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01 Gennaio 2026 - 16:43
Il gelo non ferma la tradizione: al Lago Sirio il Cimento del Moia apre il 2026
C’è un appuntamento che a Ivrea e nel Canavese non ha mai avuto bisogno di spiegazioni, perché parla da solo da oltre vent’anni. È il Cimento invernale del Lago Sirio, quello che ogni primo gennaio riporta uomini e donne comuni a fare una cosa apparentemente assurda: spogliarsi, entrare in acqua e affrontare il freddo senza scorciatoie. Questa mattina, puntuale come la tradizione comanda, lo scenario si è ripetuto ancora una volta sulle sponde del lago, con lo Chalet Moia a fare da epicentro di un rito che dal 2002 apre simbolicamente l’anno nuovo.

Allora come oggi, l’idea è sempre stata la stessa: inaugurare la stagione dello storico stabilimento balneare con un gesto che fosse insieme fisico, simbolico e collettivo. Negli anni il format si è consolidato, senza mai perdere la sua anima originaria. Prima la corsa, poi il tuffo. Prima lo sforzo, poi la prova. Anche se oggi il Memorial non è più al centro della mattinata, resta inciso nella memoria di chi ha vissuto quelle edizioni in cui alle 11.15 in punto partiva il giro secco di corsa attorno al Lago Sirio, 3.600 metri in senso antiorario, con partenza e arrivo al Moia. Un giro sufficiente a scaldare i muscoli, ma non certo a preparare lo spirito a ciò che sarebbe arrivato dopo.
Perché il passaggio vero, quello che ancora oggi definisce l’evento, è sempre stato lo stesso: togliersi le scarpe da ginnastica, infilare il costume e trasformarsi, nel giro di pochi secondi, da runner a “orso polare”. Il momento clou scattava – e scatta ancora – alle 12 in punto, quando il lago diventa protagonista assoluto e le sponde si riempiono di applausi, incitamenti, curiosi e fotografi.
Questa mattina il Cimento invernale 2026 ha rispettato fedelmente il copione. L’aria era tagliente, il cielo limpido, il Lago Sirio immobile come solo d’inverno sa essere. Il dato che racconta tutto, più di qualsiasi aggettivo, è uno solo: temperatura dell’acqua 7,8 gradi. Un numero che non lascia spazio a retorica o sottovalutazioni. Entrarci significa accettare il gelo, senza filtri. Significa sentire il corpo reagire, il respiro accorciarsi, i muscoli irrigidirsi per poi cedere lentamente all’adattamento.
Sulle sponde, come accade da sempre, non c’erano solo i partecipanti. C’erano amici, familiari, curiosi, gente che ogni anno torna “solo a guardare” e puntualmente si ritrova a pensare che, forse, prima o poi toccherà anche a loro. Perché il Cimento non è uno spettacolo da consumare, ma un invito silenzioso a mettersi in gioco.
A rendere possibile tutto questo, da oltre vent’anni, è lo Chalet Moia, che non è soltanto una struttura balneare ma un luogo di memoria collettiva. Qui il Cimento ha trovato casa, continuità e cura, sotto la guida di Dario Piergiorgio Moia, autentico “capo banda” di una tradizione che si è tramandata senza mai trasformarsi in folklore vuoto. Ogni dettaglio è parte del rito: le scalette pronte per un’uscita rapida dall’acqua, pensate per chi capisce al volo che il coraggio non è restare un secondo in più, ma ascoltare il proprio corpo.
E poi c’è un altro simbolo che negli anni è diventato parte integrante della scena: il “Sacco di Babbo Natale”, posizionato accanto alle scalette sul pontile del Moia. Dentro non ci sono solo premi estratti a sorte tra gli intrepidi tuffatori, ma l’idea stessa che il Cimento non sia mai stato una sfida individuale. Tutti partecipano, tutti escono dall’acqua con qualcosa in più. A volte è un premio, altre volte è semplicemente una storia da raccontare per tutto l’anno.
Dopo il bagno, come da tradizione, arriva il momento del ritorno alla terraferma. Bevande calde, vin brûlé, paste secche offerte dalla direzione dello stabilimento e quel tempo sospeso in cui il corpo riprende possesso di sé, mentre le conversazioni si intrecciano e il gelo diventa già ricordo. È lì che il Cimento mostra forse il suo volto più autentico: non nella sfida estrema, ma nella convivialità che segue, nella coralità che si crea tra persone diverse per età, storie e provenienza.
Il termine stesso “Ciménto”, dal latino caementum, parla chiaro: prova pericolosa, dura prova morale. Ed è difficile dire quale delle due definizioni si avvicini di più a ciò che accade ogni primo gennaio al Sirio. Di certo c’è che chi pratica il Cimento non lo fa per esibizione. Lo fa per mettersi alla prova, per misurarsi con uno stress ambientale che obbliga il corpo e la mente ad adattarsi, a reagire, a rafforzarsi. Non a caso nei Paesi del Nord Europa il bagno invernale è considerato una pratica salutare, capace di rinforzare le difese immunitarie e di generare benessere psicofisico.
Ma al di là degli effetti scientifici, il Cimento del Moia resta soprattutto un gesto simbolico. Un modo di dire che l’anno nuovo non va semplicemente festeggiato, ma affrontato. Che il freddo non è solo qualcosa da evitare, ma anche da attraversare. E che farlo insieme, sulle sponde di un lago che da decenni osserva immobile questa scena, rende tutto più sopportabile.
Questa mattina, ancora una volta, il Lago Sirio è stato testimone silenzioso di tutto questo. Ha accolto gli “orsi polari”, ha stretto i denti con loro, li ha restituiti alla riva infreddoliti ma sorridenti. Un rito che dal 2002 continua a rinnovarsi, identico e sempre nuovo, riempiendo di energia e di memoria il primo giorno dell’anno.
Insomma, il Cimento invernale dello Chalet Moia non è solo un tuffo. È una storia che continua. E a giudicare da questa mattina, non ha alcuna intenzione di fermarsi.
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