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Ivrea
25 Settembre 2024 - 00:15
Bandiere rose sotto il castello
Era davvero regolare quel banchetto della CGIL, ben rifornito di bandiere rosse, impegnato nella raccolta firme contro l’autonomia differenziata, proprio nel giorno della riapertura del Castello del Conte Verde, storico simbolo di Ivrea, avvenuta lo scorso luglio?
Se lo sono chiesti, e lo hanno chiesto al sindaco Matteo Chiantore, i consiglieri comunali Andrea Cantoni e Gabriele Garino con un’interpellanza. La risposta dell'altra sera in consiglio comunale? Una vera e propria ammissione di colpa.
"C’è una richiesta del 20 luglio che non è stata protocollata subito, ma il 23 perché gli uffici erano chiusi" – ha spiegato il sindaco – L’autorizzazione è del 24 luglio. A tutti gli effetti non erano autorizzati, ma l’illecito di fatto non è stato accertato...".
Un pasticcio burocratico, insomma.
E sulla sanzione amministrativa, prevista con una maggiorazione del 50% del canone per l’occupazione del suolo pubblico?
"Si tratta di un’attività esentata - ha spiegato - e non so se esiste una sanzione per occupazione in assenza di autorizzazione... Detto questo, non erano lì per fini elettorali, ma per una raccolta firme referendaria, che è un diritto garantito dalla Costituzione."

Non la vede affatto così Andrea Cantoni.
"Va bene - ha stigmatizzato - che ci troviamo sotto le rosse Torri del Conte Verde, ma quel 'rosso' non ha nulla a che fare con i fini politici. Era un momento di festa che doveva rimanere estraneo a dinamiche politiche. Il referendum divide e quella giornata doveva essere all'insegna dell'unità!".
"È vero che si tratta di un diritto costituzionalmente tutelato - ha poi rincarato la dose - ma anche la raccolta firme per la presentazione delle liste lo è, eppure si paga. In questo caso si è occupato il suolo pubblico senza autorizzazione e una richiesta protocollata. Sarà anche un referendum, ma non è scevro da logiche politiche. Un contesto grottesco, molto serio. Spero che non si crei un precedente pericoloso. "
Nel testo dell’interpellanza, Garino e Cantoni hanno anche puntato il dito sulla partecipazione di alcuni consiglieri della maggioranza, coinvolti come autenticatori delle firme, il che non ha fatto altro che gettare altra benzina sul fuoco.
Insomma, si è chiuso un occhio? Anzi, due? Anzi a decine...
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