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Diavoli

IVREA. Diavoli (più di 100 foto e potresti esserci anche tu). Corri in edicola!

Lasciate ogne speranza voi ch’intrate”. Il  benvenuto all’ingresso del Rondolino non lascia presagire nulla di buono ai visitatori. Figurarsi ai carri cui si apre il sipario della piazza più spettacolare di Ivrea e che si trovano a varcare le porte dell’inferno.

In principio erano i Cobra, poi sono diventati quello che sono oggi:  i Diavoli Aranceri.

“Nel 1973 ci siamo ritrovati con un gruppo di amici; provenivamo tutti da squadre diverse e non eravamo soddisfatti del carnevale. Quasi per scommessa abbiamo fondato una nuova squadra; abbiamo dovuto lottare con il Comune perché erano anni che questo non accadeva. Ma per noi la priorità era che tutti fossero contenti e che le cose venissero fatte in maniera trasparente, valori su cui tutt’ora si fonda la squadra dei Diavoli”.

A parlare è Antonio Vernetto, da tutti conosciuto come Didon, lo storico e amatissimo presidente della squadra nonché uno dei capi fondatori. Classe 1950, originario e residente a Parella, con cinquanta anni di tiro alle spalle, ha iniziato nella Morte, ne1967. Poi, la svolta.

“Fin da subito abbiamo tirato in Piazza Rondolino, nella zona attualmente occupata dai Credendari. Ricordo che all’inizio eravamo dei leoni. Siamo cresciuti poi un po’ alla volta, passando da 36 iscritti – il primo anno – a 100 nell’arco di due anni, ai 900 attuali. Non abbiamo mai avuto cali, ma una crescita costante.”

Il primo stemma è stato ideato da Teresa Cena, mentre a Teresa Soggia si deve la prima casacca e a Dorina le prime bandiere.

Tutti nomi che, insieme a quelli dei 52 fondatori, sono ben impressi nella memoria della squadra.

“Con 900 iscritti compriamo circa 1000 quintali di arance – prosegue Didon -. Abbiamo però mantenuto la possibilità di tirare anche solo un giorno, per venire incontro alle necessità di tutti. Inoltre, riusciamo sempre a fare la cena finale a 10 euro”.

“Ci riteniamo fortunati a poter fare Carnevale”, aggiunge, “e facciamo sempre delle donazioni, senza far rumore però; non vogliamo apparire. Ultimamente stiamo organizzando una serie di cene benefiche…”

“Come squadra”, precisa, “posso dire che siamo molto uniti; tutti i sottogruppi interni comunicano bene e contribuiscono all’organizzazione capillare interna. Tutto viene fatto come volontariato, ovviamente.”

Il motto della squadra, che echeggia per tutta Piazza Rondolino nei giorni di Carnevale è, infatti, ‘Uno per tutti, tutti per i Diavoli’.

“Cosa deve avere un diavolo per essere definito tale? Lealtà e voglia di tirare le arance. Deve sempre dire quello che pensa e amare far festa: non vogliamo aranceri di clausura!”.

“La parte più bella del Carnevale, per me, è quando i campanelli suonano in piazza. È da pelle d’oca. Ma anche vedere tutte quelle arance in aria… E poi le cene, le feste, ovviamente, il momento del discorso.”

È tradizione, infatti, che prima del tiro, l’intera squadra si raduni a cerchio in Piazza Rondolino attorno al suo presidente. Sono minuti magici e che spesso catturano l’attenzione di tv e giornali. Tra rulli di tamburi e cori, il primo Diavolo trova sempre le parole giuste per incitare  alla battaglia, ricordando a tutti i valori fondanti della squadra.

“Essere presidente è una bella responsabilità”, ci dice Didon, “è molto importante sentire prima di parlare e ricordarsi che il Carnevale non è dei Diavoli ma di tutti. In tutti questi anni, tra i momenti che ricordo con maggiore piacere, c’è sicuramente la prima vittoria ottenuta. Era il 1979, non molti anni dopo la fondazione della squadra. È stata un’emozione indescrivibile… Mezza Ivrea con le bandiere giallo rosse!”.

Una curiosità legata ai Diavoli.

Molto amato dai Diavoli e da tutte le squadre in genere, il padiglione di Diavolandia è diventato un luogo cult del Carnevale.

“Il Carnevale è molto bello, ma finita la sfilata ognuno a casa sua?” si sono chiesti i Diavoli nel lontano 1988. È così che è nata Diavolandia: per volontà di creare un punto di aggregazione, di condivisione al di fuori del momento della battaglia. Un ritrovo non solo per la squadra, ma per tutti gli aranceri. “E’ anche un modo per superare le differenze e la divisione. Dentro si vedono casacche di ogni colore.”

“Nel 1988 abbiamo allestito per la prima volta un padiglione in piazza del Mercato; avevamo affittato il tendone del Circo Medini”, ricorda Didon. “E’ stato un successo”.

Il secondo anno il padiglione si è spostato in piazza Freguglia e l’ingresso era riservato ai soli Diavoli aranceri, poi, nel tempo, è stato esteso a tutti.

A Diavolandia si susseguono, per una settimana, serate a tema, esibizioni di orchestre, band e momenti di intrattenimento per i più piccoli. Oltre, ovviamente, a un servizio di ristorazione costante.

“Diavolandia va avanti grazie al lavoro dei  volontari”, precisa, “a tutti coloro che credono nei Diavoli, e all’aiuto degli sponsor”.

 

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