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Bilancio sì, DUP no: Carosso spiega il voto che ha scosso il Consiglio comunale a San Mauro

Carosso (Due Ponti): "Votare il bilancio è stato un atto di responsabilità. Il mutuo del 2006? Anche io sono stato uno yes-man. Con la maggioranza dialogo costruttivo, ma smentisco proposte da parte loro"

Bilancio sì, DUP no: Carosso spiega il voto che ha scosso il Consiglio comunale a San Mauro

Bilancio sì, DUP no: Carosso spiega il voto che ha scosso il Consiglio comunale a San Mauro

Votare sì al bilancio ma no al DUP per allontanarsi dalle logiche della "vecchia politica". Questo è il pensiero espresso da Riccardo Carosso, della lista civica Due Ponti, dopo quanto accaduto a dicembre scorso, quando nell'ultima seduta del Consiglio comunale di San Mauro Torinese si era espresso contro il Documento Unico di Programmazione – atto politico della maggioranza – ma a favore del bilancio. Il motivo? Carosso non ritiene il bilancio un atto propriamente politico con gli attuali tagli e nell'attuale momento storico, ma un atto di "sopravvivenza" e di "responsabilità".

Tra le fila dell'opposizione, il capogruppo di FdI Paola Antonetto aveva attaccato apertamente nelle scorse settimane la posizione di Carosso, accusandolo di essere di fatto "passato in maggioranza" e di essere andato oltre la sola "ambiguità" di cui l'aveva additato in passato. Ma quali sono state le reali ragioni di questo voto? È vero che il consigliere della lista Due Ponti si sta avvicinando sempre di più al centrosinistra? Lo abbiamo chiesto a lui in prima persona.

Riccardo Carosso

Riccardo Carosso, durante l'ultimo consiglio comunale hai votato no al DUP e sì al bilancio. Le due cose non ti sembrano in contraddizione, come diceva Paola Antonetto?

«Il DUP è un documento programmatico che riguarda le linee di un intero mandato e rappresenta comunque un'idea di programma: quello che la maggioranza vorrebbe fare. E non avendolo pianificato io, è un un documento che fa l'amministrazione all'inizio mandato che poi lo può aggiornare, lo può modificare. Non è un argomento in cui posso entrare nel merito: è un programma di questa maggioranza, la maggioranza se lo vota. Questa è la mia posizione e lo sarà fino alla fine».

E il bilancio?

«Il bilancio invece rappresenta un'analisi delle fattibilità dell'amministrazione sull'anno di previsione, secondo quelle che sono le giuste normative che vengono emanate dal governo e che negli ultimi anni sono sempre più stringenti e sempre più vincolanti. Se non c'è una copertura certa, non si può autorizzare nessun tipo di spesa discrezionale, se non quelle fisse, quelle contrattualizzate, come comunque evidenziano i revisori in ogni documento che rilasciano nell’anno. Purtroppo ci sono di mezzo dei tagli giganteschi, che quest'anno sono ammontati a 1.200.000 euro. Con questi tagli, che scelte politiche puoi fare? Per me zero».

Davvero non si poteva salvare nulla, oltre al minimo indispensabile?

«Le spese riguardanti il sociale, ma sono pure linee di principio. Ho voluto dare un segnale sulla mia sensibilità verso il sociale, quindi di fronte a queste scelte e a questi equilibri non posso che votare a favore. Dopodiché, mi allontano in maniera marcata dalla vecchia politica, che ritiene che il bilancio sia l'atto più importante. Votare questo bilancio mi è sembrato un atto di responsabilità».

Con l’avanzo di bilancio a metà 2026 ci sarà qualche novità?

«Ci hanno già detto che l'avanzo di bilancio non sarà consistente come lo scorso, ma ci sarà e verranno valutate le scelte politiche su dove destinare le risorse di avanzo libero, in base a scelte politiche, ma mi sembra anche che anche i colleghi di minoranza molte volte le variazioni le abbiano votate in passato, specie quando si parla di manutenzione del territorio».

Secondo te, se il bilancio è così stringato e i tagli sono così forti, di chi è la colpa? Del governo?

«Non è colpa di nessuno. È colpa di momenti storici rigidi come i nostri, di una finanza pubblica che, ragionando per competenza, avrebbe potuto fare delle scelte scriteriate come sono state fatte negli anni passati. Lo Stato è un'azienda che ha risorse limitate. Se possiamo dire, il DUP include al proprio interno il piano regolatore, che è anche uno strumento anche per fare cassa».

Ecco, si può dire che il piano regolatore sia stato il “grande assente” della seconda metà del 2025, e l’anno si è concluso con un nulla di fatto. Tu cosa ne pensi?

«Questa amministrazione avrebbe dovuto darci un’accelerata, così come quelle precedenti. Non solo da un punto di vista di riequilibrio urbanistico, ma anche dal punto di vista di una cassa per generare reddito. E quindi è chiaro un piano regolatore corretto, appropriato potrebbe fare molto. Guardiamo a Settimo che cosa ha fatto, con gli introiti di oneri, con le relative poi entrate di IMU e di addizionale, oltre che con l’aumento di residenti. Quello che si può imputare a questa amministrazione è un gigantesco lassismo nei confronti del piano regolatore».

Bisognerebbe poi capire perché la discussione sul piano regolatore si sia arenata.

