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Tre mozioni e un cronometro. Sicurezza a tempo scaduto...

Il Consiglio comunale di Ivrea tra teatrini e magheggi: quando il cronometro conta più della sicurezza

Tre mozioni e un cronometro. Sicurezza a tempo scaduto...

Tre mozioni, un solo problema: la sicurezza in città. Una del centrodestra chiedeva l’istituzione di una specifica delega e un presidio per i vigili urbani al Movicentro; la seconda, rigorosamente "fuffosa", del centrosinistra, proponeva un tavolo permanente con tutti gli enti impegnati nella lotta al disagio; infine, la terza, firmata da Massimiliano De Stefano, con tanto di richiesta alla giunta di "valutare" (che brutta parola, eh?) l’inserimento di una clausola nel futuro bando di assegnazione del Movicentro per riservare uno spazio esclusivo alle forze dell’ordine, Polizia Ferroviaria inclusa, che a Ivrea peraltro non c’è mai stata…

L’altra sera, in consiglio comunale, sarebbero dovute passare tutte e tre e invece no. Affossata la prima, approvata la seconda, la terza è stata rimandata a data da destinarsi, perché era scaduto il tempo. A nessuno però è sfuggito il magheggio del presidente Luca Spitale con il cronometro in mano…

“Solitamente le mozioni vengono discusse in ordine di presentazione ed è arrivata prima la vostra”, gli ha ricordato Cantoni. “Non con le mozioni, ma con le interpellanze…” – ha ribattuto Spitale“Per le mozioni abbiamo sempre dato precedenza all’opposizione”. Boh! Sarà… E un po’ ce lo immaginiamo Spitale con le tre buste davanti agli occhi, che dice: “La uno, la due o la tre?” Non proprio un Mike Bongiorno, ma poco ci è mancato!

“Ahìahìahì, signor De Stefano, dove mi è caduto?”

Manco a dirlo, il dibattito è partito "in chiave ideologica" ed è finito nel nulla cosmico, con l’impegno ad istituire un tavolo permanente, lo stesso che aveva ideato la precedente amministrazione di centrodestra e che, in teoria, non è mai stato chiuso (e chissà se lo avevano mai aperto).

Morale? Tra conteggi di minuti in stile "Rischiatutto" e dimenticanze strategiche di Spitale, la serata si è ben presto trasformata in una farsa perfettamente orchestrata per evitare che la mozione di De Stefano mettesse a nudo una possibile spaccatura in seno alla maggioranza: da un lato il Pd, dall’altro i due rappresentanti di Laboratorio Civico e Viviamo Ivrea, ovvero Andrea Gaudino e Vanessa Vidano.

Poi, colpo di scena: De Stefano ha tirato fuori una mozione d’ordine sull’incompatibilità di Gaudino e Vidano, in quanto lavoratori della cooperativa che gestisce il bar del Movicentro.
“Se avessimo saputo…” giurano i due, ma la frittata ormai è fatta.

Il segretario comunale Gerardo Burolo ha cercato in tutti i modi di metterci una pezza, sostenendo che non c’è conflitto d’interessi.
“Ma come non lo vede? Questo conflitto è gigante!” ha tuonato De Stefano, e di rimando Cantoni, che oltre ad essere consigliere è anche presidente della commissione di controllo e garanzia, un ruolo che si presumeva non avrebbe mai giocato.
“In questo caso il rifiuto genera un indirizzo politico” – ha sostenuto Cantoni“Produce un effetto in senso negativo…”.

Finita qui? Non tanto!

Giglio e De Stefano

Nel day after in città sono in tanti a parlare di tutto questo.
“Era evidente che il timer serviva per la mia mozione, anche perché dopo le interpellanze e le mozioni il presidente non ha più battuto i tempi”, commenta De Stefano, ancora con l’amaro in bocca. “Se si vuole applicare il regolamento, non lo fai solo dove ti pare. Il presidente dimentica sovente che il suo ruolo di garanzia richiede che sia neutrale rispetto alle diverse forze politiche. Non mi sono sentito tutelato, anzi, ritengo che sia stata attuata una farsa per sabotare la mia mozione, che fra tutte era quella più concreta e che lasciava spazio al dialogo e a una vera analisi sulla fattibilità. Non era vincolante…”.

“Al posto di De Stefano – cerca di smorzare i toni il segretario cittadino del Pd Francesco Giglio“io non me la prenderei. La prossima volta la sua mozione verrà discussa per prima. A mio avviso avrebbe dovuto sottolineare l’incompatibilità prima delle discussioni. Quel che è avvenuto non è carino…”.

Detto questo, a Giglio non piace mischiare le cose.
“Se stiamo parlando di ordine pubblico, non è il consiglio comunale che se ne deve occupare. Ci sono le forze di polizia. Considero aberrante l’idea che ci sia un assessore alla sicurezza. Non per questo un’amministrazione comunale non si deve fare interprete di un disagio che c’è in città… Sulla Polfer? Sono assolutamente d’accordo con De Stefano. Benvenga, anche per la tranquillità dei ragazzi che lavorano allo Zac! Ma a noi del Pd non piace lo stato di polizia. Il problema si affronta alla radice, con forme di controllo, non di repressione…”.

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