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12 Dicembre 2025 - 09:45
Vaccini e autismo, una bugia durata trent’anni: l’OMS mette fine alla paura che ha ingannato milioni di famiglie
Per oltre trent’anni il binomio vaccini e autismo è stato al centro di una delle più persistenti e dannose campagne di disinformazione della storia recente. Un’ombra lunga, capace di insinuarsi nelle famiglie, nelle scelte sanitarie, nel dibattito pubblico, nonostante le smentite ripetute della comunità scientifica. Oggi quella pagina viene riletta alla luce di una nuova, imponente analisi dell’Organizzazione mondiale della sanità, che non aggiunge un’opinione ma mette un punto fermo definitivo: non esiste alcun legame tra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico.
Il documento è stato pubblicato il 27 novembre 2025 dal Comitato globale per la sicurezza vaccinale dell’OMS (GACVS), l’organismo incaricato di valutare in modo indipendente i rischi legati ai vaccini sulla base delle migliori evidenze disponibili. Non si tratta di uno studio isolato, ma di una sintesi rigorosa di decenni di ricerche, aggiornate fino all’estate del 2025, che ripercorre punto per punto tutte le ipotesi avanzate negli anni e le sottopone a una verifica scientifica senza sconti.
Per comprendere il peso di questa conclusione bisogna tornare indietro nel tempo, agli anni Novanta, quando una pubblicazione priva di solidità metodologica riuscì a insinuare il dubbio che alcune vaccinazioni pediatriche potessero essere collegate all’insorgenza dell’autismo. Quella tesi, poi smentita e ritirata, è però sopravvissuta alla sua stessa demolizione, alimentata da paure comprensibili, da una comunicazione confusa e, negli ultimi anni, dalla cassa di risonanza dei social network. È su questo terreno che sono cresciute teorie complottiste, campagne antivaccinali e una diffidenza che ha avuto conseguenze concrete sulla salute pubblica.
L’analisi dell’OMS parte proprio da qui, dalla necessità di fare ordine. Il GACVS ha esaminato due revisioni sistematiche di altissimo livello, che coprono un arco temporale di oltre quindici anni, dal 2010 all’agosto 2025. La revisione sistematica non è una semplice raccolta di studi, ma uno strumento che seleziona le ricerche più robuste, valuta il rischio di distorsioni, pesa la qualità dei dati ed esclude ciò che non regge a un’analisi rigorosa. È il gradino più alto nella gerarchia delle prove scientifiche.
Il primo grande filone analizzato riguarda il thimerosal, un conservante a base di etilmercurio che per anni è stato al centro di accuse infondate. La revisione aggiorna un’analisi già pubblicata nel 2012 e include 31 studi condotti tra il 2010 e il 2025. Sedici di questi si concentrano specificamente sui vaccini contenenti thimerosal, quindici analizzano il rapporto generale tra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico. A questi si aggiungono cinque meta-analisi, che aggregano dati raccolti in decenni di osservazioni su milioni di persone.

Il risultato è netto e coerente. Venti studi primari, condotti in undici Paesi diversi, insieme a tutte le meta-analisi esaminate, non mostrano alcuna associazione tra vaccini, con o senza thimerosal, e autismo. Non una tendenza, non un segnale debole, non una correlazione statisticamente significativa. Le poche ricerche che in passato avevano suggerito un possibile legame vengono analizzate una per una e risultano affette da gravi limiti: campioni ridotti, metodi statistici inadeguati, errori concettuali o conflitti di interesse. Per questo motivo il GACVS attribuisce loro una bassa affidabilità scientifica.
Un secondo capitolo, altrettanto sensibile nel dibattito pubblico, riguarda l’uso dei sali di alluminio come adiuvanti nei vaccini. Queste sostanze sono impiegate da decenni per rafforzare la risposta immunitaria e ridurre il numero di dosi necessarie, ma sono state spesso tirate in ballo come possibili cause di danni neurologici. Anche in questo caso, la revisione sistematica passa in rassegna tutta la letteratura scientifica disponibile fino a marzo 2023, consultando le principali banche dati internazionali.
I dati presi in esame comprendono trial clinici randomizzati e studi di coorte su larga scala, cioè ricerche che seguono nel tempo grandi gruppi di persone e permettono confronti solidi tra popolazioni esposte e non esposte. Tutti concordano su un punto: i vaccini contenenti alluminio non sono associati a un aumento del rischio di autismo né ad altre patologie croniche o sistemiche. Le uniche due pubblicazioni che avevano ipotizzato una relazione si basavano su studi ecologici, uno strumento che non consente di stabilire rapporti di causa-effetto e che, in questi casi, presentava errori metodologici rilevanti.
A rafforzare ulteriormente il quadro arrivano i nuovi dati dalla Danimarca, uno dei Paesi con i registri sanitari più completi al mondo. Il GACVS ha esaminato uno studio pubblicato dopo il periodo coperto dalle revisioni sistematiche, basato sull’intera popolazione pediatrica danese nata tra il 1997 e il 2018. I ricercatori hanno analizzato l’esposizione ai vaccini contenenti alluminio e l’incidenza di 50 diverse malattie croniche, includendo i disturbi dello sviluppo neurologico e l’autismo.
Anche qui la conclusione è inequivocabile. Non emerge alcuna associazione significativa tra vaccinazioni e aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico. Un risultato che arriva da uno studio di dimensioni eccezionali, costruito su dati reali e su un sistema sanitario che consente tracciamenti accurati e controlli incrociati.
Mettendo insieme tutte queste evidenze, il Comitato globale dell’OMS conferma e rafforza le posizioni già espresse nel 2002, nel 2004 e nel 2012. La differenza, oggi, è la quantità e la qualità dei dati disponibili. Mai come ora la letteratura scientifica è stata così ampia, coerente e convergente su questo tema. Ed è per questo che l’OMS parla senza esitazioni: i vaccini non causano l’autismo.
Questa conferma arriva in un momento delicato. La disinformazione continua a circolare, spesso più velocemente dei dati, e a minare la fiducia nelle istituzioni sanitarie. Eppure i numeri raccontano un’altra storia. Secondo le stime dell’OMS, le vaccinazioni hanno salvato almeno 154 milioni di vite negli ultimi cinquant’anni, riducendo drasticamente la mortalità infantile e prevenendo epidemie che un tempo devastavano intere popolazioni.
Il problema non è solo scientifico, ma culturale e comunicativo. Per questo l’OMS invita governi, media e comunità scientifica a basare le politiche sanitarie sulle migliori evidenze disponibili, a comunicare in modo trasparente ed efficace e a contrastare attivamente la disinformazione, soprattutto negli spazi digitali dove le fake news trovano terreno fertile.
La vicenda dei vaccini e dell’autismo è l’esempio di come un’ipotesi infondata, se non viene affrontata con chiarezza e rigore, possa produrre effetti duraturi. Oggi, però, la scienza ha parlato ancora una volta con voce univoca. E i dati, numeri alla mano, non lasciano spazio ai dubbi.
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