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Festa del sacrificio

IVREA. Sertoli dice “sì” alla festa del sacrificio all’Eporedia, ma gli fan fare un passo indietro

Tirava davvero una brutta aria, ieri sera, ad una delle solite riunioni della maggioranza. Al centro del dibattito la richiesta giunta dal Centro islamico di Canton Vigna per l’utilizzo, in occasione della “Festa del Sacrificio” che si terrà dal 30 luglio al 2 agosto, del campo da calcio “eporedia” usato dall’Ivrea Calcio per gli allenamenti. Il misfatto è che si sono rivolti al sindaco e lui, incapace com’è a dire “no”, ha detto “Sì”.

Ma cos’è sta storia” han cominciato a inveire in due o tre puntandolo con il dito. Tra l’altro, Sertoli, qualche giorno prima aveva comunicato in giunta che si sarebbe trattato di una festa per il Ramadam, che è tutta un’altra cosa. Insomma ci aveva capito poco ma per la fotta che ha di accontentare tutti, s’era lasciato andare.

Morale? Alcuni consiglieri della Lega han subito alzato un muro. “Non se ne  parla neanche…” hanno tuonato, anche considerando che il “si” del Comune equivarrebbe ad un vero e proprio “patrocinio” gratuito. 

Qualcuno ha pure tirato fuori il contratto di gestione sottoscritto con l’Ivrea Calcio: “Qui c’è scritto che per usi diversi da quelli elencati, cioè sportivi, è necessario che il Comune deliberi il consenso…”. 

Morale? Alla fine il sindaco s’è arreso. Nessun patrocinio. Però se il Centro islamico lo vorrà potrà sempre mettersi d’accordo con l’Ivrea calcio pagando il giusto. La verità è che, a causa delle norme anti-covid e anti-asembramento, oggi, un cortile non basta e ci va un campo o un “campo da calcio”.

“Nessuno mette in dubbio la libertà di culto – han precisato un po’ tutti – Ma una cosa è la preghiera, altro cosa è la festa. Anche noi abbiamo rinunciato a tante cose a cominciare dalla patronale di San Savino…”.

Punto e a capo?

Più o meno. Nel senso che alcuni hanno anche sollevato dubbi sui contenuti della festa del sacrificio detta anche “Grande festa” o “festa del montone”

La festa del sacrificio

E’ una festività islamica che, secondo la religione, ricorda la prova di fede di Abramo a cui Dio aveva chiesto di offrire in sacrificio suo figlio Ismaele. Come raccontato nel Corano e nella Bibbia, Abramo accetta la richiesta come atto di obbedienza e solo poco prima del sacrificio di suo figlio è fermato dall’arcangelo Gabriele per volere di Dio al quale viene quindi sacrificato un montone. Come tutte le festività musulmane anche la festa del sacrificio non ha una data fissa in quanto si celebra il decimo giorno del mese lunare Dhū l Ḥijja o nei 3 giorni successivi.  Secondo la tradizione islamica, nel giorno della festa il capo-famiglia sacrifica come Abramo un animale che deve essere fisicamente integro e adulto (di almeno 1 anno) e può essere soltanto un ovino, un caprino, un bovino o un camelide. L’animale viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare. La iugulazione deve essere effettuata da una persona in stato di purità legale, pronunciando una specifica formula. La carne viene quindi divisa preferibilmente in tre parti uguali: una va consumata subito tra i familiari, la seconda va conservata e consumata in seguito e la terza viene destinata ai poveri della comunità.

Il centro islamico

“Sgombro il campo da ogni fraintendimento – commenta Fedda Mustafà, l’Imam del Centro islamico – Questa festa si fa sempre fuori all’aperto. La macellazione avverrà in un macello autorizzato…”. Che è più o meno quello che c’è scritto in una nota di giugno del Ministero della Salute.

Mustafà Fedda

A Ivrea la comunità mussulmana è davvero molto attiva. S’incontra nel centro islamico di Canton Vigna, nel quartiere San Grato, in uno stabile che un tempo ospitava una tipografia. 

“I frequentatori sono più di 200. – ci aveva spiegato nel 2018 l’Imam – Nella nostra comunità anche una quindicina di italiani convertitisi all’Islam…”. Arrivano da Ivrea ma anche dai dintorni, da Burolo, Banchette, Strambino in generale da tutto l’eporediese, considerando che di centri islamici ce  ne sono altri, a Cuorgnè, Chivasso e Feletto.

“Siamo qui dal 2005 – raccontava ancora Mustafà con l’animo di chi vuole e cerca un dialogo – prima eravano a Monteferrando e ci incontravamo in un appartamento che era diventato troppo piccolo per le nostre  preghiere…”.

“Abbiamo un buon rapporto con il quartiere – non aveva dubbi Fedda Mustafà In tutti questi anni non ci sono mai stati problemi di convivenza…”.

Ed è vero che in San Grato c’è chi guarda dalla finestra o appoggiato sulla ringhiera del balcone e non pensa proprio a nulla, ma c’è anche chi di pensieri ne fa tanti.

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