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La nuova democrazia: se alle elezioni non vota almeno il 10% la consultazione è annullata

Il particolare regolamento approvato dal Comune

La nuova democrazia: se alle elezioni non vota almeno il 10% la consultazione è annullata

elezioni

Il quorum sui referendum si era già visto, qualcuno lo critica ma esiste.

A Venaria, invece, si sono inventati il quorum sulle elezioni: se non vota il 10% dei cittadini la consultazione per l’elezione dei Comitati di Quartiere (organi consultivi per i cittadini che vogliono migliorare la zona dove risiedono e fare proposte) non vale, è nulla. È come se si fosse scherzato.

Altra chicca: c’è il quorum ma per votare non serve essere residenti nel quartiere, no, basta essere titolari di un’attività. 

E se poi in quell’attività non ci metti mai piedi? Fa lo stesso.

Sono queste ed altre le stranezze del nuovo regolamento dei Comitati di Quartiere. Se ne è discusso nell’ultimo Consiglio Comunale e la questione ha scatenato grandi polemiche.

Il regolamento approvato in Consiglio Comunale 

Si crea un quorum - precisa l’assessore Pamela Palumbo - generale per una questione di rappresentanza di tutta la cittadinanza. La proposta del 10% parte del fatto che la somma è di circa 2800 elettori, è un quorum su tutta la città e non sul singolo comitato”.

Non la pensano così i consiglieri di opposizione.

Mi era parso - interviene Barbara Virga, consigliera di minoranza del gruppo misto - che la delibera sarebbe arrivata in Consiglio con alcune modifiche ma non ci sono. Le mie osservazioni: avevo posto il problema della rappresentatività, un quorum del 10%, però mi pare ridicolo. O si elimina il quorum o se ne dà uno più rappresentativo, cos a cosa serve? Così com’è togliamo efficacia all’azione dei quartieri, creiamo una sorta di oligarchia. Il consigliere Galifi, poi, disse anche che c’erano giovani pronti. Il regolamento spiega che certi candidati che entreranno lo stesso nel Consiglio di Quartiere anche se non dovessero ricevere i voti necessari per essere eletti. Serve chiarezza. Vogliamo far entrare comunque un giovane in funzione decisionale o consultiva? Anche se non è stato eletto? Anche se non ha preso i voti? Ma che insegnamento stiamo dando?Non trovo democratico che un non eletto valga allo stesso modo di un eletto”.

La consigliera di minoranza, Barbara Virga

Eh già perché nel regolamento c’è scritto questo: “Verifica che nel numero degli eletti vi sia almeno un giovane. In caso negativo viene chiamato a far parte, in aggiunta agli aventi diritto, il primo dei non eletti di età compresa tra i 16 e i 25 anni”. Insomma, una sorta di “corsia preferenziale” per far entrare i giovani. Ecco la nuova democrazia made in Venaria.

Ma non è tutto.

Far votare i commercianti che hanno un negozio? - chiede ancora Virga - Io vedo un rischio di duplicazione del voto, magari non risiedono in quel quartiere, si parlava anche di voto di dipendenti che vivono fuori Venaria, mi pare assurdo anche questo. Se si presentano 500 lavoratori di Magneti Marelli a votare per il quartiere gli si dirà che non è il caso?”.

Durante la discussione è arrivato il chiarimento: i dipendenti non potranno votare, anche se lavorano 12 ore al giorno a Venaria. I titolari, invece, potranno votare.

Dunque, per assurdo, quando ci saranno le elezioni per i Comitati di Quartiere il titolare della Magneti Marelli potrà votare, un lavoratore che è presente per 8 ore al giorno nello stabilimento di Viale Carlo Emanuele III, no.

Raffaele Trudu, consigliere di minoranza del Partito Democratico

A Roma per fare un comitato di quartiere - precisa Raffaele Trudu, consigliere del Partito Democratico - bastano 100 persone, loro eleggono un direttivo e un Presidente. Una struttura che favorisce la partecipazione. Come l’abbiamo ristrutturato mi sembra che strida, c’è una sovrapposizione con il ruolo del consigliere per certi versi. Il cittadino poi cosa fa? Si rivolge al consigliere? Al comitato di Quartiere? Avrei ben visto queste assemblee dove i cittadini potevano partecipare, anche chi non aveva rappresentanza. Se la partecipazione era stata al 5-6% portarlo al 10, mah... Questo quorum manifesta una volontà di non costituire questi comitatiNelle ultime elezioni al ballottaggio ha votato il 45%, quindi cosa significa? Che le persone non volevano il Sindaco?”.

Critiche anche da parte di Alessandro Brescia, consigliere di minoranza di Uniti per Cambiare.

È una formulazione - interviene - molto infelice quella relativa all’ingresso dei giovani, anche se non eletti. Neanche nelle associazioni possono esserci cariche riservate o di diritto che vanno a qualcuno. Questo per salvaguardare democraticità e rappresentanza. Il quorum non ha senso. Supponiamo che vadano a votare 2 mila persone, non sarebbero poche, noi però quelle elezioni le annulliamo. Significa che quelle persone non hanno il diritto di svolgere un impegno. Dobbiamo immaginare i comitati di quartiere come un istituto di partecipazione. Non dobbiamo guardare se sono pochi o tanti gli elettori, o quando scatta la soglia. Sono cittadini che partecipano, come parteciparono ai tempi del bilancio partecipativo. Se vogliamo che altri cittadini scevri da rappresentanza partecipino il quorum non serve. Anche le firme a cosa servono? Cosa serve certificare? Vado lì e mi iscrivo e poi la gente del quartiere vota. Cosa c’entra il voto del titolare? Se vota il titolare perché no i dipendenti? Le elezioni di solito sono legate a chi abita in una città, mi pare strano possa votare uno che risiede altrove”.

Il tema ha messo in difficoltà anche la maggioranza: tra chi voleva un quorum più alto, al 30%, e chi non voleva. La soluzione trovata è una sorta di compromesso.

Rosario Galifi, Forza Italia

C’era chi voleva - racconta Rosario Galifi, consigliere comunale di Forza Italia - il quorum al 30% e chi lo voleva  a zero, il 10% è una mediazione. Un tentativo di non far fallire un progetto simile. Se fosse stato troppo alto non ci sarebbe andato nessuno a votare. Il parere di un giovane, poi, è importante, ci sono giovani che si vogliono interessare della questione politica”.

Poco dopo il Sindaco, Fabio Giulivi, ha provato così a spiegare la scelta dell’amministrazione.

I comitati - spiega - di quartiere hanno funzionato nella nostra città? C’è un giudizio negativo, non si capiva bene che tipo di ruolo dovessero avere. Abbiamo fatto una ricognizione sulle città dove i comitati di quartiere funzionano. Abbiamo visto un modello positivo anche da importare a Venaria. Collegno dà la possibilità di partecipare ai giovani, a chi ha attività sul territorio. Se ci spaventiamo di un quorum del 10% allora vuol dire che questo strumento non funziona, il Comune non è obbligato ad avere i Comitati di Quartiere”. Bene dunque, copiare da Collegno, eppure il Sindaco pare essersi dimenticato di un pezzo.

Il regolamento di Collegno - replica Brescia - bisogna citarlo tutto: è previsto che senza quorum si va a rivotare e non c’è quorum. I quorum a Collegno sono bassi. Il quorum lo prevediamo se pensiamo che i comitati di quartiere siano dei parlamentini. Il quartiere non deve essere investito e avere nei rappresentanti una legittimità popolare. Altrimenti posso pensare che eleggere un sindaco con il 50% non sia giusto”.

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