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Ivrea
24 Settembre 2024 - 00:55
Massimiliano De Stefano, Andrea Gaudino e Vanessa Vidano
La domanda è tutt’altro che pruriginosa e in questi mesi è volata da un banco all’altro, da un orecchio all'altro, da uno spiffero all'altro, con tanta voglia di materializzarsi finanche di esplodere come un fuoco d'artificio. Solo non si sapeva quando, dove e come... La domanda è...
I consiglieri comunali Vanessa Vidano (Viviamo Ivrea) e Andrea Gaudino (Laboratorio Civico), che lavorano per la cooperativa Zac!, hanno diritto di parola oppure no tutte le volte che si parla del Movicentro, del degrado legato al Movicentro, o di un presidio di forze dell’ordine al Movicentro?
A chiederlo con forza, l'altra sera in consiglio comunale, attraverso una mozione d’ordine (richiamo formale al rispetto delle leggi e delle regole) che ha trovato impreparato il presidente del consiglio Luca Spitale e pure, in un certo senso, il segretario comunale Gerardo Birolo, è stato Massimiliano De Stefano.
In contropiede, ha sottolineato con forza e senza tentennamenti una serie di disposizioni, richiamando persino una sentenza della Corte Costituzionale sul “conflitto potenziale”.
Il tutto è accaduto a valle di due delle tre mozioni presentate sul problema della sicurezza: quella del gruppo che fa riferimento a Andrea Cantoni dell’Opposizione e quella della Maggioranza. La terza che portava la firma di De Stefano è slittata a data da destinarsi...
Morale? Alla fine si è deciso (la questione potrebbe anche essere molto seria) che la questione verrà portata davanti alla Commissione di Garanzia, presieduta dallo stesso Cantoni, e per il momento – ma solo per il momento – il voto espresso nelle due mozioni verrà ritenuto valido.
Più nello specifico, nella mozione del centrodestra, oltre a sottolineare che l'argomento sicurezza è stato più volte portato all’attenzione del Consiglio Comunale senza ricevere l’attenzione dovuta, si chiedeva l’istituzione di una delega specifica alla sicurezza, un piano di monitoraggio e repressione più stringente (in sinergia con le Forze dell’Ordine) e iniziative di educazione civica nelle scuole secondarie. Infine di destinare alla Polizia Locale uno spazio all’interno e all'esterno del Movicentro, più volte finito alla ribalta delle cronache nere di questi ultimi mesi.
Ed è proprio su quest’ultimo punto che sarebbe sorta l’incompatibilità. Nessuno nella maggioranza (Gaudino e Vidano più degli altri) concorda infatti sull'assegnare a vigili, carabinieri o polizia ferroviaria, uno spazio al Movicentro, si ipotizza al massimo la disponibilità di locali in corso Nigra, nell’ex stazione ferroviaria, se l’accordo per la cessione in comodato d’uso gratuito andrà in porto.
Di tutt’altro tenore è stata la mozione, poi approvata, presentata da Pd, Laboratorio Civico e Viviamo Ivrea, che ha richiesto alla giunta di impegnarsi a istituire un tavolo di lavoro permanente con le Forze dell’Ordine, il Consorzio socio-assistenziale In.Re.Te, il CSM (Centro di Salute Mentale), il SERD (Servizio per le Dipendenze) e gli enti del Terzo settore. Ma anche di interfacciarsi con le Forze dell'Ordine per aumentare i controlli nelle aree più a rischio, identificare bandi regionali, statali ed europei per il finanziamento di azioni volte a migliorare la sicurezza e la vivibilità della città, e riqualificare le aree più degradate.
"Anche noi abbiamo presentato una mozione - è intervenuta Barbara Manucci - per prendere atto che nella nostra città, pur piccola, qualcosa sta cambiando… Ma c’è un modo di percepire le cose un po’ diverso. Nella mozione del centrodestra abbiamo apprezzato l’aspetto educativo. La nostra è una mozione articolata che prende in considerazione tutte le fasce di popolazione, deboli e fragili, soprattutto i più giovani. Li andiamo a prendere quando insultano l’autista… o prima?"
Dello stesso parere Vanessa Vidano: "Mi è successo un episodio sgradevole: l’altro giorno, mentre passeggiavo da sola, ho percepito un’inquietudine e me la sono portata dietro tutto il giorno, pensando alle mozioni. Effettivamente, non è una bella sensazione. Però il consiglio comunale non può occuparsi della repressione, questo lo fa lo Stato, le forze di polizia. A noi tocca la prevenzione, la mediazione e il dialogo. Rimango dell’idea che la repressione non risolve, ma la prevenzione sì."
Anche per Andrea Gaudino di Laboratorio Civico la repressione sposterebbe solo il problema più in là. E per lui più che un problema di sicurezza in città, quel che è aumentata è la percezione di insicurezza, alimentata dai giornali e dalla politica. Gaudino ha detto “no” alla presenza fissa delle Forze dell’Ordine al Movicentro, come a Milano o a Roma.
"Sì, c’è un problema di percezione - ha confermato il sindaco Matteo Chiantore - I dati non mentono. Non c’è un aumento di casi gravi. Non è che non si va più a Bienca perché due cani mordono il sindaco. Noi non programmiamo un piano di repressione, al massimo diamo una mano alla polizia. Il sindaco incontra quotidianamente i casi più disperati, mantenendo un costante rapporto con il centro per le dipendenze, il centro di salute mentale e il Consorzio In.Re.Te."

Tutto risolto? Non per Andrea Cantoni.
"Mi sembra di essere su 'Scherzi a parte' - ha stigmatizzato - Avete protocollato la mozione una settimana prima con un anno di ritardo. Parlate di formazione e dell’importanza della scuola, temi presenti nella nostra mozione, ma non nella vostra. Vidano lo ha pure ammesso. La nostra racchiude i temi che vi stanno più a cuore, ma avete preferito dare priorità a dinamiche di partito. Mi dispiace molto. Dite che non c’è un aumento preoccupante di fatti di cronaca, pur riconoscendo che il sindaco se ne sta occupando. Ditemi se questo non è populismo. State provando a sostenere tutto e il contrario di tutto. Non è serio. Che senso ha la vostra mozione? Solo parole al vento. Il sindaco abbia il coraggio di uscire da questo municipio e dire ai cittadini che non capiscono un tubo, che sono fomentati dalle destre. O c’è un problema reale o non c’è. Le bande di ragazzini che vandalizzano la città e alimentano la percezione si chiamano baby gang."
La conclusione è di Franco Nella, che non ce la fa più a leggere sui social descrizioni di una città che non riconosce: "Io vengo da un posto in cui la criminalità è vera e lì sì ci vuole la repressione. A Ivrea il problema non è la repressione, ma la rieducazione...". Finale con botto di Gabriele Garino: "Ci sono quartieri in cui non si esce di casa la sera per paura."
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