Cerca

CHIVASSO. Giovanni Scinica assessore a furor di popolo

CHIVASSO. Giovanni Scinica assessore a furor di popolo

Giovanni Scinica

CHIVASSO. “Se non mi fanno assessore nemmeno questa volta..!”.  C’è chi gliel’ha sentito ripetere come i ragazzi cantano “Shakerando” sotto i portici di via Torino, la domenica sera. Continuamente. Dall’indomani del turno elettorale di ballottaggio al primo incontro che c’è stato per definire la nuova Giunta del sindaco rieletto Claudio Castello.

L’avrebbe detto a qualche dozzina tra amici, compagni, alleati, vecchie conoscenze e nuove leve della politica chivassese.

D’altronde, ne avrebbe tutte le ragioni del mondo Giovanni Scinica, primo degli eletti della lista del Partito Democratico con le sue 224 preferenze personali.

Un fuoriclasse del voto, dai primi duemila in poi. Un portatore di preferenze che tutte le liste vorrebbero avere e che il centrosinistra s’è sempre tenuto ben stretto.

Un uomo di partito, vero, dicono i suoi estimatori salvo poi dimenticarsi all’indomani del voto che, da uomo di partito vero, un premio se lo meritebbe anche.

E, oggi, alla sua ennesima elezione a Palazzo Santa Chiara - abbiamo perso il conto del numero di legislature in cui Scinica c’è: quattro, cinque compresa la breve parentesi di De Mori? O forse addirittura sei. Boh! - è arrivato il momento di battere cassa.

Può bastare un incarico di capogruppo in Consiglio come riconoscimento per tutto il lavoro che da anni fa per il Partito Democratico?

Certo che no!

Gli anni passano, il vizio di raccogliere voti resta ma il pelo s’è fatto, stagione dopo stagione, più bianco.

O adesso, o mai più.

E sarebbe, nella seconda ipotesi, per il Partito Democratico come tradire se stesso: d’altronde, con i suoi voti ad ogni tornata elettorale più di duecento, se a Chivasso esiste un Pd così forte è perché esiste uno come Giovanni Scinica.

Anzi, di più: il Pd a Chivasso è Giovanni Scinica.

Da qui, l’altra sera, si è partiti per spartirsi la torta che s’è fatta ancora più golosa dopo gli aumenti delle indennità di sindaco e assessori stabiliti dalla legge di bilancio 2022.

Giovanni Scinica assessore ai Lavori Pubblici. Punto. E non c’è Domenico Barengo che tenga, tra l’altro pure orfano - Barengo - del suo main sponsor Renato Cambursano e pronto ad essere relegato, dopo due legislature negli esecutivi di Libero Ciuffreda e del primo Castello, al ruolo di mero consigliere comunale (forse, ma forse, per lui c’è l’incarico di vice capogruppo del Pd, ndr).

In realtà, nella testa di Castello e dei compagni chivassesi l’esecutivo sarebbe già scritto. Senza Scinica. 

Praticamente una formalità la ratifica del vice sindaco: sarà Pasquale Centin, secondo più votato della lista del Pd, che manterrà la delega che aveva fino all’altro ieri. Ossia, al Commercio. Per la delega al Bilancio si va verso la riconferma di Chiara Casalino, già assessore nel primo mandato di Castello: per rispettare le quote rosa, con lei verrà nominata nell’esecutivo anche Tiziana Siragusa (un’altra riconferma, ndr), cui dovrebbe tornare la delega alla Cultura. L’ex vice sindaca e compagna di Giovanni Mastroleo rivendicherebbe, infatti, l’exploit del Pd al primo turno: senza i voti degli ex di Chivasso Solidale - che poi sono i suoi e quelli del compagno - il Pd non sarebbe arrivato a superare il 27% (+3% rispetto alle ultime elezioni, ndr).

Manuale Cencelli in mano, a completare l’esecutivo del Castello bis dovrebbero esserci Fabrizio Debernardi di Sinistra Ecologista (la delega al Sociale è scontata, ndr) e Adriano Pasteris di “Noi per Chivasso,” pronto, in virtù del suo impegno da sempre nella pallavolo cittadina, a vestire i panni di assessore allo Sport. Con Cristina Peroglio (Pd) presidente del Consiglio comunale, e Alfonso Perfetto capogruppo del Partito Democratico, non ci sarebbe più null’altro da discutere.

Se non che restano sul tavolo due questioni, oltre a quella di Scinica.

La prima: ce la farà il sindaco Castello a rinunciare, nell’esecutivo, all’ex assessore Claudio Moretti, che cosi siederebbe “solo” in Consiglio comunale?

Nell’estate 2019, quando Moretti si dimise dalla Giunta, Castello l’aspettò sei mesi come Godot e, alla fine, lo riabbracciò riassegnandogli le deleghe che il primario di Cardiologia dell’ospedale aveva lasciato perché non aveva più tempo per...

La seconda: che ne sarà dell’ex vice sindaco Metropolitano di Torino Marco Marocco (Movimento 5 Stelle), che due mesi fa ha lasciato con il cerino in mano Claudia Buo per sostenere la candidatura a sindaco di Castello e oggi con il cerino in mano è rimasto lui?

L’operazione politica, non benedetta da Giuseppe Conte, ha avuto un prezzo. Chi lo paga? Solo Marocco?

Per lui c’è chi avrebbe proposto la candidatura alla sostituzione del dimissionario Fabrizio Debernardi nel consiglio di amministrazione di Seta. Un incarico, peraltro, retribuito.

Ma c’è un ma grosso come una casa, al di là della voce in capitolo che può avere Chivasso rispetto ad altre realtà, come Caselle ad esempio, che detengono più quote e quindi hanno più titolo a rivendicare il “cadreghino”. La riforma Madia del 2017 vieta infatti a Marocco di assumere incarichi in partecipate prima che siano passati due anni dalla sua ultima funzione pubblica.

Quindi, per il  5 Stelle resta solo un’opzione per non finire fuori dai giochi: la nomina “tout court” in Giunta da parte di Castello. Al posto di chi? E con che coraggio, visto che già Scinica sarebbe tagliato fuori così? 

A sarà düra! Questa volta, per Castello.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori