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IVREA. Pantera Nera (più di 100 foto e potresti esserci anche tu). Corri in edicola!

Sono i campioni in carica. I vincitori dell’edizione 2019, grandi favoriti non foss’altro per essere gli “uscenti” e per aver infilato, anche nel 2018, un ottimo secondo posto. Gli aranceri della Pantera Nera sono senza dubbio tra i più agguerriti e determinati. Neri come la notte, veloci ed agili come gli animali che li rappresentano, sanno attaccare al momento opportuno. E via.

“Siamo dei combattenti. Siamo molto attaccati alla battaglia, per noi è il momento più importante”, sottolinea lo storico presidente Renato Colorio. “Una pantera deve avere grinta, aggressività e correttezza. Ogni squadra ha le sue caratteristiche… Ma chi viene da noi lo fa per combattere”.

La squadra della Pantera Nera, tra le più antiche del Carnevale, nasce come molte altre in un bar. Precisamente, al Caffè Roma di Piazza di Città. Correva l’anno 1965 quando un gruppo di giovani si ritrovava, deciso a fondare una nuova squadra, piena di spirito e aggressiva in battaglia.

A disegnare il simbolo, che meglio di tutti esprimeva l’ideale e che ancora oggi compare su gagliardetti e bandiere, è Dino Petrossi, tra i fondatori. I nomi degli altri sono impressi nella memoria di tutti: Mario Paggi, Mario Zanotti, Beppe Telatin e Dario Regalio detto ‘Drago’.

La divisa progettata è nera: vuole essere elegante, come il manto della pantera, il cui muso viene riportato sulla schiena di ciascuna casacca.

Nel 1966, la squadra prende parte al suo primo carnevale. Ventidue gli iscritti.

Iniziano a tirare in Piazza di Città, poi in Piazza Ottinetti, quindi, per due anni, in Piazza F. Ferrando, dove nessun altro ha mai messo piede.

Dal 1975 al 1986 la Pantera Nera è la squadra più numerosa del Carnevale, molto amata dai giovani. Conta, infatti, 60 bambini.

Nel 1976 arriva la prima vittoria: primi assoluti per il tiro e per i colori della divisa. Un momento storico per le pantere che, nello stesso anno, conquistano anche il riconoscimento sul campo dell’’Arancia d’oro’.

Tra gli anni che hanno segnato la storia, poi, non si può dimenticare il 1995, quando, in occasione del trentennale di fondazione, con i ‘cugini’ dello Scorpione d’Arduino, la Pantera Nera organizza una festa in pompa magna in Piazza di Città con tanto di musica e laser a solcare il cielo disegnando i simboli delle due squadre, legate da un rapporto di reciproca amicizia.

Infine, il 2019, l’ultima vittoria ottenuta per la combattività: era da 43 anni che non vincevano una battaglia.

Un anno fa, di questi tempi, com’è facile immaginare, è stata festa grande.

Il presidente è Renato Colorio, classe 1958, di origini veneziane ma trasferitosi da piccolo ad Ivrea. E’ a capo delle pantere da ben venticinque anni, ovvero dalla fondazione dell’Associazione. Ci racconta, infatti, che “sebbene la squadra sia nata nel 1966,  non ha  mai avuto una vera e propria figura di riferimento fino a quando non è nata l’associazione”.

“All’inizio”, prosegue, “eravamo solamente in 36. L’anno scorso, siamo arrivati a 706 e quest’anno saremo in 900. Stiamo vivendo una crescita esponenziale. Negli Anni Settanta eravamo numerosi: con 200 persone, superavamo tutte le altre per numero di iscritti. Poi, abbiamo subito un calo a causa di qualche dissidio interno, ma ora stiamo di nuovo aumentando”.

A coordinare tutte queste pantere, ci pensa un agguerrito direttivo che Colorio ci dice essere formato da undici persone. “E’ piuttosto ristretto, non amiamo direttivi composti da molta gente. Tuttavia le decisioni vengono prese collettivamente”. Mentre sono un migliaio gli iscritti quest’anno alla battaglia.

Ogni Carnevale, una grande attenzione viene sicuramente riservata alla sfilata e all’imbandieramento, particolarmente importanti per le pantere.

“Ci teniamo molto all’immagine della squadra. Negli ultimi anni abbiamo raddoppiato l’imbandieramento; abbiamo una mascotte peluche amatissima dai bambini; siamo gli unici, inoltre, da tre anni a questa parte, a realizzare dei manifesti murali per Ivrea. Scegliamo sempre un personaggio diverso…”

“Lavoriamo sull’immagine perché è l’unica cosa migliorabile… Nel tiro siamo già i più forti, non possiamo far di più!”, ammette sorridendo.

E qualcuno aggiunge a gran voce: “Da noi non vedi tirare nessuno con la mano davanti alla faccia!”.

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