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Quando Alice Castello entrò nella storia con una torta lunga un chilometro e cento metri

Nel 1989 il paese scalzò Maddaloni dal Guinness dei primati grazie a 40 pasticceri e 1099 metri di panna e bignè

Quando Alice Castello

Quando Alice Castello entrò nella storia con una torta lunga un chilometro e cento metri

C’è un momento, nella memoria collettiva di Alice Castello, che profuma ancora di panna, zucchero e festa popolare. È il 1989, un anno che per il piccolo centro vercellese non significa soltanto fine di un decennio, ma l’ingresso ufficiale nella storia dei Guinness dei primati. Succede grazie a un’impresa tanto semplice quanto folle: costruire una torta lunga 1099 metri, capace di superare il precedente record detenuto da Maddaloni e di attirare l’attenzione ben oltre i confini piemontesi.

Non era una trovata commerciale né un evento calato dall’alto. Era un’idea nata dal basso, cresciuta tra laboratori artigiani e spirito di comunità. Quaranta pasticceri, arrivati anche da fuori paese, accettarono la sfida di lavorare fianco a fianco per dare forma a un dolce che non aveva precedenti. Una torta fatta di bignè e panna, assemblata metro dopo metro lungo le strade del centro cittadino, trasformate per un giorno in una gigantesca tavola imbandita.

Alice Castello si svegliò presto quella mattina. Le vie principali iniziarono a riempirsi già dalle prime ore, tra curiosi, famiglie, bambini e fotografi improvvisati. La torta cresceva lentamente, sotto gli occhi di tutti, mentre i pasticceri lavoravano senza sosta, coordinando tempi, porzioni e decorazioni. Ogni tratto doveva combaciare con il precedente, senza cedimenti, senza interruzioni. Un lavoro di precisione artigiana, ma anche di resistenza fisica e organizzativa.

Alla fine, quando la misurazione ufficiale certificò la lunghezza di 1099 metri, il paese esplose in un applauso liberatorio. Il record era battuto. Alice Castello aveva scritto il proprio nome nel Guinness dei primati, diventando per un giorno capitale mondiale della pasticceria popolare. Non un primato tecnologico o sportivo, ma qualcosa di profondamente italiano: condivisione, manualità, cibo come collante sociale.

L’eco dell’impresa arrivò rapidamente sui giornali e nelle televisioni. A distanza di anni, quella giornata continua a essere raccontata come un esempio di ciò che un piccolo paese può fare quando decide di muoversi insieme. Non c’erano social network, non c’erano dirette streaming. Eppure, la notizia fece il giro del Paese, anche grazie al passaparola e alla forza simbolica di un gesto che parlava di orgoglio locale.

A ricordare oggi quell’evento è anche la voce di Gian Franco Bianco, che ha contribuito a tenere viva la memoria di una festa diventata leggenda. Un racconto che riporta indietro nel tempo, quando le feste di paese erano occasioni totali, capaci di coinvolgere intere comunità senza bisogno di grandi sponsor o scenografie artificiali. Bastavano le mani, il sapere artigiano e la voglia di fare qualcosa che restasse.

La torta, naturalmente, non andò sprecata. Dopo la misurazione ufficiale, i metri di dolcezza vennero distribuiti al pubblico, trasformando il record in una vera festa collettiva. Bambini con la panna sul naso, anziani seduti lungo i marciapiedi, risate, fotografie e la sensazione condivisa di aver vissuto qualcosa di irripetibile.

Oggi, a più di trent’anni di distanza, quel chilometro di torta è diventato parte dell’identità di Alice Castello. Un episodio che racconta un’epoca, ma anche un modo di stare insieme che resiste nel tempo. In un presente fatto di eventi rapidi e memoria corta, il Guinness del 1989 resta una lezione semplice: non serve essere grandi per entrare nella storia, basta crederci insieme.

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