«Certo, bisogna capire il perché. Io, non facendo parte di questa maggioranza, non lo so. Se l'amministrazione avesse avuto il coraggio di portare avanti il piano regolatore più in fretta, magari le cose sarebbero cambiate. Con gli investimenti sul PNRR, qualcosa è stato fatto: qualche investimento sia dall'amministrazione Bongiovanni sia dall'amministrazione Guazzora. Si poteva anche fare qualcosa di più, ma io non vado a fare come la vecchia politica: io analizzo i fatti, mi confronto con altre persone e altri Comuni. Cerco di fare un'analisi obiettiva con senso di responsabilità, non per pensare alle poltrone o al posto che posso perdere o al posto che posso recuperare. Io sono veramente lontano anni luci da queste regole».

E cosa ne pensi invece del mutuo per “salvare” le casse comunali? Perché Paola Antonetto diceva che quello del 2006 l'avevi votato.

«Il populismo lo lascio a lei. Io sono sempre stato contrario ai mutui, ma li ho anche votati. Nel 2006 ero ai miei primi anni da consigliere comunale, ed ero uno yes-man, lo ammetto. Ma qual era il problema? Uno incomincia, si affaccia, vede le cose, le vota senza capirle a fondo e poi magari col tempo le capisce».

Quindi ritieni un errore del passato aver votato il mutuo nel 2006?

«Era un altro momento storico. Non so fare delle valutazioni se abbia fatto bene o male. Sono state fatte grandi opere, ed è chiaro che la ricaduta sulla spesa corrente con i nuovi momenti storici ha portato ad avere delle spese correnti gigantesche, e adesso ne subiamo le conseguenze».

Secondo alcune fonti, il centrosinistra ti avrebbe offerto un posto come assessore, e questo avrebbe sancito il tuo ingresso in maggioranza. Oppure un posto come presidente del Consiglio comunale: un avvicinamento più “soft” alla maggioranza. Hai da dire qualcosa a riguardo?

«Lo smentisco. Ho avuto degli ottimi rapporti sia con la Lista Guazzora che con il vicesindaco Rastelli, del PD. Ci siamo confrontati con loro, con tutta la maggioranza e altre liste civiche, a luglio scorso, come Impegno per San Mauro e Alternativa Democratica. Sono state fatte delle riflessioni su San Mauro. Punto e a capo. Il resto lo devo smentire categoricamente».

E con le liste che hanno sostenuto Antonetto hai avuto qualche incontro?

«No, nessuno».

Paola Antonetto ha detto che chiaramente per te “non c'è spazio nel centrodestra cittadino”.  Quindi con chi correrai alle comunali 2027? Da solo? Oppure col centrosinistra?

«Io sono vicino al mondo civico. Ritengo di essere l'unico rimasto vicino alla realtà civica di San Mauro. Chi si riconosce ancora in un’identità civica ha le porte aperte con noi. All'interno del “Patto civico”, ognuno ha fatto un'esperienza e l'ha giudicata positiva o negativa, e qualcuno se n'è andato. Noi in questo momento stiamo cercando di capire se c'è ancora uno spazio civico che abbia voglia di mettersi in gioco. Dopodiché, col centrosinistra mai. Col centrodestra mai. Io ti posso dire che le logiche partitiche sono contento di averle abbandonate da 10 anni».

Torniamo ancora un attimo sul piano regolatore. C’è una forza che voleva fare più in fretta (Lista Guazzora) e una che aveva un approccio più cauto (PD). Pensi che tra di loro ci siano ancora delle tensioni?

«Io non penso che al PD non interessi il piano regolatore. Però penso che al PD magari potesse interessare rompere le scatole, che è diverso. È inevitabile che in questa amministrazione ci siano degli attriti: è sotto gli occhi di tutti. Il piano regolatore potrebbe essere il modo per evidenziare questi attriti. Per le prossime elezioni, il PD sa di poter contare su un nome e su un simbolo solido, a prescindere dal piano regolatore. La Lista Guazzora meno».

Nel 2027 ci saranno appunto le elezioni, quindi questo sarà anche l’anno dell’inizio della propaganda elettorale. Quando inizierà ufficialmente? Verso questa primavera?

«Può darsi. La mia preoccupazione più grande è legata però al grande astensionismo, sia tra chi va a votare che tra chi fa politica: sempre meno persone decidono di mettersi in gioco e quindi prevarrà, ahimè, sempre la logica degli “schierati” politici. In una realtà come quella di San Mauro, di 18.000 abitanti, prevalgano le logiche nazionali. Fino a 10/12 anni fa, le componenti civiche potevano determinare equilibri. Ad oggi, la mia preoccupazione è quella. Perché la lista civica si regge sulle persone. Le persone oggi non hanno più voglia, e sono sempre più allontanate dalla politica. Non vanno a votare. E quindi, un mondo solo civico deve essere formato da gente con grande motivazione. Ma visto che la politica non dà da mangiare a noi consiglieri comunali, dobbiamo comunque fare i conti con il nostro lavoro. Solo chi non fa niente o è pensionato, solo chi ha la possibilità di non lavorare e di dedicarsi completamente alla politica può mettersi in gioco. Ma chi lavora fatica. Noi ci stiamo dando da fare. Speriamo di creare entusiasmo e voglia ancora nei cittadini San Mauro di mettersi in gioco senza logiche di partito, e poi vediamo cosa succederà».

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