. È un decreto-legge che, ogni anno, serve a spostare in avanti scadenze già fissate da leggi precedenti: termini amministrativi, obblighi burocratici, date entro cui presentare progetti, bandire gare o avviare cantieri. In altre parole, concede tempo, ma non risolve automaticamente i problemi strutturali né garantisce che le risorse promesse arrivino davvero.

Nel caso del Decreto Ponti, il Milleproroghe interviene su un punto cruciale: i tempi entro cui Province e Città metropolitane devono completare le procedure per non perdere i finanziamenti statali destinati alla messa in sicurezza e alla ricostruzione di ponti e viadotti. Se le scadenze non vengono rispettate, i fondi decadono. Da qui la richiesta degli enti locali di una proroga, vista la complessità delle opere e l’aumento dei costi.

Il Decreto Ponti, varato nel 2018 dopo il crollo del ponte Morandi, finanzia interventi su infrastrutture esistenti, spesso vecchie e strategiche per la viabilità quotidiana. Non è un programma di nuove opere “bandiera”, ma un piano di sicurezza strutturale. Nel territorio torinese riguarda ponti che collegano aree densamente abitate, zone produttive e comuni della collina, dove le alternative viarie sono poche o inesistenti.

Tra le opere più citate nel dibattito politico di queste settimane ci sono il Ponte di Castiglione Torinese, infrastruttura chiave per il collegamento tra la collina torinese e Settimo, il ponte di Carignano, il ponte Preti di Strambinello, in Canavese, opera cruciale che attende da anni l'ammodernamento, e altri attraversamenti lungo la rete provinciale che da tempo vivono in condizioni di limitazione del traffico o chiusura parziale.

Ponti che non sono simboli astratti, ma colli di bottiglia reali per pendolari, mezzi pesanti, servizi di emergenza.

Ed è qui che nasce lo scontro.

Secondo Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, il Milleproroghe avrebbe finalmente “ascoltato i territori”, concedendo più tempo e togliendo alla Città metropolitana di Torino ogni giustificazione per i ritardi. La proroga diventa così, nella narrazione della maggioranza, la prova che il Governo Meloni ha fatto la sua parte e che ora la palla passa agli enti locali.

Augusta Montaruli

Ma la lettura di Jacopo Suppo, vicesindaco metropolitano con delega ai lavori pubblici, è opposta. «Le parole dell’onorevole Montaruli ci lasciano allibiti», replica, ricordando che i progetti erano pronti già da marzo dello scorso anno e che la Città metropolitana ha risposto a tutte le richieste arrivate dal Ministero. «Il Governo ha chiesto tempo, integrazioni, documenti. Noi li abbiamo forniti». Nel frattempo, però, arrivano accuse di immobilismo.

Suppo entra anche nel dettaglio tecnico della proroga. «Il Milleproroghe non concede un anno, come viene raccontato, ma solo sei mesi», sottolinea. Una differenza che pesa quando si parla di cantieri complessi, procedure di gara, sicurezza strutturale. E pesa ancora di più perché la proroga non equivale alla certezza dei fondi.

A rafforzare questa linea arriva Gianna Pentenero, capogruppo del Pd in Consiglio regionale. «Le dichiarazioni di Montaruli sono smentite dai fatti», afferma. «La Città metropolitana ha rispettato i tempi, presentato i progetti e investito risorse proprie per la progettazione». Per Pentenero, il Milleproroghe viene usato come strumento politico, non come soluzione reale.

«È singolare – aggiunge – che si parli di ascolto dei territori mentre, a livello nazionale, la stessa maggioranza riduce o ritarda risorse fondamentali per Comuni, Province e Città metropolitane». E ricorda che, oltre al Decreto Ponti, restano aperte altre partite: «I canoni idrici del 2024 non ancora trasferiti e i fondi post-alluvione del 17 aprile ancora insufficienti o non pienamente disponibili».

Il punto politico, alla fine, è tutto qui. Il Milleproroghe allunga i tempi, ma non scioglie il nodo centrale: quando e con quali risorse quei ponti verranno davvero sistemati. Per Fratelli d’Italia è la prova che il Governo ha salvato opere come il Ponte di Castiglione. Per il Pd è l’ennesimo rinvio che rischia di trasformarsi in un alibi al contrario, utile per spostare le responsabilità sugli enti locali.

Nel frattempo, però, i ponti restano quelli di prima: chiusi, limitati, sotto osservazione. E mentre Roma discute di proroghe, il territorio continua a fare i conti con strade interrotte, deviazioni e disagi quotidiani. È per questo che la polemica non si spegne. Perché qui il tempo non è una formula giuridica: è traffico, sicurezza, vita reale.

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