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Torino, la sinistra di movimento in piazza: “Giù le mani dal Venezuela”

Presidio a piazza Castello: sigle a sinistra accusano gli Usa, citati bombardamenti e cattura di Maduro

Torino, la sinistra di movimento in piazza: “Giù le mani dal Venezuela”

Una serata di protesta e denuncia ha animato il cuore di Torino il 3 gennaio 2026, con un presidio organizzato dalle principali sigle della sinistra politica e sociale. In piazza Castello, di fronte alla Prefettura, è risuonato lo slogan “Giù le mani dal Venezuela”, mentre bandiere e striscioni hanno invaso lo spazio pubblico. A guidare la protesta sono stati i rappresentanti di Potere al popolo, Partito comunista italiano, Rifondazione comunista, Rete dei comunisti, Cambiare rotta e Osa, con un fronte unito che si è raccolto per denunciare l’attacco imperialista degli Stati Uniti al Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro e della sua consorte, Cilia Flores. Una posizione chiara che richiama un'interpretazione del conflitto internazionale in chiave anti-imperialista, tratteggiando una visione che collega la difesa della sovranità nazionale e il rispetto del diritto internazionale.

Secondo quanto dichiarato da Potere al popolo, l’attacco degli Stati Uniti al Venezuela rappresenterebbe un atto di violenza imperialista, volto a minare la sovranità di un Paese e a sconvolgere la pace di una intera regione. Gli organizzatori hanno spiegato che, dopo mesi di minacce e operazioni militari nei mari caraibici, il conflitto è ormai entrato nella fase più pericolosa, con bombardamenti su punti strategici e quartieri popolari di Caracas. Le parole sono forti: secondo i manifestanti, gli Stati Uniti, supportati da silenzio e assenso da parte dei governi occidentali, sono responsabili di aver violato le più basilari norme del diritto internazionale.

Inoltre, i manifestanti hanno sottolineato come l’obiettivo di Donald Trump sia chiaro: impadronirsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, utilizzando la forza per spezzare l’indipendenza politica del Paese. Un accusa diretta che si intreccia con la critica nei confronti dell'Europa e del governo italiano, che viene accusato di complicità silenziosa con gli Stati Uniti.

Anche Rifondazione comunista ha partecipato con un messaggio simile, accusando gli Stati Uniti di aver avviato una "brutale aggressione terroristica" contro il Venezuela. Il partito ha parlato di un'operazione volta a appropriarsi delle risorse di uno Stato sovrano, aggiungendo che questo atto viola le più elementari norme del diritto internazionale e si inserisce in un contesto globale in cui il genocidio palestinese e i venti di guerra in Europa stanno segnando l'inizio di un nuovo anno che si prospetta drammatico.

Il linguaggio della protesta è netto e ricco di terminologia politica classica, che richiama la tradizione dell'anti-imperialismo di sinistra. Termini come “aggressione imperialista”, “bombardamenti”, “terrorismo” vengono utilizzati per costruire una narrazione che mette al centro la sovranità dei popoli e la difesa delle risorse naturali da parte delle potenze imperialiste. La lettura politica dei fatti accade dentro una cornice che definisce le attuali dinamiche internazionali come uno scontro tra le forze dell’imperialismo e quelle della liberazione e dell’autodeterminazione.

La manifestazione torinese, che si è svolta davanti alla Prefettura, ha avuto il merito di mettere al centro il tema della sicurezza internazionale, sollecitando una riflessione più ampia sulla gestione delle crisi globali e sulle responsabilità politiche di chi, a livello internazionale, sostiene azioni di aggressione.

Le critiche non si fermano solo agli Stati Uniti: gli organizzatori hanno anche accusato i governi occidentali di essere complici di questa escalation bellica, in particolare il governo italiano. Potere al popolo ha denunciato come, a partire dal conferimento del Premio Nobel per la pace alla venezuelana Leopoldo López, che ha più volte invocato un golpe contro il governo di Maduro, il nostro Paese si sia trovato, secondo i manifestanti, dalla parte sbagliata della barricata. Un’accusa di complicità che ribadisce come l’Italia, al pari di altri Paesi dell’Unione Europea, non abbia fatto nulla per fermare quella che viene definita una "operazione di guerra" e un intervento militare nei confronti di un Paese sovrano.

La protesta di Torino si è svolta sotto un'unica bandiera che unisce i movimenti di sinistra in una causa comune: stop alla guerra, rispetto della sovranità dei popoli e difesa delle risorse naturali. I movimenti comunisti e di sinistra hanno voluto trasmettere un messaggio chiaro: difendere il Venezuela dalle aggressioni imperialiste significa difendere il diritto alla pace e al benessere dei popoli contro la violenza dei potenti.

Il presidio in piazza Castello è stato anche un’occasione per richiamare l’attenzione su come le dinamiche internazionali possano influire sulle vite dei popoli, e su quanto sia necessario un impegno collettivo e internazionale per fermare l’aggressione imperialista e sostenere le lotte per l’autodeterminazione. Il messaggio di solidarietà al popolo venezuelano risuona forte e chiaro, con il richiamo ad una mobilitazione globale contro le politiche di guerra e sfruttamento delle risorse.

Se la protesta torinese ha avuto successo nel sollevare il tema della solidarietà internazionale, rimane da vedere quale riscontro avrà nel panorama politico e sociale più ampio, sia in Italia che all’estero, nei confronti del Venezuela e della sua lotta per la sovranità.

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