AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
12 Gennaio 2026 - 10:19
Torino ha riabbracciato la Fiaccola Olimpica dopo vent’anni. È successo ieri sera, domenica 11 gennaio 2026, quando il braciere di Milano Cortina 2026 si è acceso in piazza Castello, restituendo alla città l’atmosfera delle Olimpiadi del 2006 e trasformando il centro in un grande palcoscenico carico di simboli, emozioni e tensioni.
A condurre la torcia nell’ultimo tratto sono stati due campioni amatissimi dal pubblico torinese e nazionale: Francesco “Pecco” Bagnaia, campione del mondo di MotoGP originario di Chivasso, e Giorgio Chiellini, storico capitano della Nazionale di calcio. L’arrivo in piazza Castello ha segnato il culmine della trentacinquesima tappa del viaggio della fiamma olimpica.
Sul palco, ad attendere i tedofori, c’erano il sindaco Stefano Lo Russo e l’assessore allo Sport e ai Grandi Eventi Domenico Carretta. Nel suo intervento, il primo cittadino ha legato il ritorno della fiamma a Torino a un messaggio che va oltre lo sport: «A Milano Cortina 2026 va il nostro augurio più sincero: che siano Giochi capaci di mostrare al mondo il meglio dell’Italia e che possano essere non solo una grande festa dello sport, ma anche l’occasione per ribadire il senso profondo delle Olimpiadi e far partire dal nostro Paese un messaggio di pace».
Visualizza questo post su Instagram
L’attesa della fiaccola è stata anche l’occasione per rivivere le emozioni di Torino 2006. Nel pomeriggio, mentre sul maxischermo scorrevano le immagini delle Olimpiadi di vent’anni fa, a ricordarle sono stati l’allora sindaco Sergio Chiamparino e tre tedofori simbolo di quell’esperienza: Evelina Christillin, Valentino Castellani e Tiziana Nasi, protagonisti dell’avventura olimpica e paralimpica torinese. Un ponte ideale tra passato e futuro, nel segno dei grandi eventi sportivi che torneranno a coinvolgere la città nel 2026.
Proprio su questo punto si è soffermato ancora Lo Russo: «Gli impianti realizzati nel 2006 sono stati un’eredità importante, ma io penso che l’eredità più grande sia stato l’orgoglio di essere torinesi, di appartenere a una città che tutti coloro che la visitano per la prima volta trovano straordinaria. Sono certo che anche questi momenti contribuiscano a rafforzarlo». A fargli eco l’assessore Carretta, che ha sottolineato: «Non c’è nostalgia in questo ricordo, ma la consapevolezza di un cammino intrapreso allora che ci ha portati sino a qui, a ospitare sempre più grandi eventi, sportivi e non, di respiro internazionale».
Dal palco, dopo l’accensione del braciere, Pecco Bagnaia ha raccontato l’emozione di quegli ultimi metri con la fiamma in mano, collegando il presente al proprio passato personale: «Era qualcosa che è difficile anche solo pensare di poter fare. Quando ero bambino ho visto Simona Ventura portare la fiaccola a Chivasso, la città dove sono nato. Poterlo fare adesso io, a Torino che comunque è la mia città, è meraviglioso. È bellissimo vedere tutta questa gente qui. E poi la fiamma me l’ha passata Giorgio: meglio di così non poteva andare».
La presenza di Bagnaia a Torino assume un valore simbolico ancora più forte alla luce delle polemiche delle settimane scorse. Il campione MotoGP è stato infatti scelto come tedoforo per la tappa dell’11 gennaio, che ha attraversato Bra, Alba, Asti, Moncalieri e Torino, ma non porterà la fiamma a Chivasso il 12 gennaio, città dove è nato e cresciuto. Una scelta che aveva alimentato discussioni e aspettative deluse, anche in relazione al ricordo di Simona Ventura, tedofora proprio a Chivasso nel 2006. La serata di piazza Castello ha però ricompattato l’abbraccio del pubblico torinese attorno al suo campione.
La festa olimpica non è stata priva di tensioni. In piazza Castello si è radunato anche un gruppo di manifestanti pro Palestina, contenuti dalle forze dell’ordine, che ha protestato contro la partecipazione di Israele alle Olimpiadi. Tra gli striscioni si leggevano slogan come «Fuori Israele dalle Olimpiadi», «Complice di genocidio», «Il genocidio non è una specialità olimpica» e «Israele viola la tregua olimpica». Presenti anche bandiere della Palestina e, in un altro gruppo, quelle del Venezuela con la scritta «Maduro libero». I manifestanti hanno sfilato tra la folla mentre la fiaccola faceva il suo ingresso finale in piazza.
La serata si è chiusa così, tra applausi, memoria olimpica e contraddizioni del presente. Vent’anni dopo Torino 2006, la fiamma olimpica è tornata sotto la Mole, accendendo piazza Castello e ricordando che le Olimpiadi non sono solo sport, ma anche racconto, identità e specchio delle tensioni del nostro tempo.
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.