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pera cunca

Massi celtici sacrificali in Canavese, a Sparone, Cossano e Valchiusella

Sappiamo che ogni azione dell’uomo aveva un suo ben chiaro significato. Nel volere scalfire la roccia in profondità si é trattato di un lavoro duro e sistematico che richiede tempo, pazienza ed abilità, quindi eseguito con un preciso scopo.

 

Le tribù celtiche sono una popolazione molto antica, molto più di quanto si pensi, soprattutto la cultura druidica e queste rocce incise erano poste in luoghi dove si tenevano i culti del sole, dell’acqua, degli alberi, della natura e delle pietre. Le cronache generalmente riportate sono molte volte incomplete e fuorvianti in quanto ricavate quasi tutte da documenti lasciati dall’Impero Romano che ha fatto una metodica “epurazione” dell’antica cultura celtica (qualcosa rimane nella parlata dialettale) sterminando i Druidi, ovvero la struttura culturale e spirituale della civiltà celtica, trasformando i celti da popolazione evoluta e pacifica a popolazione di guerrieri disperati costretti a difendersi dalle barbarie subite. Ci rimane così qualche scarsa testimonianza sparsa per il territorio come questi massi erratici sacrificali che abbiamo esaminato.

 

Esistono reperti di questa tipologia realizzati anche in periodi antecedenti la così detta “Cultura di Golasecca”, che farebbe risalire il periodo in cui approsimativamente i celti si stanziarono nella nostra regione, e anche in periodi successivi. Con le condanne della chiesa cattolica contro gli adoratori di “Fontes, Arbores et Saxa”, emanate nei concili tenuti nei secoli V, VI, VII e VIII, vengono sradicati questi antichi culti e da questa situazione si può comprendere la caduta, in epoca post-romana, della pratica di incidere le rocce. Dopo un nostro lungo e paziente lavoro di pulitura, eliminando muschio e terriccio, spazzolando la superficie e lavandola dove necessario, ristabilendo i contorni originali in modo che risultino nuovamente nitidi, ne abbiamo esaminati alcuni. La prima é la “Pera Cunca”, masso-altare interamente occupato da una grande cavità e da una corona di coppelle e canaletti. Si trova nei boschi tra Cossano Canavese e Masino. Non diremo esattamente dov’é ubicato in quanto più di una volta hanno tentato di rubarlo. Fortunatamente il peso eccessivo e la difficoltà di raggiungimento della zona ha fatto in modo che ciò non accadesse. In queste aree si svolgevano con tutta probabilità i sacrifici: il sangue dell’animale veniva raccolto nella coppella, poi convogliato attraverso il canale sull’orlo esterno del masso, da cui poi colava, irrorando tutti i graffiti raffigurati.

 

E’ bene a questo proposito, ricordare la funzione magica che gli antichi davano al disegno: fissando un graffito sulla roccia, il cinghiale o il grosso pesce che intendevano catturare, ne intrappolavano, a loro modo di vedere, la vitalità, era contemporaneamente un augurio per una buona caccia ed una ipoteca che ponevano sulla vita della selvaggina raffigurata. Irrorando con il sangue della vittima, questi disegni magici, l’incantesimo aveva maggior forza e la caccia era indubbiamente assicurata. Si sono rinvenute in altre località, grandi coppelle con canali disposti a raggera, forse usati da più officianti. Non è difficile immaginare come un’improvvisa avversità naturale: una carestia, una siccità troppo prolungata, abbiano potuto riunire i capi di diverse tribù in un’unica funzione propiziatoria intorno ad uno di questi altari. A Onsino invece, in Valle Orco, vicino a Sparone, abbiamo esaminato un masso affiorante in mezzo al villaggio che presenta cinque coppelle.

 

Le coperture dei muretti, nel raggio di qualche decina di metri, sono arricchite di un centinaio di coppelle, canaletti e vaschette; altri manufatti come pavimenti scalini, sedili, architrave e stipite presentano diverse incisioni fra cui filetti e balestriforme. Su queste rocce, recanti le incisioni, fu poi costruito in epoca tardo-medioevale il primo nucleo di manufatti edilizi.

 

In Val Chiusella si trova un masso con settanta incisioni di croci, coppelle e antropomorfi detta la “Pera dij Crus”; stessa cosa per il “Senter dij Anime” tra Traversella e Cappia con numerosi massi incisi con le stesse modalità. Molto interessante é anche il “Menhir di Lugnacco”, una stele naturale affusolata, lunga quasi quattro metri con una circonferenza di circa un metro e mezzo alla base e un metro e dieci all’apice, su questo apice vi é un’incisione. E per finire una curiosità: se vi trovate a passare da Nomaglio, osservate il bordo della grande vasca monolitica, utilizzata come fontana, nel centro del paese, é occupata da coppelle.

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Un commento

  1. Avatar

    Bravo Fabrizio, …Un argomento da me analizzato anche con il famoso Gibelli…mi piace specialmente la prima parte….ma penso che il periodo sia anteriore , per lo meno in parte….e parlo in generale,,,non nello specifico….oppure mi dimentico qualcosa???
    ciao
    sergio

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