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IVREA. Beniamino De’ Liguori vuole portar via la statua di San Francesco di Bufano

IVREA. Beniamino De’ Liguori vuole portar via la statua di San Francesco di Bufano

San Francesco Ivrea, Beniamino Bufano

La notizia è giunta in redazione come un fulmine a ciel sereno. In Municipio (va a sapere se direttamente al sindaco o al responsabile dell’Ufficio tecnico), nei giorni scorsi, è arrivata una richiesta di Beniamino De’ Liguori Carino, figlio di Lalla e nipote di Adriano Olivetti, dal sapore un pochino amaro, almeno per tutto quel mondo che gravita intorno all’Olivetti.   Senza tanti giri di parole. De’ Liguori vorrebbe portarsi via la statua di San Francesco che fa ombra nel giardino-tomba del nonno.  E’ dello scultore Beniamino  Bufano, detto “Benny”. Nato a San Fele in Basilicata nel 1890 e morto nel 1970 negli Stati Uniti, dove, emigrò quando aveva 3 anni.  Trascorse la gioventù  a New York. Studiò alla Art Student League, ma visse il resto della sua vita a San Francisco. E’ conosciuto soprattutto per i suoi monumenti dedicati alla pace.  Tra le sue maggiori opere la statua del leader cinese Sun Yat-sen esposta a Chinatown e la scultura a San Francesco alta 28 metri installata nella zona costiera Timber Grove, nei pressi di Jenner, California.  Sua anche il Saint Francis of the Guns del 1968, alta 3 metri e collocata davanti al palazzo delle scienze sempre a San Francisco. Quest’ultima, ispirata agli assassini di Martin Luther King e Robert Kennedy in seguito dei quali il sindaco di San Francisco promosse una raccolta spontanea di pistole e ne arrivarono 2000. Bufano le fuse e le riutilizzò insieme a un po’ di bronzo. Grazia Galletti vedova di Adriano incontrò Bufano in California si ipotizza durante un viaggio nel 1961 e fu in quell’anno che gli commissionò un’opera da collocare  nel  giardino di Villa Belli Boschi, ultima casa di Adriano Olivetti.. “E’ noto - spiega oggi Beniamono De’ Liguori - che Adriano Olivetti aveva lasciato disposizioni perché presso il suo luogo di sepoltura non vi fossero monumenti funebri e tantomeno celebrativi. La statua venne trasferita da Villa Belli Boschi al cimitero di Ivrea per volontà di mia madre Laura Adriana Olivetti solo nel 1988, ovvero a quasi 30 anni distanza dalla morte di Adriano Olivetti...” La statua, in metallo, richiama in tutto il Saint Francis Of the Guns. E’ alta uguale e raffigura lo stesso coro multietnico di bambini. La differenza sta nel disegno della colomba ad ali spiegate e nella scritta “Adriano Olivetti 1901 1960”, quasi a richiamare le parole pronunciate da Adriano Olivetti nel Natale del 1955: In questa fabbrica, in questi anni, non abbiamo mai chiesto a nessuno quale fede religiosa credesse, in quale partito militasse o ancora da quale regione d’Italia egli e la sua famiglia provenisse”. Il giardino E sempre a proposito di uno dei più illustri imprenditori d’Italia, sicuramente il più importante che Ivrea abbia mai avuto, s’è persa traccia del progetto di risistemazione  del giardino per riportarlo a quegli alberi e quel verde che c’erano quando fu costruito… A promuovere il  “restauro arboreo”, a sua insaputa considerando che stava solo cercando qualcuno che potesse fare un intervento di pulizia, è stata la “mitica” Rita Munari (chi non la conosce?), qualche anno fa, parlandone con Alessandro Massa, un eporediese doc, arboricoltore, vivaista, arrampicatore, amante degli sport estremi e tante, tantissime altre cose. Avrebbe potuto farle pervenire un “preventivo” e morta lì. Lo avrebbe fatto chiunque ma non lui che si è presentato qualche tempo dopo con un progetto vero e proprio curato da un’associazione  senza scopo di lucro chiamata “Tree Climbing”, di cui lui è vicepresidente e che conta in città una ventina di iscritti tra cui l’architetto Maddalena Bracco. E non si parla di sole piante, ma anche di storia, di cultura, di patrimonio, di un luogo visitato ogni anno, e negli anni, da centinaia di “amici” provenienti da tutta Italia. E per ritornare alle origini evidentemente si è fatto anche un lavoro di ricerca partendo dai parenti, togliendo e aggiungendo sulla carta tutto quello che è emerso dalle vecchie foto ingiallite e dai ricordi.  “L’associazione di cui sono vice presidente – ci raccontava Massa –  si occupa tra le altre cose di divulgazione scientifica sulle buone pratiche dell’arboricoltura. Per essere più chiari, c’è chi si occupa di erbacee e di arbusti, noi ci occupiamo di alberi…”. Massa era stato poi stato coinvolto dal presidente  Francesco Comotto ad intervenire durante una commissione consigliare “assetto del territorio” e infine dall’assessore Michele Cafarelli. “Siamo stati coinvolti e ne siamo onorati – ci spiegava – per parlare del progetto calato sulla tomba Olivetti ma anche per esprimere un parere, in chiave moderna, sulla gestione del patrimonio arboreo cittadino da un punto di vista progettuale e manutentivo. Si è partiti dall’esame del regolamento del verde risalente al 2016. Ivrea è stata una delle prima città ad averne uno, insieme a Torino e a Pavia,  prima di Milano e Roma. Il punto di partenza è che non si può dare spazio alla libera interpretazione o a professionisti alla buona….”. Che poi sono quelli pronti, ogni tre per due, a lanciare l’Sos sugli alberi malati e che, prima o poi, si schianteranno a terra uccidendo qualche passante. “Una leggenda – metteva le mani avanti MassaEsiste una scienza per evitarlo…”. La stele di Garda E sempre a proposito del cimitero c’è da aggiungere (e questa l’avevamo sentita con le nostre orecchie) una promessa del sindaco Stefano Sertoli e dell’assessore Costanza Casali alla “solita” Munari.  “Le vedi queste scritte - aveva indicato Munari al sindaco - non si leggono più. Sono da rifare...”.  Si faceva riferimento alla Stele dedicata a Pier Alessandro Garda (luogotenente di Napoleone Bonaparte) eretta nel 1880 proprio all’ingresso del cimitero. Risale al 1993 il completo restauro avvenuto su sollecitazione di Laura Aluffi Bertolotti.  Come prevedeva il disegno originale dell’ingegner Giuseppe Ravera fu riposizionata la stella di ottone alla sua sommità e risistemate le scritte. Seguì 20 anni dopo una pulizia della targa grazie all’interessamento di Rita Munari che cura “gratis” anche le tombe di Adriano Olivetti e di Lucia Guelpa. Ora ci risiamo.  Adesso è di nuovo ora.
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