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21 Marzo 2016 - 18:24
sanità
Lungi da essere uno 'strumento per la libera scelta del cittadino', "l'intramoenia è purtroppo sempre più spesso prospettata ai cittadini come 'chiave per l'accesso al Servizio Sanitario Nazionale'". Inoltre, "le sue interferenze nel canale istituzionale, riguardo ai tempi di attesa e alla trasparenza delle prenotazioni, ne fanno una delle 'aree di rischio corruzione in sanità'". E' la posizione del coordinatore del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva Tonino Aceti in merito alle parole del governatore della Toscana Enrico Rossi, sostenitore della necessità di abolire l'attività libero professionale intramuraria.
"I cittadini - prosegue - si stanno abituando a considerare l'intramoenia e il privato come normali canali di accesso alle prestazioni di cui si ha bisogno, per sopperire ad inefficienze e squilibri del nostro Servizio Sanitario Nazionale". Quindi l'appello: "È urgente che le istituzioni se ne occupino subito".
Per quanto riguarda il come, suggerisce alcuni possibili interventi: in primis la "verifica del rispetto della normativa che già regola l'intramoenia (legge 120/2007), ancora troppo disattesa" e "l'approvazione di un nuovo Piano Nazionale per il governo dei tempi di attesa, scaduto da oltre 3 anni". Senza dimenticare l'implementazione delle raccomandazioni dell'Autorità Anticorruzione, che, ricorda Aceti, affronta il tema nell'ultimo Piano anticorruzione 2015.
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