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16 Dicembre 2025 - 16:59
L’idrogeno entra nelle comunità energetiche: il Piemonte fa da laboratorio all’Europa (immagine di repertorio)
Il Piemonte torna a giocare d’anticipo nella transizione energetica e lo fa mettendo insieme comunità energetiche rinnovabili e idrogeno, due parole chiave spesso citate nei convegni ma raramente testate sul campo. Questa volta, però, si passa dalla teoria alla pratica. Parte da Torino e dalla Valsesia il progetto europeo H2Score, coordinato dal Politecnico di Torino, con quindici partner internazionali e un budget complessivo di 6 milioni di euro, pensato per dimostrare se e come l’idrogeno possa davvero rendere le Cer più efficienti, autonome e resilienti.
Il cuore sperimentale dell’iniziativa sarà a Quarona, in provincia di Vercelli, dove verrà realizzata un’infrastruttura integrata capace di produrre, stoccare e utilizzare idrogeno rinnovabile all’interno di una comunità energetica locale. Non un esercizio accademico, ma un test in condizioni reali, con un anno di monitoraggio continuo su prestazioni energetiche, benefici ambientali, impatti sociali ed eventuali criticità, comprese emissioni e dispersioni di idrogeno.
Per capire la portata del progetto bisogna partire dalle CER, le Comunità Energetiche Rinnovabili. Si tratta di aggregazioni di cittadini, imprese ed enti pubblici che producono e condividono energia da fonti rinnovabili – come fotovoltaico, idroelettrico o biomasse – a livello locale. Le Cer nascono per ridurre i costi energetici, abbattere le emissioni e restituire ai territori una parte del controllo sull’energia che consumano. Il loro limite, però, è noto: la discontinuità delle fonti rinnovabili. Il sole non splende sempre, l’acqua non scorre con la stessa intensità tutto l’anno, e l’energia prodotta in eccesso rischia di andare sprecata.
È qui che entra in gioco l’idrogeno. Nel progetto H2Score viene utilizzato come vettore energetico, cioè come forma di accumulo dell’energia rinnovabile prodotta localmente. Quando la comunità genera più energia di quella che consuma, l’elettricità in surplus viene usata per produrre idrogeno. Quando invece la produzione cala, l’idrogeno viene riconvertito in energia, garantendo continuità e flessibilità al sistema. In altre parole, l’idrogeno diventa la batteria di lunga durata delle comunità energetiche.
A Quarona il sistema sarà basato su due tecnologie complementari e integrato con il teleriscaldamento, in modo da recuperare e utilizzare anche il calore prodotto dai processi ad alta temperatura. Un dettaglio non marginale, perché aumenta l’efficienza complessiva e riduce ulteriormente gli sprechi. Tra le innovazioni più rilevanti c’è lo stoccaggio dell’idrogeno in idruri metallici, una soluzione che consente di immagazzinarlo in modo più sicuro e compatto rispetto ai serbatoi tradizionali ad alta pressione. Questo aspetto è cruciale per superare uno degli ostacoli principali alla diffusione dell’idrogeno: l’accettabilità normativa e sociale nei contesti urbani e semiurbani.
Il progetto punta anche su una forte connessione con il territorio. L’utilizzo di biomassa locale lega la produzione di idrogeno all’economia circolare della Valsesia, rafforzando il legame tra transizione energetica e sviluppo locale. Accanto all’impianto fisso, H2Score prevede anche un generatore portatile a idrogeno, pensato per eventi temporanei o situazioni di emergenza, come alternativa concreta ai classici generatori diesel. Un banco di prova importante per valutare se l’idrogeno possa davvero sostituire i combustibili fossili anche nelle applicazioni mobili e temporanee.
Il valore del progetto non si ferma però ai confini piemontesi. Parallelamente alla sperimentazione di Quarona, sono previsti quattro studi di replicabilità in Italia, Spagna, Svizzera e Canada, con l’obiettivo di capire come questo modello possa essere adattato a contesti geografici, climatici e normativi diversi. Un passaggio decisivo se si vuole evitare che l’idrogeno resti confinato a pochi progetti pilota senza ricadute concrete.
H2Score mette così alla prova una delle grandi promesse della transizione energetica: trasformare le Comunità Energetiche Rinnovabili da semplici reti di autoconsumo in sistemi energetici locali avanzati, capaci di produrre, accumulare e distribuire energia in modo intelligente. Il Piemonte si propone come laboratorio europeo, assumendosi il rischio – e l’ambizione – di dimostrare che l’idrogeno non è solo uno slogan, ma può diventare uno strumento operativo per rendere le comunità più autonome, sostenibili e meno dipendenti dai mercati energetici globali. Una scommessa che, se vinta, potrebbe cambiare davvero il modo in cui produciamo e condividiamo energia.
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