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Ivrea
17 Agosto 2023 - 16:41
BATTAGLIA ARANCE
"Ogni anno a Ivrea migliaia di persone si lanciano addosso tonnellate di arance: è la cosiddetta battaglia delle arance, il vero fulcro dello storico carnevale della città. In questa bolgia ci sono però anche i cavalli che trainano i carri degli aranceri, costretti a partecipare alla battaglia tra mille polemiche. Siamo andati al carnevale di Ivrea per vedere come vivono questa esperienza gli animali e se viene davvero tutelato il loro benessere...".
Così sul sito Kodami.it comincia un lungo articolo che punta a far riflettere i cittadini sull'uso o meno dei cavalli alla battaglia delle arance di Ivrea. Il post su Facebook a 20 ore dalla pubblicazione è stato condiviso un centinaio di volte...
Molte le persone intervistate e tra le tante Nicole Ghirelli («Il cavallo - dice - ti dà tutto. Loro non sono come gli altri vorrebbero, ma sono come vogliamo noi») e Rachele Malavasi, divulgatrice, esperta in etologia equina e tecnico equestre.
Dalle valutazioni di Malavasi è emerso che, sebbene vengano prese diverse misure di sicurezza rispetto ad altre manifestazioni “in un ambiente caotico come quello della battaglia, i cavalli possono certamente provare ansia, paura e soprattutto un intenso dolore fisico....”.

È quello che accade, in maniera molto più accentuata anche nel dressage, che viene considerata come una delle discipline più frustranti per il cavallo.
“Ciò comporta una postura forzata che limita molto i movimenti del collo e della testa e che ha come conseguenza una forte riduzione del campo visivo. In queste condizioni, con la testa piegata verso il basso, il cavallo non può vedere oltre i propri arti e tutto ciò lo costringe a chiudersi in se stesso e a lasciarsi manovrare affidandosi unicamente al conducente, anche perché l’animale non può letteralmente vedere dove sta andando. In una situazione già così stressante, però, fidarsi della stessa persona che ti ha costretto a mantenere la testa in quella posizione, provoca anche uno stato di estrema frustrazione. Provate voi a mettere una mano sopra le sopracciglia abbassando la testa: non vedrete più niente oltre i vostri piedi» spiega Malavasi.
Durante una situazione stressante come questa, un cavallo può mostrare infatti diversi sintomi e comportamenti simili a quelli umani: la frequenza cardiaca aumenta, la respirazione va in affanno e la sudorazione aumenta vertiginosamente.

«Il sudore è strettamente legato alla produzione di adrenalina e maggiore è la produzione di sudore più alti sono i livelli di stress. Il sudore dei cavalli inoltre, oltre a contenere acqua e sali minerali, è particolarmente ricco di laterina, una particolare proteina il cui scopo è quello di assorbire l’acqua e facilitarne l’evaporazione e che produce schiuma. Spesso, nei punti di contatto con la sella o con i vari finimenti, si forma proprio una schiuma, un ulteriore sintomo dei forti livelli di stress manifestati dall’eccessiva sudorazione», conclude Malavasi.
«È evidente che stride un po’ con la loro natura, ma vengono abituati un po’ alla volta», ribatte Francesca Golfetto mentre mostra i suoi cavalli. «Viene pompato e spinto al limite», sottolinea invece Leonardo Brunero.
Tra gli intervistati anche Marco Grosso, il veterinario della manifestazione. Racconta dello stress e della frustrazione “fisiologica” che ogni cavallo è costretto ad affrontare, a cui talvolta si aggiunge un’ulteriore minaccia, quella dei sedativi.
«Qualche cavallo è stato escluso per quel motivo, perché era evidente che erano stati alterati il suo stato e la sua attenzione con dei farmaci», ammette Marco Grosso.

