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Milano-Cortina 2026: la fiaccola olimpica fa tappa a Settimo Torinese (FOTO)

Il passaggio verso Milano-Cortina 2026 riporta il Piemonte al centro del racconto olimpico, ma per Torino resta l’amaro in bocca di un’occasione mancata

La fiaccola olimpica vent'anni dopo. Nel primo pomeriggio di lunedì 12 gennaio, il simbolo di Milano-Cortina 2026 ha attraversato Settimo Torinese, trasformando per alcune ore la città in una tappa del cammino che conduce verso i Giochi olimpici invernali. Un passaggio carico di significati, accompagnato da curiosità, partecipazione e da quel clima sospeso che accompagna sempre il fuoco olimpico quando attraversa territori che con le Olimpiadi hanno già un conto aperto.

Settimo Torinese si è inserita nel percorso piemontese della staffetta come parte integrante dell’area metropolitana torinese, un territorio che nel 2006 fu protagonista assoluto della grande stagione olimpica italiana. Oggi il contesto è diverso, ma il richiamo simbolico resta forte: la fiaccola non è solo un oggetto rituale, è un filo che lega passato e futuro, memoria e aspettativa. E proprio questo legame rende il suo passaggio inevitabilmente ambivalente.

Da un lato, l’evento ha rappresentato un momento di visibilità e coinvolgimento collettivo. Lungo il tracciato cittadini, famiglie e appassionati si sono fermati ad assistere al passaggio della staffetta, in un’atmosfera ordinata e partecipata. Le immagini raccontano una città che accoglie, osserva, si riconosce per qualche istante dentro un racconto globale, quello olimpico, che continua a esercitare un fascino trasversale e che, ancora oggi, riesce a parlare a generazioni molto diverse tra loro.

Dall’altro lato, però, il passaggio della fiaccola riapre una ferita che a Torino e nella sua cintura non si è mai davvero rimarginata. Vent’anni dopo i Giochi del 2006, il Piemonte rivede la fiaccola attraversare le sue strade solo di passaggio, senza essere sede olimpica. Un dettaglio che pesa, soprattutto alla luce di quanto accaduto tra il 2017 e il 2018, quando Torino perse la possibilità di candidarsi per ospitare nuovamente le Olimpiadi invernali.

Sotto la giunta guidata da Chiara Appendino, il percorso verso una candidatura torinese si arenò in modo definitivo. Più che un rifiuto netto, fu una lunga incertezza politica a segnare quella fase: aperture parziali, distinguo interni, timori legati ai costi, alle infrastrutture e all’eredità post-olimpica. Il nodo esplose nel Consiglio comunale del 12 marzo 2018, quando la mozione del Partito Democratico per candidare Torino ai Giochi del 2026 non trovò la sponda necessaria all’interno della maggioranza a cinque stelle, già allora attraversata da fratture profonde tra l’ala più pragmatica e quella più ideologica.

Da quel momento, il dossier olimpico uscì di scena, lasciando spazio a una narrazione che ancora oggi divide: occasione persa o rischio evitato. La fiaccola che oggi attraversa Settimo Torinese, così come Venaria Reale e altri centri piemontesi, porta con sé anche questo interrogativo irrisolto. Non è nostalgia sterile, ma la consapevolezza che il territorio avrebbe potuto giocare un ruolo diverso, forse centrale, nel grande evento sportivo del 2026.

Le Olimpiadi invernali di Torino 2006, va ricordato, furono un evento di dimensioni imponenti: oltre 2.500 atleti, 84 Paesi partecipanti, più di 1 miliardo di telespettatori stimati nel mondo.

Per il capoluogo piemontese rappresentarono una trasformazione profonda, soprattutto sul piano infrastrutturale: la metropolitana a guida autonoma, la riqualificazione di ampie porzioni urbane, il rilancio dell’immagine internazionale di Torino come città post-industriale capace di reinventarsi. Allo stesso tempo, però, lasciarono in eredità anche ombre pesanti: impianti sportivi mai davvero rifunzionalizzati, strutture abbandonate nelle valli, società di gestione finite in difficoltà economica e in dissesto. Un bilancio complesso, che ancora oggi alimenta prudenza e diffidenza quando si parla di grandi eventi.

Milano-Cortina 2026 nasce anche per questo con un modello dichiaratamente diverso. I Giochi del 2026, che coinvolgeranno Milano, Cortina d’Ampezzo, Bormio, Livigno, Anterselva e altre località alpine, puntano su un uso diffuso di impianti già esistenti e su un’impostazione definita “leggera” per quanto possibile, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’impatto economico e ambientale. Il programma prevede 16 discipline, oltre 100 eventi e una partecipazione stimata di circa 2.900 atleti. L’Italia tornerà a ospitare le Olimpiadi invernali a vent’anni di distanza da Torino, ma con una geografia completamente diversa.

Sul piano sportivo, l’attesa è già alta anche per gli atleti italiani. Tra i nomi più attesi c’è Federica Brignone, campionessa valdostana dello sci alpino, già protagonista a livello mondiale e indicata come una delle possibili punte di diamante della spedizione azzurra. Accanto a lei, il movimento italiano guarda anche a discipline come il fondo, il biathlon e il pattinaggio di velocità, settori in cui l’Italia ha consolidato negli ultimi anni risultati e competitività internazionale. Milano-Cortina 2026 sarà per molti atleti l’occasione di gareggiare in casa nel momento più alto della carriera.

Le Olimpiadi invernali, del resto, nascono proprio dall’esigenza di dare spazio agli sport praticati sulla neve e sul ghiaccio inizialmente esclusi dal programma estivo. La prima edizione si tenne nel 1924 a Chamonix, in Francia, come “Settimana internazionale degli sport invernali”, riconosciuta solo successivamente dal Comitato Olimpico Internazionale come prima Olimpiade invernale ufficiale. Da allora, i Giochi invernali sono diventati uno degli appuntamenti sportivi più seguiti al mondo, capaci di ridefinire territori, economie e identità locali.

Milano-Cortina 2026 avanza, costruendo consenso e attesa tappa dopo tappa. Il Piemonte resta dentro il racconto olimpico, ma ai margini dell’organizzazione. E mentre la fiaccola prosegue il suo viaggio verso altre città italiane, a Settimo Torinese — come in tutta l’area torinese — rimane un entusiasmo composto, accompagnato da quel sottile senso di occasione mancata che riaffiora ogni volta che il fuoco olimpico torna a farsi vedere. Un passaggio breve, simbolico, capace però di riaccendere domande che qui, sotto la superficie, non hanno mai smesso di bruciare.

Foto condivise dal Comune, dai cittadini e da Ezio Cairoli

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