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Casa e Isee, nelle grandi città cambia tutto. Ecco come

Soglia più alta per l’abitazione e nuovo impatto su bonus e prestazioni

Casa e Isee, nelle grandi città cambia tutto. Ecco come

Casa e Isee, nelle grandi città cambia tutto. Ecco come

La manovra di bilancio riscrive una delle regole più sensibili per milioni di famiglie: il peso della casa di abitazione nel calcolo dell’Isee. Una modifica approvata in commissione Bilancio al Senato introduce un trattamento differenziato tra grandi città e resto del Paese, con effetti concreti sull’accesso a bonus, agevolazioni e prestazioni sociali.

La novità più rilevante riguarda i comuni capoluogo delle aree metropolitane. Qui il valore dell’abitazione principale escluso dal computo Isee sale fino a 200mila euro, un tetto nettamente più alto rispetto a quello previsto per gli altri territori. Una scelta che tiene conto del costo immobiliare più elevato nei grandi centri urbani e che punta ad ampliare la platea di nuclei familiari che potranno continuare a rientrare nei parametri per gli aiuti pubblici.

Per il resto d’Italia resta invece il limite già rivisto dalla legge di bilancio: la soglia di esclusione del valore della prima casa passa da 52.500 euro a 91.500 euro. A questa cifra si aggiunge un ulteriore meccanismo correttivo legato alla composizione del nucleo familiare: il tetto aumenta di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo, riconoscendo il peso economico delle famiglie più numerose.

L’innalzamento fino a 200mila euro vale esclusivamente per chi risiede nelle città metropolitane, un elenco che comprende Roma Capitale, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina, Palermo e Sassari. In questi contesti, il valore della casa incide spesso in modo sproporzionato sugli indicatori economici, rischiando di escludere famiglie con redditi medio-bassi da strumenti di sostegno fondamentali.

Dal punto di vista pratico, la modifica interviene su uno degli elementi più critici dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, spesso accusato di non riflettere pienamente le differenze territoriali. In città dove il mercato immobiliare è più caro, una casa dal valore elevato non coincide necessariamente con una reale capacità economica maggiore. L’intervento normativo prova a correggere questa distorsione.

Resta ora da valutare l’impatto complessivo della misura: da un lato, più famiglie potrebbero rientrare nelle soglie per bonus sociali, agevolazioni universitarie, servizi per l’infanzia e altre prestazioni legate all’Isee; dall’altro, l’innalzamento dei tetti comporta un ampliamento della platea dei beneficiari che dovrà essere sostenibile nel tempo per i conti pubblici.

In ogni caso, il segnale politico è chiaro: la prima casa, soprattutto nelle grandi città, viene riconosciuta sempre meno come un indicatore automatico di ricchezza e sempre più come un bene essenziale, da pesare con criteri più aderenti alla realtà economica dei territori.

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