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Deposito di materiale radioattivo: a settembre inizia il “Seminario nazionale” per la scelta del sito idoneo

Deposito di materiale radioattivo: a settembre inizia il “Seminario nazionale” per la scelta del sito idoneo

Come i fusti radioattivi verranno immagazzinati nel Deposito. A destra Emanuele Fontani, ad di Sogin

Deposito Nucleare. Nei giorni scorsi Sogin, la società di Stato che si occupa della gestione del materiale radioattivo italiano, ha pubblicato l’avviso pubblico per la convocazione del Seminario nazionale che costituisce una delle tappe fondamentali per l’individuazione del sito in cui realizzare il Deposito nazionale del materiale radioattivo.

Il Seminario si svolgerà in modalità digitale dal 7 settembre (con una seduta plenaria di apertura) al 24 ottobre, dopo una serie di sessioni di lavoro.

Emanuele Fontani, amministratore delegato di Sogin, ha dichiarato: «C’è un approccio nuovo, un segnale di responsabilità dello Stato. Un’opera pubblica così strategica per la sicurezza, la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente, non può essere imposta, serve un processo di coinvolgimento dal basso che porti a manifestazioni di interesse consapevoli. Perciò è stata scelta la consultazione pubblica nazionale».

Entro il 7 luglio scorso sono pervenute a Sogin oltre 300 osservazioni e proposte tecniche da Regioni, Province, Comuni, associazioni, singoli cittadini. «Siamo convinti - ha detto ancora Fontani - che con una consultazione pubblica così articolata arriveremo a condividere la scelta con il territorio. Al termine del seminario riprenderà la consultazione per ulteriori approfondimenti. Se mancassero manifestazioni d’interesse, la normativa prevede che siano attivate trattative bilaterali con le Regioni. Ma le richieste di informazioni ci confermano che i cittadini, come sempre, sono disponibili a ragionare».

Il Deposito nazionale è necessario, conclude Fontani, perché «ancor prima che per motivi di sicurezza in termini tecnici, è un atto di responsabilità nei confronti dell’ambiente in cui viviamo e nel quale domani dovranno abitare i nostri figli e i nostri nipoti. Succede così in tutti i grandi Paesi europei. Inoltre oggi i depositi temporanei che custodiscono rifiuti radioattivi sono in zone non del tutto adatte. Ad esempio, molto vicini al mare o a fiumi, e mancano barriere multiple per isolare la radioattività dall’ambiente nei 300 anni necessari al decadimento naturale».

«Il Deposito sarà in linea con le migliori soluzioni ingegneristiche adottate in altri Paesi europei, con le quali le comunità locali già convivono da decenni. La sicurezza è il fattore essenziale sul quale non potranno esserci deroghe».

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