AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
02 Gennaio 2026 - 10:29
Botti a San Mauro, i residenti attaccano il Comune: “Scelta l’inerzia, siamo stati lasciati soli”
A San Mauro Torinese la polemica sui botti non è un’eco lontana delle feste, ma una frattura ancora aperta. Nei giorni scorsi il tema è esploso – in senso letterale e politico – con il boato di via Mezzaluna, le segnalazioni lungo il Po, le foto, i video, le testimonianze di chi ha parlato senza mezzi termini di ordigni, non di semplici petardi. Ora, però, il fronte del malcontento si allarga e si struttura. In redazione è arrivato un lungo comunicato che parla a nome dei residenti del quartiere Pragranda e che non si limita a denunciare il disagio, ma accusa apertamente l’Amministrazione comunale di aver scelto l’inerzia.
Il tono è netto, privo di giri di parole. «Scriviamo per esprimere tutto il nostro sdegno e la nostra più totale indignazione di fronte all’inerzia di questa Amministrazione che, ancora una volta, ha deciso di ignorare il problema dell’esplosione selvaggia di botti e petardi durante le festività», si legge nel testo. Non è uno sfogo isolato, né l’ennesimo commento affidato ai social. È una presa di posizione che arriva dopo giorni di racconti simili, accumulatisi quartiere dopo quartiere, sera dopo sera.
Il nodo centrale non è la festa in sé, ma la mancanza di una presa di posizione chiara e visibile. I residenti lo scrivono senza attenuanti: «È inaccettabile che, mentre i comuni confinanti dimostrano sensibilità e senso civico emanando divieti chiari, San Mauro resti una “zona franca” dove chiunque si sente legittimato a bombardare i quartieri». Il confronto con il territorio circostante torna ancora una volta. Torino, Settimo, Gassino, Castiglione, San Raffaele Cimena: ordinanze comunali, campagne di sensibilizzazione, divieti espliciti. A San Mauro, invece, secondo chi vive i quartieri, nulla di paragonabile.

Eppure, come già emerso nei giorni scorsi, un divieto esiste. È scritto nero su bianco nel Regolamento di Polizia Urbana, che vieta per tutto l’anno l’uso di petardi, botti e artifici similari. Un divieto strutturale, permanente, che però è rimasto sommerso, affidato a una comunicazione frammentaria e a un chiarimento diffuso solo tramite un canale istituzionale poco frequentato. A questo si aggiunge la deroga nella notte di Capodanno, limitata agli artifici a bassa pericolosità, una distinzione tecnica che sul piano pratico diventa terreno scivoloso quando entrano in gioco botti illegali o artigianali.
È proprio questa distanza tra norma e realtà che alimenta la rabbia. «Troviamo scandaloso che si sia preferito il silenzio amministrativo alla tutela dei soggetti più deboli», scrivono i residenti, elencando uno per uno i punti critici. Gli animali, prima di tutto. «Terrorizzati, spesso in preda a crisi di panico che portano a fughe o morte per arresto cardiaco». Una sofferenza che, sottolineano, non può essere liquidata come un effetto collaterale inevitabile delle feste. «Ignorare questa sofferenza significa mancare di empatia e di civiltà».
Poi ci sono le persone fragili. Anziani, malati, bambini. «Costretti a subire un clima di guerriglia urbana che nulla ha a che fare con lo spirito festivo». Parole che riecheggiano quanto raccontato nei giorni scorsi da chi, svegliato di soprassalto nel cuore della notte, parlava di paura reale, di letti che tremano, di bambini in lacrime. Non un fastidio passeggero, ma un’esperienza che lascia il segno.
Il terzo punto è quello della sicurezza pubblica, spesso evocata solo dopo gli incidenti. «Lasciare che si esplodano petardi senza alcun freno significa esporsi al rischio di incendi e ferimenti, gravando inutilmente sui soccorsi». Un tema tutt’altro che teorico. Ogni anno, in Italia, i botti provocano feriti gravi, mutilazioni, incendi. A Venaria Reale, lo scorso Capodanno, un giovane ha perso una mano. Da lì è nata un’ordinanza più restrittiva, un segnale politico chiaro. A San Mauro, sottolineano i residenti, quel segnale non è arrivato.
La critica, però, va oltre l’episodio dei botti. Diventa una contestazione del metodo. «Questo immobilismo non è solo deludente, è una mancanza di rispetto verso chi vi ha votato, paga le tasse e si aspetta di vivere in una città sicura e moderna». Il riferimento al “buon senso”, spesso richiamato nel dibattito pubblico, viene smontato senza diplomazia: «Il buon senso non esiste senza regole e controlli: la verità è che avete scelto di non agire, lasciando i residenti soli a gestire i danni e i disagi causati da pochi incivili».
È qui che la polemica si salda con quanto già raccontato nei giorni precedenti. Il caso di via Mezzaluna non è stato un’anomalia, ma il punto più visibile di un’escalation. Le segnalazioni di botti continui, dal tardo pomeriggio fino a notte inoltrata, si sono moltiplicate. Il racconto di chi parla di “giri” nei quartieri, di esplosioni spostate di zona in zona, ha restituito l’immagine di un fenomeno diffuso e ripetuto. A questo si è sommato il tema ambientale: rifiuti lasciati lungo il Po, polveri sottili, una qualità dell’aria già compromessa che peggiora ulteriormente.
Nel comunicato dei residenti della Pragranda, però, c’è anche uno sguardo lungo. «Prendiamo atto con profonda rabbia di questa vostra scelta, che verrà ricordata come una palese dimostrazione di disinteresse verso il benessere della comunità e degli animali». Non una minaccia, ma un avvertimento politico e civico. La memoria delle decisioni – o delle non decisioni – resta. E pesa.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.