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Ivrea
22 Settembre 2024 - 07:00
Lì dove l’erba ha oramai raggiunto e superato i due metri. Lì, a Canton Vesco. Insomma, Ivrea, San Grato, via Peretti, ultima fermata. Qui, nascosto dietro ai condomini, c’è un piccolo appezzamento di terra di proprietà del Comune. Un tempo era dell’Olivetti, che l’aveva destinato agli abitanti per farne degli orti urbani.
Fino a qualche mese fa lo utilizzavano in tanti. Di giorno per coltivare insalata, finocchi, cavoli e spinaci, allevare oche, polli e galline per le uova. Di notte per imboscarsi. Ma era anche un posto dei ricordi, in cui passare la domenica, perché no, a mangiar salsicce, costine, braciole e arrosticini.
Poi sono arrivate le ruspe e hanno spianato tutto. Anzi, no, quasi tutto, considerando che di baracche con giardino ne sono rimaste tre ed è qui che si allevano pecore, galline e montoni che ogni tanto cominciano a girovagare un po’ ovunque.
A giugno la bomba. Scava di qua, scava di là, si è scoperta una vera e propria discarica sotto terra, contenente amianto, che è subito entrata prepotentemente nel dibattito politico. Se n’è parlato e straparlato.
“In questo quartiere tutti sanno che là sotto c’è una discarica. È da quarant’anni che c’è”, inforcava un cittadino.
Che fare? Come muoversi? Insomma, c’erano degli orti e oggi non ci sono più. C’è un progetto di bonifica e di costruzione di un orto urbano, ma è tutto fermo. Solo erba, tanta erba. Erba che nasconde tutto, anche i cumuli di “spazzatura” accumulati in tante piccole montagnole.
Grazie ai soldi piovuti dall’Europa con il Pnrr (circa 1,2 milioni), l’idea della passata amministrazione, guidata dal centrodestra, era di sistemare l'area. I fondi da cui si è attinto prevedevano "Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale", con una particolare attenzione alle “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore”.
Non un progetto agricolo, ma un investimento sociale a beneficio di un quartiere molto popolato e per il quale quei “Giardini” hanno sempre rappresentato un luogo importante della vita familiare e aggregativa.
Coltivati da più di 50 anni, presi sotto gamba dalle varie Amministrazioni che si sono susseguite sino al 2021, quegli orti finalmente non li si considerava più semplici “occupazioni abusive del patrimonio comunale”, ma un problema “ecologico”, proprio per via dell’amianto.
Prima le ruspe avrebbero sradicato, estirpato e abbattuto ogni cosa, poi si sarebbe ridisegnata l’intera area con le casette per gli attrezzi, tutte uguali. In totale, una settantina di piccoli appezzamenti tra i 110 e i 200 metri quadri, delimitati da apposite recinzioni, su un’area di circa 12 mila metri quadrati, dotata di un pozzo per l’acqua, collegato a pompe elettriche alimentate da pannelli fotovoltaici.
Si sapeva della presenza di lastre di amianto, utilizzate per lo più come tettoie. Si era a conoscenza dei materassi, del ferro, delle carcasse di vecchie lavatrici e stufe. Si sapeva tutto e si pensava di riuscire a portar via i rifiuti in un mese. Poi si è ipotizzato fine maggio. Siamo a settembre e manca poco ad ottobre. I cumuli di rifiuti non si vedono più ma sono ancora lì, sotto un’erba infestante che invade e copre ogni cosa e che è arrivata anche nei cortili dei condomini e davanti ai garage.






Da queste parti i cittadini non sanno più a che santo votarsi e poco ci manca che si mettano a piangere. Il paesaggio è sconfortante e oltremodo pericoloso. Sotto quell’erba, oltre all’amianto spezzettato, si aggira ormai di tutto, topi, zecche e serpenti.
Anche la recinzione in alcuni tratti non esiste più, sormontata dalle stesse erbacce, in parte divelta dal maltempo o tirata via da chi entra ed esce dal cantiere.
Durante un recente consiglio comunale, le Opposizioni avevano chiesto un impegno preciso al sindaco Matteo Chiantore e alla giunta: organizzare prima di settembre una riunione con gli abitanti del quartiere e renderli partecipi, in modo ufficiale e non con i segnali di fumo come si è fatto sino ad oggi.
Per parlare di cosa? Delle difficoltà del cantiere, eventualmente presentando un cronoprogramma dei lavori. Ma anche a convocare quanto prima le commissioni consiliari “Servizi sociali e Sanità” e “Assetto del Territorio” per aggiornare i Consiglieri sulle problematiche, sulle tempistiche di ripresa e fine lavori e sull’assegnazione dei lotti. La maggioranza ha risposto con una pernacchia...
“Nel progetto originale" – aveva insistito la consigliera comunale Elisabetta Piccoli– "erano previsti saggi di campionamento del sottosuolo proprio per verificare la presenza di amianto. Erano state anche previste somme per la bonifica…”.
Insomma, secondo Piccoli, l'assessore Francesco Comotto avrebbe preso un granchio grande come una casa. Si sarebbe concentrato sulle casette e non sull'amianto, come invece avrebbe dovuto fare fin dall'inizio. E adesso che si fa? Boh...
Per settimane un silenzio sconfortante. Non si riusciva a capire quanto fosse grande, né quanto amianto contenesse quel terreno. Il rischio è che ce ne fosse tanto, troppo...
Questo uno dei motivi per cui i lavori, in un primo tempo, si erano fermati.
“Per la bonifica del sito era stata prevista una somma" – aveva messo le mani avanti il primo cittadino Matteo Chiantore – andando avanti di questo passo non basterà e si dovranno trovare delle soluzioni…”.
Poi, pareva che il problema fosse legato a chi di notte continuava a scaricare materiale senza dare nell’occhio.
Infine, a stretto giro, la buona notizia: l’Amministrazione comunale informava di aver attivato la procedura con Città metropolitana e d'aver affidato a un professionista l’incarico per un piano di bonifica. Si prevedeva un costo di 260 mila euro, che sono molti, ma decisamente meno di quanto si temesse.
Ci sono delle novità... Brutte! L'Amministrazione comunale ha infatti fatto sapere di essere alla ricerca di un'azienda specializzata in smaltimento dei rifiuti e la starebbe cercando da giugno come la "titina". "La cerca ma non la trova...".
S'aggiunge che, sempre l'Amministrazione comunale, pensava di recuperare i 260 mila euro dal ribasso d'asta. Lo ha chiesto al Ministero ma non ha ancora ricevuto una risposta. Insomma l'assessore Comotto brancola nel buio, al contrario i cittadini di Canton Vesco ci vedono benissimo...
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