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Decreto Ponti, il Milleproroghe accende lo scontro tra Montaruli e Suppo

Tra accuse di ritardi, proroghe dimezzate e promesse ancora senza copertura, la Città metropolitana di Torino respinge le critiche di Fratelli d’Italia e chiede al Governo certezze sui finanziamenti: “Il territorio non vive di polemiche”

Decreto Ponti, il Milleproroghe accende lo scontro tra Montaruli e Suppo

Augusta Montaruli e Jacopo Suppo

La miccia esplode con le dichiarazioni dell’onorevole Augusta Montaruli, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che rivendica l’azione del Governo Meloni e, nel farlo, indica nella Città metropolitana di Torino il principale responsabile dei ritardi nell’attuazione del Decreto Ponti. Secondo Montaruli, con il Milleproroghe l’esecutivo avrebbe finalmente ascoltato i Comuni della provincia, concedendo un ulteriore anno di tempo per le adempienze necessarie e togliendo così ogni “alibi” all’ente metropolitano.

Una ricostruzione che, dalle parti di corso Inghilterra, viene accolta con una parola sola: allibiti.

È Jacopo Suppo, vicesindaco metropolitano con delega ai lavori pubblici, a replicare punto su punto. E lo fa con un tono che abbandona presto la diplomazia di rito per entrare nel terreno della polemica politica vera.

“Le parole dell’onorevole Montaruli ci lasciano allibiti”, dice Suppo, ricordando come già dal marzo dello scorso anno la Città metropolitana avesse pronti i progetti per avviare i lavori previsti dal Decreto Ponti. Altro che immobilismo. Altro che ritardi strutturali.

Il Governo, prosegue il vicesindaco, ha chiesto tempo, ha domandato integrazioni, chiarimenti, documentazione aggiuntiva. E l’ente metropolitano ha risposto, inviando tutto nei tempi richiesti. Nel frattempo, però, dalla maggioranza arrivano accuse di inadempienza. “Un bel modo di iniziare il 2026, non c’è che dire”, commenta Suppo, con un’ironia che sa di amarezza.

I numeri, del resto, parlano chiaro. La Città metropolitana di Torino rivendica di aver definito e trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti la manifestazione di interesse per la proroga dei termini di accesso ai finanziamenti del Decreto Ponti del 2018. Un decreto che vale 61,1 milioni di euro per opere strategiche sul territorio. Per arrivare a quel punto, l’ente ha impegnato 700 mila euro di risorse proprie solo per la progettazione. Non chiacchiere, ma soldi veri.

Non basta. La manifestazione di interesse è stata integrata due volte, il 18 aprile e l’8 maggio, portando il totale delle risorse richieste a 68 milioni di euro. Un lavoro puntuale, documentato, protocollato. Per questo, sottolinea Suppo, parlare di presunti ritardi è “fuori luogo”. E suona più come un attacco politico che come una ricostruzione aderente ai fatti.

C’è poi un episodio che pesa come una pietra nello scontro. Il 28 luglio, a Bardonecchia, durante l’apertura al traffico della seconda canna del traforo del Frejus, Suppo consegna personalmente il dossier al ministro Matteo Salvini. Non un passaggio formale, ma un confronto diretto. In quell’occasione, viene chiesto se alle opere del Decreto Ponti possa essere applicata la procedura prevista dal decreto “omnibus”, cioè la possibilità per Province e Città metropolitane di avviare le gare pubbliche anche in assenza di alcuni passaggi intermedi.

Augusta Montaruli

Augusta Montaruli

Parallelamente, ANCI chiede una proroga di 18 mesi dei tempi previsti dal Decreto Ponti. E qui arriva uno dei nodi più spinosi della vicenda. Perché, come precisa Suppo, il Milleproroghe di cui parla Montaruli non concede un anno, ma solo sei mesi. Una differenza tutt’altro che marginale, soprattutto quando si parla di cantieri complessi, sicurezza strutturale e opere che non si realizzano con uno schiocco di dita.

Eppure, nella versione di Fratelli d’Italia, il Governo Meloni avrebbe fatto esattamente ciò che il territorio chiedeva: ascoltare i Comuni, intervenire sui ritardi della Città metropolitana, concedere più tempo per interventi fondamentali a Castiglione, Preti e Carignano. Un’operazione che Montaruli rivendica come l’ennesima dimostrazione di attenzione ai territori, togliendo all’ente metropolitano “ogni alibi” e smontando – a suo dire – le polemiche.

Due letture opposte, quasi inconciliabili. Ma al netto delle dichiarazioni, resta un dato politico che nessuno può aggirare: la certezza delle risorse ancora non c’è. “Abbiamo fatto tutto il possibile per venire incontro alle esigenze concrete del territorio”, ribadisce Suppo. “Lo abbiamo fatto prendendo atto di promesse e parole da parte del Governo e della maggioranza che lo sostiene. Ma siamo ancora in attesa della certezza dei fondi”.

Ed è qui che la polemica lascia spazio a una domanda più grande, che riguarda non solo Torino ma l’intero Paese: a cosa serve prorogare, se poi le risposte restano sospese? A cosa serve il Milleproroghe, se diventa solo l’ennesimo strumento per rinviare decisioni e rimpallare responsabilità?

Il territorio, conclude il vicesindaco metropolitano, merita una parola certa, non comunicati muscolari né dichiarazioni contro gli amministratori locali. Perché mentre Roma discute di alibi e rivendicazioni, i ponti restano lì, fermi. E con loro restano fermi collegamenti, sicurezza, sviluppo.

Insomma, ancora una volta il rischio è che il Milleproroghe allunghi solo il tempo della polemica, lasciando invariato quello dell’attesa. E il territorio, come spesso accade, resta a guardare.

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