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L’importanza di RACCOGLIERLA

Nel caso ve lo stesse chiedendo la risposta è si; il titolo fa proprio riferimento alla cacca.

E questo articolo parla di lei dell’importanza di raccoglierla quando i nostri beneamati cani la fanno per strada.

Si dice che la cultura di una società dipenda molto da numero di nomi che quella cultura attribuisce ad un oggetto.
Gli Inuit per esempio pare che abbiano un numero molto elevato per definire diversi tipi di ghiaccio e neve; la questione è molto dibattuta ma viene utilizzata per spiegare come ci sia una connessione tra il linguaggio di una popolazione e l’importanza che quella popolazione attribuisce ad un oggetto. Allo stesso modo sembra che le popolazioni che abitano nella giungla siano in grado di riconoscere e distinguere un elevatissimo numero di tonalità di verde.
Se non siete ancora convinti provate a fare il confronto tra il numero di termini con cui uno statunitense definisce la pasta; se va bene vi fornirà due termini, spaghetti e maccaroni…… poi basta; oltretutto questi termini non sono nemmeno utilizzati per definire due varietà alternative. Ora confrontate questo e provate a scorrere mentalmente il numero di varietà di pasta che siete in grado di nominare alle quali sapreste fornire una chiara e inequivocabile caratteristica (per non parlare del sugo migliore da accostarvi).

Un’altra considerazione che mette in evidenza le caratteristiche di una società sono le consuetudini; i modi di fare che caratterizzano un popolo o comunque un sistema culturale. Chiedete ad un italiano di spezzare gli spaghetti o di gettare la pasta nell’acqua quando questa ancora non bolle; succederebbe il finimondo. E si tratta di cose per le quali non c’è bisogno di regolamenti. Un italiano civilizzato non si sognerebbe mai di mettere la marmellata o il Ketchup al posto del sugo; sarebbe un sacrilegio solo a pensarlo; di certo non c’è bisogno di un regolamento edilizio per convincerlo, e nemmeno è necessario istituire un sistema di sorveglianza per verificare che nelle famiglie la pasta sia sempre cotta al dente.

Questo succede perché in Italia la Pasta al sugo è il frutto di una evoluzione che si è consolidata negli anni; fa parte del nostro modo di essere. Non c’è bisogno di definire per legge le regole per cucinare la pasta perché siamo già in grado di capire da soli quali sono i sacri rituali che definiscono la cottura della pasta.

Queste strane considerazioni mi sono venute in mente mentre passeggiavo nei pressi dell’asilo di mio figlio e osservavo la gimcana che occorre fare per schivare le merde che delimitano la strada che ogni giorno tocca fare per arrivare a scuola; sarà frutto di suggestione ma il numero di cacche sembra aumentare all’approssimarsi del traguardo finale, un po’ come se stessimo giocando a Supermario.
Ho detto una bugia, comunque, le mie considerazioni erano più simili a queste:
>@#@\/#@#%!!$%£%££$<?/!!!

Insomma ci siamo capiti.

Fatto sta che a mente fredda, rientrato a casa, ho provato a googlare sull’argomento e ho scoperto che esistono svariati tentativi di regolamentare la questione alla ricerca di metodi per punire chi non compie questo semplice e civilissimo gesto di raccogliere la cacca del proprio cane.
Oltre alle multe sempre più salate, alle ronde cittadine, ho scoperto che in alcuni posti hanno istituito persino un sistema di riconoscimento attraverso il DNA dei cani (opportunamente registrato precedentemente).
Boh, da una parte mi sono sembrate comunque delle esagerazioni; mi sono chiesto se in Scandinavia per esempio hanno bisogno di queste forme punitive per ottenere il risultato oppure semplicemente la raccolgono perché capiscono da soli che si tratta di buon senso e vivere civile.
Veramente dobbiamo arrivare al controllo satellitare, oppure, come ho visto fare da altri altrettanto incivili, ad avvelenare i marciapiedi sotto casa?
Contro l’inciviltà diffusa non ci sono delibere che tengano, puoi fare tutte le multe del mondo, passare e ripassare con le pulizie….. Ma se non sta nella testa del proprietario del cane c’è decisamente poco che si possa fare per fermare questa maleducazione. È una questione culturale.
Eppure la cacca nella nostra cultura ha un notevole spazio, tanto da diventare persino oggetto di opere d’arte e oggetti di design: l’opera “Merda d’artista” di Piero Manzoni è quotata svariate centinaia di migliaia di euro, per dire.
Sin da quando nasciamo “cacca” è una delle prime parole che impariamo a dire, e parlando di scuola materna, l’inizio di questo ciclo si fa coincidere con una precisa fase della crescita: il controllo sfinterico. Una fase che evidentemente alcuni non hanno ancora superato.

Abbiamo una notevole quantità di termini per indicare questo prodotto della natura: sterco, feci, merda, cacca, letame, popò, pupù, stronzo, sciolta, escremento, bacola, sloffo, bottino, cacata; senza contare le varianti dialettali come busa, bërlon, caca, sciòtt, buàza.

Per definire chi invece non raccoglie il prodotto naturale del suo amato quadrupede faccio volentieri riferimento alla terra della pasta al pomodoro:

Omm’e merda!

PS – la scuola in questione sarebbe al Collodi e la strada è un passaggio pedonale che si trova tra la ferrovia e la scuola. Sarebbe pure un luogo piacevole se non fosse un luogo molto amato dai cani e anche usato spesso come discarica.

Lo spazzolone “Merdolino” è un oggetto di design progettato da Stefano Giovannoni

La foto dell’opera “Merda d’artista” è Di Jens Cederskjold, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52830146

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Blogger: Giulio Pascali

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