“I sedativi - spiega il giornalista Salvatore Ferraro - agiscono sul sistema nervoso centrale del cavallo e possono causare crisi respiratorie, abbassamenti della pressione sanguigna e una riduzione della funzione cardiaca. In casi estremi, possono portare al coma o addirittura alla morte dell’animale. La figura dei veterinari è quella che ci ha fatto riflettere forse di più per il ruolo che ricoprono durante il carnevale: tutti i cavalli vengono infatti sottoposti dai medici a controlli rigorosissimi, sia nei maneggi che prima, durante e dopo la battaglia... Il controllo dei veterinari è sicuramente un elemento di prevenzione e vigilanza importante, spesso completamente assente o quasi in tante altre manifestazioni che coinvolgono cavalli o altri animali. La loro presenza rappresenta, però, uno dei sintomi più evidenti a testimonianza di come la cultura equestre si trovi nel bel mezzo di una profonda transizione ancora in corso e pertanto incompleta, con tutte le sfumature, le contraddizioni e le incongruenze che tutto ciò comporta. Da un lato, si cerca infatti di far il possibile per limitare i danni e migliorare il benessere dei cavalli, dall’altro si è però ben consapevoli di essere coinvolti in qualcosa di profondamente non etico e ormai superato, ma difficile da ammettere...”
Ribatte Marco Grosso: «Io faccio in modo di ridurre il più possibile l’impatto di queste scelte umane, ma non le giudico».

Morale?
“A Ivrea - spiega il giornalista - non abbiamo mai avuto la sensazione di parlare con persone che non provassero a modo loro “amore” verso gli animali, non solo tra i veterinari che si occupano del benessere e della salute dei cavalli nel bel mezzo della bolgia generale. Questa contraddizione di amore verso gli animali ma allo stesso tempo di euforia per il loro ingresso sofferto nella competizione, costi quel che costi, emerge anche nei proprietari dei maneggi, che si prendono cura di loro per tutta la vita....”.
E infatti...
«Il primo nostro pensiero è che i cavalli stiano bene e poi pensiamo a noi stessi», ci tiene a sottolineare Manuela.
«Ci tengono a quelle bestie come fossero loro figli. Non mi sentirei mai di dire che un cavallo a Ivrea viene sfruttato, abusato o malmenato», ribadisce Leonardo
Conclusione del reportage?
“Sostituire i carri del carnevale con dei trattori, un cambiamento mal visto dalla maggior parte della popolazione ma che sarebbe un deciso passo in avanti verso una sempre maggiore consapevolezza del fatto che gli animali, essendo esseri senzienti, vadano rispettati garantendo loro sempre maggiori diritti e dignità, un processo in ogni caso già avviato e per fortuna inevitabile...”.
«Certo, i trattori vanno dritti come l’olio. Ma vuoi dirmi quanta poca classe e quanta poca bellezza ha un trattore rispetto a una quadriglia tutta rifinita, tutta scalpitante con quattro frisoni tutti addobbati?», scuote la testa Leonardo.
Insomma, non sarebbe più il carnevale di Ivrea, ma qualcos’altro...
IL COMMENTO
E va bene tutto, anche il dibattito, quel che stride un po’ è la narrazione un po’ troppo “animalista” della manifestazione a cui si aggiunge un’esagerata umanizzazione del cavallo. Anche noi, in questa redazione, ci siamo più volte chiesti cosa sia giusto e una risposta ce la siamo dati più e più volte. Pensare ad un cavallo che se ne sta in stalla tutta la vita e a volte si fa qualche passeggiata, significherebbe la morte del suo metabolismo.
Lo stress, lo sforzo fisico, l’ansia o per assurdo anche al dolore sono o non sono reazioni che in molti casi migliorano le prestazioni dell’uomo e anche il suo metabolismo?
Insomma il dibattito potrebbe essere decisamente più lungo, di certo un’occasione per la Fondazione dello Storico Carnevale, per l’Amministrazione comunale di Ivrea e per l’assessora Gabriella Colosso, con delega al benessere degli animali, di spiegare le ragioni di un’intera città.
Resta una consolazione. L’articolo di Kodami.it è riuscito probabilmente a far conoscere la manifestazione anche a chi non la conosceva.
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