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Ponti finanziati ma fermi: da Roma a Torino rimpallo di responsabilità. Forza Italia: "Ora basta alibi"

Nel mirino la Città metropolitana di Torino e la gestione dei progetti. Anche Clara Marta va all'attacco

Ponti finanziati ma fermi: da Roma a Torino rimpallo di responsabilità. Forza Italia: "Ora basta alibi"

Ponti finanziati ma fermi: da Roma a Torino rimpallo di responsabilità. Forza Italia: "Ora basta alibi"

La polemica esplode a Roma, ma rimbalza subito su Torino. Al centro c’è il Decreto Ponti, uno dei provvedimenti con cui il Governo Meloni ha messo mano alla sicurezza delle infrastrutture viarie finanziate dallo Stato. Ponti già coperti da fondi pubblici, in gran parte di competenza di Province e Città metropolitane, che però in molti casi restano fermi tra ritardi, proroghe e mancanza di atti amministrativi.

A far detonare lo scontro è stata l’onorevole Augusta Montaruli, vice capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che nelle scorse ore ha rivendicato l’azione dell’esecutivo e indicato senza mezzi termini nella Città metropolitana di Torino il principale responsabile dei ritardi. Con il Milleproroghe, ha sostenuto Montaruli, il Governo avrebbe concesso un ulteriore anno di tempo per completare le adempienze necessarie, togliendo così ogni possibile “alibi” agli enti locali. Il messaggio politico è stato netto: lo Stato ha fatto la sua parte, ora tocca a chi amministra sul territorio.

Dentro questo clima si inserisce il comunicato della consigliera metropolitana Clara Marta (Forza Italia), che prende le mosse proprio dall’articolo 9 del Decreto Ponti. Una norma che riguarda direttamente tutti i ponti già oggetto di finanziamento statale, in particolare quelli inseriti nei programmi di manutenzione straordinaria, messa in sicurezza e adeguamento strutturale. L’obiettivo dichiarato è evitare che opere già finanziate restino bloccate e che le risorse vadano perse.

Clara Marta

Nel suo intervento, Marta chiarisce subito il punto politico: “non siamo quindi di fronte a una norma tecnica, ma a una scelta politica chiara”. Una scelta che chiama in causa la responsabilità delle istituzioni nel dare risposte concrete ai territori e nel garantire infrastrutture sicure. Non nuove promesse, ma cantieri.

La consigliera di Forza Italia si muove sullo stesso terreno tracciato da Montaruli, ma con un registro più istituzionale e radicato sul territorio. “I fondi esistono e il quadro normativo consente di procedere”, scrive, aggiungendo che “oggi la vera differenza non la fa l’annuncio di nuove risorse, ma la capacità politica e amministrativa di trasformare i finanziamenti in opere reali”. In altre parole, con le proroghe inserite nel Milleproroghe, le scuse sono finite.

Il discorso si fa concreto quando il comunicato entra nel merito dei casi locali. Nel quadro dei ponti finanziati rientrano infatti il ponte Preti e soprattutto il ponte di Castiglione Torinese, indicato come un’infrastruttura non più rinviabile sotto il profilo della sicurezza e dei collegamenti con Settimo Torinese. Un asse strategico per la mobilità, il lavoro e l’accesso ai servizi di un’ampia area della Città metropolitana. “Non una rivendicazione localistica”, precisa Marta, ma “una priorità oggettiva, concreta e documentata”.

C’è poi il passaggio più politico, quello in cui la consigliera rivendica il proprio ruolo personale. “Mi sono fatta parte attiva e responsabile di questo percorso appena si è evidenziata la criticità”, scrive, ricordando interrogazioni e ordini del giorno presentati come consigliera metropolitana e i contatti con i riferimenti nazionali del partito, dal senatore Rosso al ministro Zangrillo, fino al sottosegretario Ferrante. Un modo per marcare una distanza netta tra chi si limita alle dichiarazioni e chi rivendica un’azione politica continuativa.

Ma il bersaglio resta chiaro. Quando Marta avverte che “senza progetti aggiornati e programmazione le proroghe normative potrebbero restare sulla carta”, il riferimento alla Città metropolitana di Torino è diretto. È qui che il comunicato si salda con la polemica sollevata da Montaruli: se oggi i fondi ci sono e le norme consentono di procedere, eventuali ritardi non potranno più essere attribuiti al Governo.

La “partita dei ponti”, come la definisce la stessa Marta, diventa così una prova di credibilità politica. Per l’esecutivo nazionale, che rivendica di aver rimosso gli ostacoli normativi. Per gli enti locali, chiamati a dimostrare di saper trasformare le proroghe in cantieri. E anche per le forze politiche sul territorio, che ora fissano pubblicamente le responsabilità.

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